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martedì 3 marzo 2020

Nuovo singolo! Nuova intervista per I PIXEL

Ebbene sì. Il nuovo singolo dei PIXEL é pronto per essere ascoltato!





Ed ora... due chiacchiere con questi ragazzi.

Prima del video, parliamo del brano: molto più pop rispetto al vostro sound a cui siamo abituati. Svolta stilistica, provocazione o ispirazione?
Abbiamo sempre apprezzato gli artisti che riescono a reinventarsi mantenendo una linea coi lavori pubblicati in precedenza, senza stravolgere il proprio sound. Per questo motivo abbiamo voluto portare un po’ d’aria fresca in quello che facciamo, introducendo strumenti e soluzioni musicali che fino ad ora avevamo escluso perché secondo noi non rientravano nello stile dei Pixel.




Sul video non abbiamo dubbi, é molto provocatorio. Raccontateci cosa vedrà chi lo andrà a cliccare.
Una band un po’ svogliata in tenuta da Arancia Meccanica e un gruppo di persone vestite da scappati di casa che si alternano in karaoke assurdi e situazioni improbabili, sulle note della canzone più catchy dell’anno.
Scherziamo (in parte), ma la combinazione canzone/video è sicuramente una delle cose di cui andiamo più fieri fra quelle che abbiamo fatto finora.



Chi è il regista e come vi siete conosciuti?
I registi sono Leo James Manzini e Greta Donati, che insieme gestiscono Madora Vision. Con loro avevamo già realizzato altri due video (quelli per “Non Importa Se Sto Morendo Se ad Uccidermi Sei Tu” e “Fine della Fiera”), e ci siamo sempre trovati bene, per cui quando è arrivato il momento di scegliere i registi di questo video, non abbiamo avuto dubbi.

Gli avete lasciato libero campo o avete date qualche indicazione?
L’unica indicazione vera e propria è arrivata da Andrea, che per il video voleva un’atmosfera lynchiana, scene consapevolmente scollegate fra loro che creassero un forte impatto visivo sullo spettatore. Da qui, è nata poi tutta la storyline, dettata molto anche dalla location che abbiamo scelto: Villa Pratola, una reggia nella provincia di La Spezia, a pochi passi dalla nostra sala prove.
C’è stato anche un riferimento a un altro video musicale, ma lasciamo che siano gli altri a scovarlo.


Un po' di backstage: chi sono gli attori a parte voi?
Gli attori sono tutte persone del posto che in un modo o nell’altro abbiamo incrociato grazie alle nostre attività col gruppo: Paride, il ragazzo che fa il karaoke, era un compagno di classe di Marco (batterista del gruppo) e l’abbiamo conosciuto quest’estate dopo un nostro concerto. Ci ha subito impressionato, e avevamo già deciso che l’avremmo tirato dentro nel nostro prossimo video. Gli altri sono Irene (anche lei bravissima videomaker), Camilla e Tiziano, che si sono rivelati tutti ottimi nelle loro parti.

Cosa interpretano o meglio cosa simboleggiano?
A dire il vero, non abbiamo voluto dare a nessuno dei personaggi un secondo significato: con queste immagini volevamo semplicemente creare qualcosa d’assurdo e d’impatto al tempo stesso. I registi hanno dato una parte ben specifica a ogni personaggio presente nel video, questo sì, ma dietro le caratterizzazioni non c’è nessun rimando ad altri significati.

In quanto tempo lo avete realizzato?
Il video è stato girato in una singola giornata, inclusi i preparativi della villa. Abbiamo iniziato con le scene del party e del karaoke, il pomeriggio abbiamo girato quelle esterne e la sera le riprese di gruppo. I ragazzi di Madora Vision sono super organizzati, e sapevamo che avrebbero gestito al meglio le tempistiche.

Regalateci qualche news: prossime date live e diteci se avete qualcosa di nuovo che bolle in pentola.
Dopo aver registrato una parte dell'album in studio a settembre, ci siamo resi autonomi e abbiamo continuato a registrare il nuovo materiale nel nostro piccolo studio personale, ispirati da alcuni artisti indipendenti che usano la stessa tecnica. Siamo a buon punto con le registrazioni, e davvero soddisfatti di quello che sta venendo fuori: avevamo bisogno di essere più liberi, per esempio di andare alle 3 di notte a registrare una parte che il giorno prima non è stata finita. E si sa che di notte la creatività scorre di più nelle vene.



"Fuori di Me", è il primo singolo del nuovo album, a cui seguiranno altre canzoni che anticiperanno il disco. Insieme alla nostra nuova etichetta, Phonarchia Dischi, e altre realtà che ci danno una mano, Meno Warehouse e Sponge House Booking, abbiamo intenzione di portare questo nuovo lavoro in giro ancora più di prima. Sarà tutto pronto nei prossimi mesi, e non vediamo l'ora.

Intervista scritta da Roberto Panighi, a cura di Federica Marta Puglisi

venerdì 28 giugno 2019

Fondere Rap, Soul, Jazz, Fusion, Trip Hop, Rock ed Elettronica? Si può fare! - Intervista a Satoshy & La Banda Ballon



Qui in redazione wasabidress continuano le ricerche. Il nostro inviato speciale ha scovato un'altra band molto interessante: Satoshy & La Banda Ballon. 
Questa potentissima band calabrese, che si presenta al pubblico con l’album d’esordio L’Ignoto, ha un solo scopo: fondere Rap, Soul, Jazz, Fusion, Trip Hop, Rock ed Elettronica. Era necessario parlare con loro!

