martedì 28 luglio 2015

INSIDE VERDENA, La prima intervista al nuovo "Verdena"

Foto originale di Luca Cameli
Intervista esclusiva a Giuseppe Chiara. 
Nuovo quarto Verdena.

Intervista esclusiva Wasabi Dress. 
A cura di Roberto Panighi e  Federica Marta Puglisi. 
Foto di Luca Cameli, Elena Di Vincenzo e Daniele L. Bianchi. 

Chi era Giuseppe Chiara e chi è oggi?
È un po' complicato rispondere. Musicalmente parlando ho iniziato a suonare la chitarra da autodidatta quando avevo 14 anni. A 20 mi sono iscritto al Cpm di Milano per approfondire un po' il jazz e la teoria musicale. Lì ho conosciuto Ekat Bork, un'artista russa/svizzera con la quale ho suonato per circa due anni, in Italia e in Europa. Il resto mi sa che lo sapete già...

Ci racconti il giorno in cui hai messo a fuoco i proprietari della fantomatica inserzione? Come ti sei sentito? Anche se sembrerà una domanda scontata; conoscevi i Verdena anche prima di diventare uno di loro?

Ho scoperto i Verdena quando ero in terza media e da allora sono sempre stati uno dei miei gruppi di riferimento, quindi come puoi immaginare è stato abbastanza uno shock. Prima di ricevere l'email "rivelazione" non avevo neanche osato immaginare che potessero essere loro, ma subito dopo ho fatto 2+2 rileggendo l'annuncio e non ho avuto nessun dubbio. Ovviamente ero felicissimo e incredulo, cosa che dura tutt'ora; spesso durante i concerti ripenso a quanto sia assurdo quello che mi è successo.



Entrare in una band con uno storico così importante, una struttura equilibrata e una forte personalità non dev'essere facile. Come hai gestito emotivamente questo ingresso?

All'inizio ero abbastanza teso, sentivo di avere una grossa responsabilità ed ero anche incuriosito da come avrebbero reagito i fan al mio ingresso nella band. Il mini tour nelle Feltrinelli mi ha aiutato molto a rompere il ghiaccio, visto che spesso arrivavamo sul posto e la gente era già quasi tutta lì ed assisteva anche al soundcheck. Dopo la prima esibizione a Milano, in cui ero bianco come un cadavere, la tensione è sempre andata scemando per fortuna.



Foto originale di Daniele L. Bianchi
Come descriveresti Alberto, Roberta e Luca?
Sono tre personalità molto forti. Comunque sono molto alla mano, mi ci sono trovato subito bene.

Con quale brano ti identifichi di più dell'intera produzione Verdeniana?
Non riesco a identificarmi in un brano in particolare; sono molto affezionato a Spaceman perché è quello che me li ha fatti conoscere. Quando avevo 15 anni è uscito Il
Suicidio dei Samurai e brani come Glamodrama, Phantastica, Far Fisa e 17 Tir nel Cortile hanno contribuito a formare i miei gusti musicali e il mio suono come chitarrista. Comunque in generale Wow è il disco in cui mi ritrovo di più, lo ritengo un capolavoro (Per Sbaglio, Le Scarpe Volanti, Miglioramento, Castelli Per Aria, Nuova Luce sono i miei brani preferiti) e ci sono affezionato anche perché l'ho studiato da cima a fondo, mentre attendevo il responso, per capire se sarei stato in grado di eseguire tutte le parti. L'ultimo brano che mi ha colpito molto invece è stato Vivere di Conseguenza, uno dei più belli da suonare dal vivo.

Sei un musicista, dunque un creativo.. dunque di sicuro hai scritto e scrivi musica: Confermi?
Confermo. 

Cosa scrivi di solito? Che genere ti ispira? Hai proposto qualcosa di tuo su cui lavorare con Alberto, Roberta e Luca?
Quando sono da solo registro molte bozze, che mi piace poi sviluppare insieme ad altri, jammandoci su. Avevo un progetto iniziato da poco con altri due musicisti ("Demian Walrus"), che ovviamente per un po' dovrà rimanere fermo, ma ho intenzione di portarlo avanti. Come generi mi lascio influenzare un po' da tutto, Grunge, Psichedelia, Pop, Elettronica, Funk... Con i Verdena spesso facciamo delle belle jam alle prove ma per ora siamo comunque molto concentrati sul tour.



Foto originale di Elena Di Vincenzo

Passiamo a questo nuovo album. Il suono di Endkadenz è una cosa che fa impazzire gli impianti.

Come vi regolate dal vivo con una scaletta così articolata, con suoni così diversi e complessi?

