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martedì 20 marzo 2018

Segnali alieni in casa tua? Oggi puoi scoprirlo con il tuo pc.

Forse non tutti sanno che da quasi un ventennio esiste un progetto chiamato Seti@home.

Pensavate si trattasse di un delivery alla moda per la consegna di piatti esotici, vero? Invece no. Parliamo di un progetto mondiale che analizza i segnali captati dai radiotelescopi orientati verso lo spazio. L'obiettivo è di ricercare segnali e rumori di intelligenze extraterrestri all'interno in una larghezza di frequenza Hz molto ristretta. Questi segnali e rumori non esistono in natura e la loro scoperta sarebbe la prova logica di una tecnologia extraterrestre.

La quantità di questi dati è enorme e inizialmente venivano elaborati da un solo computer. Nacque l'idea brillante di sfruttare i computer connessi a internet così da avere a disposizione un supercomputer virtuale.

SETI League photo
Il Seti@home project funziona semplicemente: si scarica il software che farà il download di un pacchetto di dati da pochi kB, poi inizia l'analisi che avverrà in background lasciando il computer libero di fare qualsiasi altra funzione. Quando l'analisi viene conclusa il pacchetto viene rispedito al server della Berkley University in California e il software proseguirà con il successivo ripetendo l'operazione. Incluso nel software c'è uno screensaver che mostrerà il processo di analisi tramite un grafico 3D.

La possibilità di trovare un segnale extraterrestre è minima ma come Jodie Foster nel film Contact, non arrendetevi! Chissà che non capiti proprio a te di trovare un segnale Candidate. Candidate? Si esatto, è così che si chiama un segnale radio che analizzato risulta emesso da una sorgente non naturale.

Confessa adesso che la cosa è interessante e non stai più nella pelle...

Questo è link del Seti Italia da cui puoi iscriverti e contribuire allo sviluppo questo progetto.
Come si dice in questi casi: good luck!

Scritto da Lorenzo Guarascio


giovedì 1 marzo 2018

Acquerello come forma d'arte | Intervista a Ilaria Crescenzo


Acquerello: I lost my keys - Tema: Mondanità
Ci siamo imbattuti in questo profilo Instagram @skeletons_closet e abbiamo voluto sapere qualcosa di più di questa giovane artista milanese.


- Ilaria, donna e artista, come ti descriveresti? 
Creativa, lunatica, irascibile, sensibile, insicura ma decisa quando devo. 

- I primi rudimenti di disegno a quando risalgono? Come si è evoluto il tuo stile? 
Il disegno c’è stato fin da piccola. Ricordo che alle elementari la maestra mi faceva illustrare le poesie che studiavamo. Alle medie ero tra quelli che disegnavano le copertine del giornalino scolastico. 
Al liceo riproducevo illustrazioni e fumetti. In quegli anni studiavo grafica pubblicitaria che poi diventò il mio lavoro. Il disegno non se ne è mai andato. Il mio stile è cambiato, cresciuto e assieme a me si sta definendo sugli ultimi lavori in acquarello. Sono in continua evoluzione. 

- Come è iniziato il tuo percorso d’artista? 
È iniziato tutto quando sono andata a vivere da sola. Traslocando da casa dei miei genitori mi accorsi che dalle mie cianfrusaglie, dai libri e dagli oggetti emergeva tanta arte. Tanta di più rispetto a quella che pensavo di avere dalla vita e dal lavoro di grafico che avevo fatto per anni. Sembrava la casa di un altro! In quel momento mi resi conto di aver abbandonando troppo a lungo i miei interessi. 

Ilaria Crescenzo

- Hai avuto un Maestro, qualcuno che ti ha ispirata oppure incoraggiata nel tuo percorso di artista? 
Un vero e proprio Maestro non l’ho avuto. Le persone che mi sono vicine e che mi vogliono bene mi hanno sostenuta e continuano a farlo. Traggo ispirazione da chiunque mi trasmetta qualcosa di particolare capace di colpirmi. 

- Dal tuo curriculum possiamo leggere una grande esperienza nel packaging. Nomi come Inform, Robilant Associati, Futurebrand. Queste realtà hanno contribuito alla tua arte? 
Il packaging ha influito sulla mia professione ma non nella mia arte. Quel lavoro mi ha permesso di specializzarmi nello sconfinato mondo del graphic design. Avevo lavorato in agenzie dove ho potuto imparare un mestiere che tutt’ora mi permette di vivere. Oggi grazie alla mia esperienza ho aperto assieme ad altri professionisti uno studio di progettazione. 