Ecco l'intervista di Roberto Panighi, a cura di Federica Marta Puglisi. Buona lettura!

Satoshy (Antonio Russo) con La Banda Balloon (Simone Nollino e Pasquale Oliva).



















Complimenti per lo stile, qui abbiamo fatto tutti un viaggio nei primi anni 90, nell'hip hop duro e puro. Come sono nati i Satoshy & La Banda Ballon?

Ci avvicinammo anni fa grazie al mixtape di Satoshy “Back to 90’s” e continuammo a collaborare nonostante la distanza anche nel progetto “Mosaics” rilasciato a Londra nel 2018. Nell’ultimo periodo la nostra visione a riguardo era diventata cosi omogenea da far nascere in noi la necessità di collaborare a qualcosa come gruppo, e da lì sono nati i Satoshy & La Banda Balloon.

Si risentono gli scratch, ormai andati quasi persi purtroppo, si sente un flow minimale ma efficace, si sente una gran batteria, un gran basso e, in generale, una grandissima presenza strumentale suonata ad un alto livello: da dove venite musicalmente parlando?


Abbiamo fatto tre percorsi diversi che si sono avvicinati col tempo. Satoshy è cresciuto da autodidatta, ha iniziato come rapper, poi per esigenza è entrato a far parte del mondo della registrazione e delle produzione musicale a tutti gli effetti. La Banda Balloon viene da varie influenze musicali, tra cui il Rock e la Fusion, col tempo e la curiosità si sono avvicinati al mondo del Rap e di conseguenza allo stile di Satoshy.

"L'ignoto" è il nome del disco, è una parola pesante, indefinita. I testi dell'album sono molto introspettivi, l'ignoto è dentro di noi o fuori?

Come hai detto, l'ignoto è indefinito. Può essere astratto o la cosa più concreta sotto i nostri occhi, si può nascondere dietro una qualsiasi ombra, oppure può essere creato da noi stessi, al nostro interno, ma per rispondere alla tua domanda: quello che generiamo fuori molto spesso è solo il riflesso del nostro fondale.



















Ascoltando i dettagli, specie nel suonato, c'è una ricerca in sonorità che spaziano dai Tower of power ai Rage against the machines e nonostante il vostro sound sia più tranquillo, la "botta" che arriva ha lo stesso peso: da dove arrivano le vostre influenze musicali?

Proviamo sempre a guardare al di la del muro, sbirciare nelle cose più assurde. La Black Music ci accomuna, amiamo il Rap, il Soul, il Jazz, la Fusion, Trip Hop, Rock ed Elettronica. Prendiamo tutto come viene, non ci siamo prefissati nulla tranne questo. Non sentiamo l'esigenza d'identificarci in un genere, vogliamo semplicemente esprimere noi stessi attraverso la musica, nella maniera più pura possibile.















Quanto ti alleni nel tempo libero per poter spingere tutta quella raffica di parole quando siete dal vivo? Battute a parte complimenti, il miglior Busta Rhymes si sentirà fischiare le orecchie!

Grazie, non mi alleno con metodo da un po', ma sfrutto le prove con la band per tenermi in forma.

Cosa fanno i Satoshy & La Banda Ballon in un normale martedì?
Fumano, suonano e si disperano.

Quante prove fate alla settimana?

Dovremmo farne tre.

Quali i prossimi impegni live?


Dedicheremo il nostro tempo a delle live session in studio che pubblicheremo on line, ma non mancheranno anche delle esibizioni sui palchi che annunceremo sui nostri canali social a breve.

....ora passiamo al wasabidress

Cani Sciolti dei Sangue Misto, un brano che ci ha trasmesso oltre alla musica, tanti valori che rispettiamo tutt'oggi. L'intero disco è il monumento del Rap Italiano sotto il nostro punto di vista.

Come film, Memento. La psicologia di quel film ci affascina, in realtà ci piace qualsiasi cosa che descrive le sfumature più ignote della mente umana.

Il Concerto di Caravaggio. Un dipinto olio su tela realizzato nel 1597. Associamo spesso la nostra musica ad un "dipinto", dare colore all'armonia e alle sensazione è di fondamentale importanza per noi.



Satoshy & La Banda Ballon social
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Grazie come sempre alla Blob Agency per il lavoro che svolge per questi nuovi artisti.

lunedì 3 giugno 2019

Intervista a Ren Zen

Tra rock, pop ed elettronica, in un viaggio verso la consapevolezza.
Signore e signori... REN ZEN


Per prima cosa complimenti per il disco: suona bello grosso, bello pieno.
Dove è stato registrato e mixato?

E' stato prodotto da me e 'Canzoni Inedite' nello studio di Vitinia, a Roma. L'ho arrangiato con Marco Di Martino, mentre il mixaggio e la parte grafica sono stati curati assieme a Marco Canigiula. La distribuzione su tutti gli store mondiali è a cura di TSC Records.

Quanto tempo ha richiesto la produzione di tutto?
Un lungo parto direi: quasi tre anni di lavoro considerando il fatto che ho dovuto cambiare in corsa la produzione. Io poi sono un maledetto perfezionista e non sempre trovo professionisti in grado di cogliere al volo le mie idee ed esigenze artistiche... In questi anni, la virtù che ho dovuto coltivare di più fra Musica e Letteratura è senza dubbio la Pazienza.