Ci tenete ad essere fedeli al disco, ve ne fottete tanto avete dei gran tecnici al mixer oppure tirate giù i muri suonando su equilibri così labili da rischiare tracolli di "larsenn" sfonda timpani?
Insomma, per dirla bene.. Quanta attenzione prestate ai vari set-up e quanto margine di errore sui suoni vi concedete quando siete live?
I suoni sono ricreati nel modo più fedele possibile. La cosa più complicata è stata creare una scaletta con un giusto equilibrio fra i suoni dei brani vecchi e nuovi, e allo stesso tempo ridurre al minimo i tempi morti fra un pezzo e l'altro, dovuti ai molti cambi di strumentazione.

Vita da tour: come impiegate il cazzeggio time?
Nel dvd di "Wow" abbiamo visto scene da gita delle superiori, seguendovi un pò in questo tour ho visto Nora correre attorno al Velvet di Rimini, Luca fare lo zietto, insomma sempre un approccio molto morbido, molto umano...nessun albergo dato alle fiamme per intenderci...
Sì, diciamo che i day-off capitano raramente, quindi la normale routine sarebbe: viaggio - soundcheck - cena - concerto. Nei tempi morti si sta comunque intorno al palco e dopo aver suonato si beve qualcosa in camerino o in hotel, spesso tiriamo l'alba, ma è comunque tutto molto tranquillo, niente televisori lanciati dalle finestre! Nei giorni liberi quando si può si va in spiaggia, a visitare un po' le città o nei negozi di dischi.

Una domanda retorica che lasceremo senza risposta ma che ci teniamo a farti. Sei cosciente che sei stato uno dei musicisti più invidiati di questo inizio anno?
Eh sì mi rendo conto di essere stato fortunato. Comunque di pomodori marci non me ne hanno ancora tirati, è un buon segno!



Un ringraziamento speciale a Giuseppe Chiara per la disponibilità, ai fratelli Giussani per la preziosa collaborazione, a Sara Talarico per il supporto, a Luca Cameli, Elena Di Vincenzo e Daniele L. Bianchi per le fotografie.



@wasabidress2015

martedì 21 luglio 2015

SPECIAL - "E se la cover piace più del pezzo originale?"

Davanti allo schermo, con gli occhi persi nel background e l'attenzione fissa sul sottile strato di polvere della mensola di fronte, l'episodio 2, Visioni, della serie televisiva True Detective, scorre inesorabile.

A pochi istanti dal torpore irreversibile, inaspettatamente, quel motivo in sottofondo che ti dice qualcosa senza svelarsi completamente, diviene un ricordo reale. 

Il video si ferma e la memoria prende il sopravvento.

Moddi, "Togsang". "Ma diamine, non è Moddi, la voce non è la sua."

Parte la ricerca su Google ed ecco comparire Vashti Bunyan e "Train Song", la canzone che avevo riconosciuto senza sapere esistesse.

Il momento preciso in cui scopri che un pezzo che amavi è una cover; in cui scopri che la versione autentica è un diamante raro. Cala un velo di delusione sul nuovo esecutore e le carte tornano a mescolarsi.

E se la cover piace più del pezzo originale? 

Una perversa sensazione di tradimento, di falso storico, si insinua nella mente. Ma ormai il sasso é stato lanciato e sta rotolando. Quella canzone non sarà mai più la stessa. 

In un rimando di riflessi sonori, cover e originale, un duello che non avrà vincitori. Alla fine, è la magia della memoria musicale la sola ed unica emozione. 
Vi sfidiamo a dire il contrario.

Per preparare il vostro apparato sensoriale ad eventi simili, abbiamo pensato di lasciarvi con delle chicche:

Act nice and Gentle dei The Black Keys? La versione Originale è dei THE KINKS.

Easy dei Faith no more? La versione Originale è dei THE COMMODORES.

Love Buzz - Nirvana? La versione Originale è dei SHOCKING BLUE. 

Hurt di Johnny Cash? Versione originale NINE INCH NAILS.

Heroes, TV on the radio? Versione originale DAVID BOWIE.


Heartbeats di Jose Gonzales? Versione originale THE KNIFE.

One more cup of coffee dei White Stripes? Per l'esattezza di BOB DYLAN.

Party of special things to do dei White Stripes? E anche questa una cover. Versione originale CAPTAIN BEEFHEART. 

Roll Your Stone Away di Laura Marling? Bisognerebbe ringraziare i MUMFORD & SONS.

Warning Sign dei Local Natives? Incredibilmente dei TALKING HEADS.

Graceland di The Tallest Man on Earth? Versione originale, PAUL SIMON.

What goes on, Pavement?
I found a reason di Cat Power? VELVET UNDERGROUND.

On the beach dei Radiohead? Una garanzia di NEIL YOUNG.

Avalanche di Nicolas Jaar and Sasha Spielberg? Eh già. Grazie LEONARD COHEN.




Bene, ora come la mettiamo?


Scritto da Federica Marta Puglisi e Laura Ferloni, NaiFer.