Solitamente si propone una chiave di lettura quando si scrive una canzone; cosa ti ha fatto scegliere, con i tuoi testi, di proporre un significato, spingendo chi ti ascolta a ricercarlo non nel testo stesso, ma dentro se stessi?
Quando scrivo, mi rivolgo principalmente a me stesso e poi agli altri per testimoniare un'esperienza di vita e per trasmettere le conoscenze apprese in tanti anni di studio e lavoro sull'evoluzione umana: dalla comunicazione efficace all'Intelligenza emotiva, dall'orientamento alla gestione valoriale di un sistema. Tutti argomenti attinenti la Risorsa Umana, di cui oggi si sente davvero tanto bisogno. Dunque, i contenuti nascono dalle mie professioni di formatore e coach, oltre che da anni di meditazione e ricerca personale, di cui l'apice è senz'altro lo Zen. In questo senso, credo che 'Se ascoltassi' sia un'opera utile che, già nel titolo, porta un grande auspicio per la crescita spirituale dell'Umanità. Le mie opere sono sempre da intendere in chiave interattiva.

Sei l'evoluzione nel 2019 di quello che faceva Battiato negli anni 80: sei conscio di questa enorme responsabilità di cui ti sei caricato le spalle?

martedì 23 ottobre 2018

Intervista | Un nuovo album per i Twenty Four Hours

Uno di loro vorrebbe vivere nei Trulli di Valle d'Itra e l'altro nell'Inghilterra rurale. Uno adora gli spaghetti con le vongole mentre l'altro mangerebbe chili di polenta col ragù. Queste sfumature contrastanti hanno un nome in comune e questo nome é Twenty Four Hours.

Abbiamo parlato con loro per scoprire cosa c'é dietro a questo Close – Lamb – White – Walls, il loro nuovo e sesto album.




INTERVISTA_

Vene che pulsano prog, distorsioni imponenti, schegge elettro, melodie lisergiche e brani che durano un minutaggio impensabile negli anni 2000.
Eppure si mette play ed è complicatissimo decidere di finire di ascoltarvi: qual è il segreto per far risultare così attuale un sound che come nome (il prog rock) sembrava aver già detto tutto?

martedì 16 ottobre 2018

Intervista a caldo | I Pixel

Intervista ad Andrea Briselli, voce e chitarra de I Pixel, in occasione del B-Art Festival di Milano.

Partiamo parlando del nuovo disco: "Perfettamente inutile" è un titolo bello tosto, due parole che messe assieme creano un bel contrasto.
È un ensemble che definiremmo decadente. Che cosa vuole raccontare questo disco?

Il concetto di assemblare il titolo "Perfettamente inutile", quindi quello di mettere assieme due parole che contrastano fra loro, è una una direzione che abbiamo usato anche nei due EP precedenti. Un nostro marchio di fabbrica sostanzialmente. Il primo EP lo abbiamo chiamato "Niente e subito", il secondo "Mondo vuoto". Non sappiamo ancora se il prossimo disco manterrà il patto con questo concetto, staremo a vedere.
Il titolo è ispirato al Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, o meglio ad una frase contenuta nella prefazione di quel romanzo: "Tutta l'arte è perfettamente inutile". Per noi ha significato questo, che è poi quello che vogliamo trasmettere col titolo di questo album: ogni artista nel suo piccolo deve cercare di creare al meglio delle proprie possibilità, quindi "perfettamente", nonostante l'arte a livello concreto possa essere definita come "inutile", nel senso che nel mondo le cose concrete sono altre, come ad esempio la politica, l'economia...

Il vostro stile testuale comincia ad assumere un'identità più matura e forse più diretta rispetto ai precedenti lavori. Pochi fronzoli, arrivate con parole che sono messe assieme con meticoloso criterio. Ora si intuisce che in voi non c'è più solo la sana voglia di salire su un palco, fare musica e dare al momento quello che arriva ma c'è la virtù di farvi capire al volo anche da chi distrattamente incappa in voi come potrebbe essere stato esempio stasera. Chi vi ascolta la prima volta percepisce al volo che cosa volete dire ed è importante. Questa è una svolta oppure la giusta conseguenza la vostra maturazione?

domenica 16 settembre 2018

Le paranoie a colori | Intervista ai Noir and The Dirty Crayons

"...Potente ma allo stesso tempo ballabile e diretto, il disco d'esordio della band bergamasca è uno spaccato di quotidianità, volutamente esasperato da testi ironici e taglienti in cui sonorità tipicamente rock si intrecciano a partiture pop ed influenze elettroniche."


Lunga ed articolata intervista ai Noir and The Dirty Crayons.  

Paratecnicolor: Nome enigmatico per un album che svaria facendo surf tra colori musicali ed altri. Raccontateci cosa ti è frullato in testa in fase creativa

Paratechnicolor è un disco nato in circa un anno e mezzo di lavoro, racchiude, in sostanza la descrizione di un periodo della mia vita particolarmente complesso.Questa complessità si riflette, naturalmente, in ogni aspetto di questo disco, dal sound, alle grafiche.


Come hai sottolineato, quest’album fa surf tra varie sfaccettature e colori, a partire dal titolo stesso, che nasce da una domanda, “le paranoie, te le fai a colori o in bianco e nero?” Le mie sono a colori. Tutto nasce da questa frase, il “core” creativo dell’intero album è racchiuso li dentro.

Paratechnicolor puo’ essere visto, ed ascoltato, come un viaggio dentro uno spaccato di vita quotidiana di una generazione che è stata tradita, da tutto e da tutti.

Faccio parte di quella generazione che, forse, più delle altre, è sopravvissuta a se stessa, ai propri eccessi, ai propri problemi. A mio avviso, questo si sente all’interno di ogni singolo brano di questo lavoro,

Nostro personalissimo parere - in questo c'è un sound rock elettro che troppo presto si è perso nei primi anni 90 e che poteva essere un bel marchio di fabbrica per una rinascita di originalità tutta nostrana. È un caso che hai composto I brani con questo sound oppure possiamo stare tranquilli e sperare che si ritorni a respirare quest'aria deliziosa anche nei prossimi vostri lavori?

Nulla è casuale in questo lavoro. Tutto è stato studiato, intervenendo in modo quasi ossessivo sui dettagli.

Ho passato mesi a studiare,

giovedì 6 settembre 2018

Intervista in chiave punk | The Twinkles

Attivi da oltre 20 anni eccoli con un nuovo album. Wasabidress non poteva che fare due chiacchiere con loro. 

Signori e signori ecco a voi i The Twinkles, sempre adorni del loro puro punk rock di marca settantina.

I The Twinkles e l'uscita di un album punk rock nel 2018, così anacronistica come cosa da essere veramente un atto punk: cosa trovate ancora nella scena punk rock rispetto a quando avete iniziato, se non andiamo errati, 22 anni fa?

Hai totalmente ragione, l’uscita di “We come along” è un atto punk nel 2018. Credo che la scena oggi sia ancora buona e ci siano nuove e valide band che si sbattono a mille. L’unica differenza rispetto a fine anni 90 è che non ci sono gruppi mainstream di “moda” come era allora, vedi Green Day o Offspring. Manca il traino che c’era all’epoca ma non importa, avanti tutta come appunto recita il nostro brano “We come along”.

Suonate in lungo e in largo tra Italia ed estero, cosa trovate di diverso tra le varie realtà in cui avete suonato? Intendiamo come accoglienza, professionalità, pubblico, cibo, groupies...

Purtroppo devo dire che il nord Europa, Germania in primis, è avanti anni luce rispetto all’Italia proprio in riferimento ai punti che hai elencato: accoglienza, professionalità, pubblico, cibo. Le band sono considerate protagoniste, non come arredamento. Ahimè, le groupies ormai non esistono più.

Il vostro nuovo album si chiama "We come along"... cosa nasconde questa scelta?

giovedì 22 marzo 2018

Intervista ai Safari

Sonorità rock talvolta punk fanno da sfondo a testi in italiano. Chitarre distorte, bassi saturi e ritmiche nervose li caratterizzano.  Nel luglio 2017 il primo Ep "La Gente Non Sta Bene" 4 tracce prodotte da Manu Fusaroli. Del singolo che da il nome al disco anche un video, un bel video. 

Sembrano un po' matti e decisamente sopra le righe ma noi li abbiamo trovati  incredibilmente bravi.

Signore e signori... i Safari. 
Buona lettura!

Chi sono i Safari? 
Bella domanda, ce lo chiediamo spesso anche noi. Siamo tre ragazzi che non sapendo bene dove stare in questo mondo si rinchiudono in una saletta a Genova Borzoli, un ex-mattonificio, e suonano quello che gli passa per la testa, musica grezza e diretta. No, a parte gli scherzi, andiamo anche in giro ad ubriacarci ogni tanto. 

In "solo l'amore ci salverà" c'è un refrain che dice "e io continuo a confondere I colori, mentre alternano stagioni"...se doveste dire di che colore è il vostro album, quale scegliereste? 
Assolutamente rosso; è il colore principale della copertina dell’album, disegnata da Matteo Anselmo, artista genovese pazzerello come noi. 

I testi dei Safari: introspezione mischiata a spaccati sociali, bella storia, ma...come vi salta in mente di accostare intimismo e analisi contemporanea nello stesso testo? 
C'è una grande riflessione e ci piace molto, siamo curiosi di sapere come vi viene! 
In realtà la riflessione la crea proprio il sistema in cui viviamo. Se uno riesce a non farsi lobotomizzare da questo sistema folle, e non crede ai suoi principi fondanti, allora è costretto a pensare. E se pensa, capisce che questo sistema non ha senso, e cerca una valvola di sfogo, che sia anche un mezzo per comunicare e per evidenziare le assurdità che si vedono e si sentono in giro. La musica è il mezzo che noi usiamo per comunicare tutte queste cose. 

Il sound di questo disco poggia su queste due basi, a nostro avviso: ottima capacità esecutiva, un buon lavoro mix/master e degli arrangiamenti che riportano ad un rock che in Italia non si sente quasi più (lacrimuccia nostra di nostalgia). Raccontateci come nasce "la gente non sta bene", dalla selezione dei pezzi, alle registrazioni, alla produzione finale. 
La frase “arrangiamenti che riportano ad un rock che in Italia non si sente quasi più” è una delle cose più belle che ci siano mai state dette, per cui intanto vi diciamo grazie e ci asciughiamo anche noi le lacrimucce. La Gente Non Sta Bene nasce dalla testa e chitarra di quello squilibrato del nostro cantante e chitarrista Davide Logozzo, che ha concepito i pezzi e li ha fatti crescere in saletta insieme alla batteria di Daniele e al basso di Sergio. Alcuni pezzi esistevano in forma più grezza già da un po’ di tempo, altri sono più nuovi. Per caso siamo riusciti a contattare Manu “Max Stirner” Fusaroli, tramite i Voina che ci hanno fatto avere i suoi contatti, e ci siamo ritrovati a luglio del 2017 a Ferrara presso il Natural Head Quarter Studio a registrare quattro tracce che fanno parte del nostro EP. Se questo lavoro è uscito così com’è è merito anche di Manu Fusaroli che ha messo del suo, in parte sugli arrangiamenti e sulla sistemazione di alcuni testi. 
Abbiamo sudato molto, era estate ed eravamo in un casolare in mezzo alla campagna, ma ne è valsa la pena.

...dicevamo di questo rock alla vecchia e cara maniera italiana: quali influenze musicali di ognuno di voi convergono a comporre la formula segreta dei Safari? Cosa ascoltate?
Cerchiamo di ascoltare musica a 360°, ma è inutile dire che le influenze arrivano dal rock italiano (primi Litfiba e Afterhours, CCCP, Teatro degli Orrori, Ministri, Voina) e dal rock internazionale (Royal Blood, Sonic Youth, Queen of the Stone Age, ecc.)

Genova: città carica, viva, piena di colori, città che ha sempre donato parecchio alla cultura su tutti i fronti. Che aria si respira a Genova adesso da quel punto di vista? Notiamo che in generale c'è un appiattimento ovunque, ce lo confermano le varie band con cui veniamo in contatto, diteci almeno voi che c'è un fermento in cui sperare. 
Vorremmo che la prima frase della domanda rappresentasse ancora la nostra città. C’è da dire una cosa positiva però: ci sono tanti ragazzi come noi che si sbattono per diffondere il più possibile la musica, creare eventi e luoghi dove questa possa ancora diffondersi ed esprimersi liberamente, al di là della convenienza economica o altro. 
 È grazie alla passione verso la musica se ancora esistono delle realtà interessanti a Genova. 

I Safari fuori dai Safari: raccontateci un mercoledí tipo
Serata di prove in saletta: Dani arriva in anticipo, Sergio arriva in ritardo, Davide arriva quando cazzo vuole, ci si insulta un po’, si sparano due cazzate e poi fortunatamente si inizia a suonare. E poi capita qualche volta dopo le prove di andare nei vicoli a bersi una birretta, anche se il giorno dopo si lavora perché non lo direste mai ma ancora non ci viviamo di musica. 

Disco nuovo significa tour: dove veniamo a vedervi live? 
Abbiamo già fatto diverse date da inizio anno a Genova e in Liguria, l’ultima il 16 marzo ad Alassio a Circolo Arci Brixton. Le prossime date sono: giovedì 22 marzo al Viandante a Carrara, e lo stesso giorno avremo un’intervista a Radio Riserva Indie e il 4 maggio al Circolo Stranamore a Pinerolo. Potrebbe uscire anche qualcosa ad aprile ma per scaramanzia non diciamo ancora nulla. La programmazione è sempre in aggiornamento. Potete trovare tutte le novità sulla nostra pagina FB. 

WASABIDRESS
Una canzone che i rappresenta come gruppo potrebbe essere Figure It Out dei Royal Blood. Soprattutto i primi tempi ci trovavamo spesso ad iniziare a suonare il riff di questa canzone per divertimento e poi trovarci ad improvvisare ed a jammare su questo pezzo, magari per un quarto d’ora di fila, senza sapere mai dove si sarebbe andati a finire. 

L’improvvisazione e le jam in studio sono parte integrante del nostro suonare, sono divertimento allo stato puro, senza pensieri né organizzazione, e magari possono anche portare a nuove idee per nuovi pezzi. 

Anche se non c’è un collegamento diretto, il cuore ci porta un po’ anche a Cuba. Io (Sergio) ci sono stato due anni fa in vacanza con la ragazza e degli amici e ci siamo innamorati di quel paese. Sembra di vivere negli anni ’50 e si sente musica, si suona e si balla a qualsiasi ora del giorno. Davide adora i Buena Vista Social Club e anche lui un giorno vorrebbe andarci. Mi ha consigliato di vedere il documentario che è stato fatto su questa grande band. 

 Daniele adora il rum, come me, perciò sembra che Cuba ci unisca un po’ tutti e tre in qualche modo. Chissà che il nostro Safari un giorno non ci porti di nuovo a Cuba. 


Intervista scritta da Sergio Rigoli a cura di Roberto Panighi


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giovedì 22 febbraio 2018

Gecofish | Intervista di Wasabi Dress


- I Gecofish del primo mese di vita VS i Gecofish di adesso: ascoltandovi si nota un'evoluzione elegante che va una fortissima vena di seattle grunge, con influenze di rock italiano stile ritmo tribale, ad un sound più pieno, con strutture più ricercate ma sempre dannatamente belle toste. Cosa sentite di aver trasformato nella vostra fase compositiva dal 2010 ad ora? 

Vittorio - Nel 2010 avevamo appena iniziato (almeno io e vale che suoniamo insieme da allora) e chiaramente in 8 anni son cambiate un'infinità di cose. All'inizio provavamo due o tre volte a settimana e probabilmente era giusto così perchè c'era un forte bisogno di consolidare l'interplay e anche di scoprire e cercare un nostro modo di comporre, provare e stare su di un palco in modo efficace. Ora abbiamo imparato a conoscere i nostri punti forti e quelli deboli e quindi nella fase compositiva riusciamo ad essere più veloci nel raggiungere risultati. 

Valerio - Nel 2010 eravamo quattro ragazzi musicalmente acerbi che infilavano nei brani qualunque cosa (appena studiata magari) senza pensare troppo alla forma “canzone”. 

Con “Nonostante tutto” abbiamo capito cosa è meglio fare o non fare grazie a maggior maturità musicale e Davide Lasala che ci ha fatto da produttore. Avendo sostituito il chitarrista nel 2013 e non avendo più le tastiere è cambiato anche il sound. 

“Motivi per uscire” è la felice continuazione di “Nonostante tutto”. Canzoni più scorrevoli, cantabili e una virata sul morbido con il pezzo che da il titolo all’EP. 

- Usciamo un attimo dai Gecofish: voi siete della zona Brianza che, per chi ci legge da più lontano, è quell'area geografica collocabile a nord poco fuori da Milano. C'è fermento: girando per i locali sono fortunatamente parecchie le band che provengono dalle vostre parti: che aria si respira musicalmente parlando? Intendiamo: locali, strutture, sale prove, spazi di aggregazione ecc..

Vittorio - La situazione generale non è delle migliori. Certo esistono più luoghi pro musica rispetto ad altre regioni d'Italia ma anche la Brianza non è esclusa dalle continue chiusure di live club, sala prove e simili.
Una delle cose che manca di più al di là delle strutture è una scena fatta di persone con idee o obiettivi comuni.
Personalmente credo che l'unica soluzione per far risorgere (o meglio ancora far nascere) scene musicali siano i centri d'aggregazione giovanile. Il problema fondamentale è che al momento è vero che ci sono tanti musicisti ma sembra che le idee generali siano confuse e non esistano strutture capaci di aiutare i vari musicisti a fare squadra.
Diffidare di gruppi facebook, piattaforme che promettono rivoluzioni virtuali e simili.
Per far ripartire le cose ci vuole confronto, farsi il culo e dedizione alla musica (sotto ogni suo aspetto).

Valerio - Come sopra.

Simone - Di sale prove in Brianza ce ne sono parecchie, però purtroppo i locali stanno chiudendo tutti a poco a poco. 

- Siete un meraviglioso esempio di co-working nel senso che voi, assieme ad amici e fans, avete prodotto e generato il vostro ultimo disco. È fantastico, è rock!

Raccontateci com'è nata l'idea, come si mossa e come è stata gestita...così rubacchiamo qualcosa anche noi per qualche progetto parallelo ;-)!

Vittorio - Immagino tu ti riferisca al crowdfunding con cui abbiamo realizzato "Nonostante Tutto". In breve abbiamo fatto una campagna su Music Raiser per finanziare le stampe fisiche del disco. L'album era pronto ma non sapevamo come affrontare le spese per le stampe fisiche dell'album. Il crowdfunding è stato una sorta di prevendita dell'album. Senza il supporto dei fans non sarebbe stato possibile pubblicare l'album in tempi utili quindi ringrazio ancora tutti quelli che hanno comprato a scatola chiusa "Nonostante Tutto" perchè, sopratutto vedendo il percorso sulla lunga distanza, hanno permesso non solo la pubblicazione del primo disco ma conseguentemente le 80 e più date dello scorso tour fino ad arrivare a questo nuovo Ep.
Quello del crowdfunding è un percorso che mi auguro (e credo) prenderà sempre più piede in futuro anche se ora non è visto benissimo da molti. L'importante è prefissarsi obiettivi realistici. 

Valerio - Alla fine delle registrazioni di “Nonostante Tutto” ci siamo ritrovati senza fondi per stampare i dischi e realizzare un videoclip per il singolo “Perditi” in tempi brevi. Così ci siamo iscritti a Musicraiser che è un sito online dove gli artisti ricevono donazioni da chiunque possa essere interessato al progetto in cambio di articoli messi in prevendita. Se il tetto (nel nostro caso erano 2000 €) viene raggiunto, la band riceve i fondi e realizza quanto promesso a chi ha sostenuto la campagna. Per maggiori info visitate il sito di Musicraiser. 

- In un mondo di locali dove girano solo tribute e cover band, come si fa a diventare come i Gecofish? Date un consiglio alle giovani band.

Vittorio - Io sono anticover da sempre. A chi inizia a far musica direi di fare roba propria e di avere sempre occhi e orecchie aperti. C'è sempre un motivo per cui una band suona più o meno bene o ha più o meno date. Studiare musica, provare il più possibile, fare ricerca sulla qualità della strumentazione, ANDARE AI CONCERTI DEGLI ALTRI, conoscere e parlare con chi ne sa anche solo una briciola più di voi. Son cose che alla fine fanno tutti sia alle prime armi che quelli con trent anni di carriera e che non si smette mai di fare se si vuole migliorarsi.
Comunque direi anche a tanti gruppi di inediti di smettere di lamentarsi del fatto che tanti locali preferiscano le coverband alla loro musica e piuttosto di chiedersi come mai non funzionino. La causa principale della situazione musicale in italia non sono le cover band ma quelle di inediti.

Valerio - Prima di tutto servono le canzoni. Una volta che hai la materia prima e nessuno che ti procuri le date; fai un bell’elenco di live club in tutta Italia con indirizzi mail e numeri di telefono. 

Investi su un ufficio stampa che all’uscita del disco ti faccia avere visibilità su riviste di settore, qualche intervista, recensioni, ecc.. 

Invii il materiale via mail con link per ascoltarti e vederti, i riscontri che ha ricevuto il disco, le date del tour confermate o già fatte, foto promo della band, biografia, contatti, scheda tecnica e tutto quello che può essere rilevante. Insomma devi venderti con professionalità senza inventare di essere chissà chi. Chiamare e parlare direttamente con le persone se non si riceve risposta. 

Una volta ottenuta la data devi spaccare (anche se il locale è vuoto) e lasciare una buona impressione di te. 

I fattori sono molteplici e magari se sei piaciuto musicalmente, umanamente, la serata è andata bene ecc.. le possibilità nell’essere richiamato aumentano e così via. 

Da cosa nasce cosa e un gradino alla volta ti ritrovi a girare per l’Italia con la tua band. Devi gestire anche la parte social. L’immagine conta tanto quanto il saper suonare bene. Belle foto, videoclip credibili, post che possano interessare chi li legge ecc.. Martellare per far vedere che sei attivo, che ci sei e hai intenzione di restare. 

Fino al 2013 non uscivamo dalla provincia di Como e chiudevamo l’anno con 10 date se andava bene e nessuno a sentirci. Oggi va molto meglio ma nonostante questo lavoro non siamo mica arrivati e ancora nessuno viene a sentirci (hahah) 

Simone - Dobbiamo cercare di boicottare le cover band, continuare a fare musica originale e suonare tanto tanto tanto live


- Come funziona la genesi di un vostro brano?

Vittorio - Dipende sempre da brano a brano. Mediamente fino ad oggi lavoriamo jammando sulle musiche, poi ci metto linee melodiche di voce, continuiamo a modificare e alla fine si va in studio. Poi tanto lavoro di preproduzione e ricerca del suono lo facciamo in studio con Davide Lasala e Andrea Fognini (produttore e fonico dell'Edac Studio).

Valerio - Si parte da un giro di chitarra, una frase ritmica, un momento d’ispirazione. Il primo che ha qualcosa da dire si espone e gli altri iniziano a costruirci qualcosa intorno. Ognuno ci mette del suo fino a che tutti non sono soddisfatti del risultato. Vittorio si occupa dei testi e fino ad oggi li ha sempre scritti lui. Poi lavoriamo in studio come già detto. 

Simone - Di solito si parte da qualche accordo, o un riff e poi creiamo insieme tutto ciò che ci sta intorno, alla fine Vittorio scrive il testo.


- Progetti per la primavera/estate dei Gecofish? Dove veniamo a vedervi e sentirvi live?

Vittorio - Suonare il più possibile... il live è la parte che preferisco della musica.

Le date confermate nei primi mesi di tour:
e chiaramente altre in arrivo..


- In questo preciso istante, quale pezzo dei Gecofish vorreste ascoltassimo?

Vittorio - “Motivi per uscire” perchè di ogni band mi piaccion sempre le cose più recenti.

Valerio - Te ne dico due: “Perditi” e “Grande”. 

Il primo è il brano per me più rappresentativo di questo progetto per adesso. Lo sento come se fosse racchiusa la nostra storia. La canzone è stata realizzata interamente da noi tre e nel testo mi ci ritrovo molto a differenza delle altre nell’album dove magari sono preso solo per alcuni spunti. “Grande” è tra le nuove ed è quella che testualmente mi piglia maggiormente. 

Simone - Al momento che non è ancora uscito alcun nuovo video dal nuovo EP direi “Non mi trovo”:


- I Gecofish fuori dai gecofish: raccontateci un lunedì normale.


Vittorio - Suono, scrivo, insegno musica. La sera vado al bar.
Valerio - Giardiniere al mattino, insegnante di musica al pomeriggio, mi addormento la sera e mi risveglio col sole.
Simone - A casa con la donna a guardare TV!! 



- Il vostro wasabidress.

Vittorio
  • You Know You're Right dei Nirvana (la canzone che mi ha fatto amare la musica)
  • Mondo delle uova (associazione culturale locale dove sono cresciuto)
  • Marahute (drink a base di Jack e Forza Blu) 
Valerio
  • Made in japan dei Deep Purple (prima volta che ho sentito musica rock)
  • Trilogia di Ritorno al Futuro
  • Pizza
Simone
  • Nofx: primo festival visto a 14 anni
  • Shining (film)
  • Led zeppelin IV (primo cd comprato)


CONTATTI

Gecofish SPOTIFY 

Un ringraziamento speciale a Vittorio, Valerio e Simone
Intervista esclusiva a cura di Roberto Panighi


giovedì 8 febbraio 2018

Maria Devigili | Intervista di Wasabi Dress

Cantautrice e chitarrista trentina.

Due dischi e un EP all' attivo. Nell'autunno 2017 il suo videoclip La Trasformazione partecipa ai 60th Grammy Awards.

Durante la sua intensa attività live ha collaborato e aperto i concerti di Tre Allegri Ragazzi Morti, Cristina Donà, Eugenio Finardi, Paola Turci, Cristiano Godano, Umberto MariaGiardini, OfeliaDorme, Claudio Lolli e molti altri.

Il 15 febbraio 2018 uscirà il suo terzo album, Tempus Fugit (Riff Records, Cardio Production) e nel mentre ha pensato fosse una buona idea farsi intervistare da noi.

Ecco a voi, Maria Devigli!

- Chi è musicalmente Maria?
Rock e classicismo ( è troppo corta?) Spero di no.

- Inquadrarti non è possibile, la tua voce a volte è Pj Harvey ma poi finisce con la lingua ad accarezzare i toni di Melissa Auf Der Maur senza la componente distorta. Come pensi di cavartela se qualcuno ti chiedesse "Ciao Maria, che genere fai?"
Me la cavo dicendo rock in genere.

- Ciao Maria, che genere fai?

Rock?

- Nei credits risulti autrice di testi e musiche. Che strumento usi mentre componi e, mentre lo fai, hai già in testa tutti quei suoni che arricchiscono gli arrangiamenti che si ascoltano sentendoti?
Il mio strumento è la chitarra elettrica. Ho composto quasi tutto quest'ultimo album con una telecaster e una danelectro. Ma alcuni pezzi sono nati da giri di basso (con la baritona). Gli arrangiamenti vengono dopo in genere ma ho le idee piuttosto chiare.

- Sei One Girl Band in studio? Suoni tutto tu?
Sì, tutto a eccezione delle batterie analogiche. Sono state suonate da Stefano Orzes. Ho usato batterie campionate in alcuni pezzi. Un basso è stato suonato da Luca Matteucci, l'ingegnere del suono. E in 4 pezzi c'è l'intervento con chitarre, synth, basso etc. di Giuvazza (chitarrista di Finardi, Bianco, Levante). Giuvazza ha fatto la produzione artistica di Inconsapevoli, Memorandum, Superstiti, Frequenze Armoniche

- Chi ti accompagna sul palco? Hai una sorta di band oppure suoni con diverse persone a seconda del caso?
Sono partita 9 anni fa suonando in solo, con l'acustica (suonavo molto anche in strada). Poi ho avuto formazioni diverse ma sempre acustiche, di solito con un contrabbassista. Gli ultimi 6 anni ho avuto un duo stabile, chitarra elettrica- batteria ( appunto, con Stefano Orzes). Il prossimo tour tornerò a girare in solo con un live set elettrico-elettronico.

- Veniamo al tuo nuovo disco, Tempus Fugit, tua terza fatica in studio. Letteralmente vuol dire "il tempo fugge": cosa significa per te?
"Tempus Fugit" rappresenta per me il momento della verità nel vero senso del termine; quindi la morte. Brutto da dire però è così.
Cosa porta via questo tempo che fugge? Porta via la vita, porta via la possibilità di vivere, porta via la possibilità di illuminazione. Per renderla più semplice per me è il tempo che porta via tempo, ecco.

- La title Track, Tempus Fugit appunto, ha, nel testo, questa frase: "sempre il tempo fuggirà se lo si rincorrerà", interpretata tipo cantilena cupa. Raccontacela, perchè a noi ha colpito molto il ritmo serrato di questa particolare frase rispetto all'aria più leggera e onirica del resto della canzone.
Questa canzone è lo specchio di due mie personalità opposte: una leggera e scanzonata (il riff di chitarra) e una pesante e oscura (la voce, il testo). In tutto l'album leggerezza e pesantezza coabitano.
"Sempre il tempo fuggirà se lo si rincorrerà" racchiude per me il senso di Tempus Fugit. Ho sempre notato che quando ho fretta di fare qualcosa o voglio correre perché temo di arrivare tardi, arrivo effettivamente tardi. Il tempo è come l'ombra, lo puoi toccare solo stando fermo e cioè vivendo il qui e ora. Il tempo é il presente (lo dico anche in un altro pezzo dell'album). Per quanto riguarda il mood musicale di questa parte volevo dare l'idea di una sorta di mantra medievale che con un incedere inesorabile spezza la spensieratezza e la compostezza della melodia. All'inizio ho pensato di usare quella parte come coda del pezzo ma ho deciso poi di lasciarlo nel mezzo per dargli più importanza.

- Il disco precedente, La Trasformazione, poteva collocarsi nell'idea del concept Album, considerando che i pezzi ruotavano attraversati da questo concetto. Questo nuovo disco ha la stessa logica oppure è frutto più che altro di ispirazione da cogliere prima che il Tempo, a cui ti rifai, condizioni la purezza dell'istante creativo?
Entrambi i dischi sono concept album. Ma concept album a posteriori nel senso che una volta finiti mi sono accorta del legame tra le canzoni. Forse in quest'ultimo me ne sono resa conto prima e per questo l'ultimo pezzo composto e' stato Il Presente. Ma qualcosa che viene da sé. Le canzoni che compongo in un certo periodo ruotano tutte intorno a un concetto.

- Cosa fa Maria in un giovedì di ordinaria normalità?
Perché, oggi è giovedì? Sul serio credevo fosse mercoledì. Un giovedì ordinario di MD. In attesa di una nuova lavatrice e del proprietario di casa che mi deve montare una lampada. Poi quando tutti si defilano provare il live set per il nuovo tour.
Se intendi cosa faccio un giorno normale è "booking ( ricercare concerti) promo, prove, cucinare.

- Esce un disco si va in tour: quali le prossime date in programma?
Le prime date del tour saranno: 
11/2, Teatro delle Garberie, Pergine (TN)
16/2, Turba, Lugano
17/2, Cicco Simonetta, Milano
18/2, Birrovia, Cuneo
24/2, Binario, Treviso

- Descriviti in una parola.
Essere.

- Per concludere il tuo personale wasabidress... 


Tre cose "oggettivamente meritevoli" che potrebbero descrivere al meglio il tuo "abito culturale" (brani, dischi, film, opere d'arte, libri, ricette, luoghi)

- Dersu Uzala, Kurosawa (film)
- Fenomenologia dello Spirito, Hegel (libro)
- Spaghetti aglio olio peperoncino (ricetta)


Che dirle se non grazie!?

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DISCOGRAFIA:
2011, La Semplicita' (ep) Gulliver Production
2012, Motori e Introspezioni, autoprodotto
2015, La Trasformazione, Riff Records
2018, Tempus Fugit, Riff Records/Cardio Production






Intervista a cura di Roberto Panighi 
con la collaborazione di Federica Marta Puglisi
Un ringraziamento speciale a Maria