- Sul tuo profilo Instagram abbiamo visto diverse pubblicazioni di soggetti femminili in acquarello. Solo loro il tuo soggetto preferito? 
Si, la donna vista come stato d’animo. Ho scelto la figura femminile a rappresentare questi stati d’animo perché si sa che le donne sono umorali e che vanno a tre quarti di luna. Le mie donne sono sospese in un mondo tutto loro. 

- Abbiamo letto da alcuni disegni i nomi di Gorey e Carroll. Chi è oppure chi sono i tuoi artisti preferiti? 
Gorey mi piace per lo stile vittoriano e macabro delle sue illustrazioni, per la sua personalità come uomo e come scrittore. Carroll mi aveva ispirata pensando alla sua storia di “Alice nel paese delle meraviglie”.  Tra i miei preferiti c’è Hugo Pratt per il suo personaggio di “Corto Maltese”, l’acquarello e la sua tecnica. Jean Giraud, alias Moebius, per le sue illustrazioni. Quando ero bambina leggevo i fumetti di mio padre disegnati da Giraud. 

- Possiamo dire che l’acquarello sia l’espressione che preferisci? 
Amo la sua leggerezza e la sensazione di evanescenza che mi trasmette. Ho studiato la tecnica da autodidatta sperimentando fino a raggiungere uno stile personale. 

- Domanda secca a risposta secca: qual è l’opera che ami di più? 
“Jeune fille en vert” (Ragazza con i guanti) di Tamara De Lempicka una pittrice degli anni ‘20 per il suo stile moderno e innovativo. 

- In pieno mood Wasabi Dress: tre cose meritevoli che descrivono il tuo ambito culturale? 
Per primo il libro “A smile in the mind” di Beryl McAlhone sul pensiero creativo nel graphic design, poi l’album “Welcome to the sky valley” dei Kyuss e per finire la ricetta Uovo sbattuto con caffè.


 Intervista a cura di Lorenzo Guarascio

martedì 13 febbraio 2018

SPECIAL | Mike Reed si veste d'arancione

Un articolo sulla moda? 
Chi è sto Mike? 
Arancione..?

Qui presenti ad Amsterdam presso il Bimhuis al concerto jazz di Mike Reed che presenta l’album Flesh & Bone. Vi raccontiamo com'è andata questa incredibile serata.

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In semicerchio ci sono sei sedie e una batteria al centro. Si inizia!

Il sassofono alto di Greg Ward è accompagnato dal sottofondo di batteria di Reed e dal basso di Jason Roebke. Sembra che questo sax abbia iniziato a parlare chiaro e deciso. Nasce un dibattito vigoroso assieme agli altri strumenti finché una voce prende spazio. Tocca a Marvin Tate che, dal timbro vocale americano secco e deciso, si alza in piedi e recita un testo! Le poche note musicali accompagnano questo fiume agitato di parole.

Ora tutto è cambiato come nell’aprile del 2009 a Prevov in Repubblica Ceca. Il quartetto di Mike Reed, di cui due afro-americani, era in tournée in viaggio sul treno. Arrivati in una stazione si trovarono davanti alla manifestazione di skinhead. Impauriti vennero presi e nascosti dalla polizia. Trascorsero diverse ore. 

La performance vocale richiamava la tragicità di quel momento. Il brano finisce con la voce strozzata e sibilante di Tate. Quasi si immagina il treno che portava in salvo a Cracovia il quartetto con Reed. Il progetto dell’album è dichiaratamente connesso all’evento del 2009; elaborato e sviscerato è stato scritto sulle note di questo jazz. Il carattere sperimentale del concerto si muove su dinamiche dalle note scure e brillanti con il clarinetto basso di Jason Stein e il sassofono tenore di Tim Haldeman. I piatti e il rullante di Mike Reed sanno essere esplosivi e muscolosi ma anche morbidi per lasciare spazio agli assoli di tromba di Ben Lamar Gay. 

Seconda parte, scena nuova. Le dita decise della pianista Marta Warelis suonano un ritmo sincopato. Sono note sorde e corte grazie a un pezzo di stoffa sopra le corde del piano. Reed ha curato ogni particolare! La sperimentazione musicale è sempre più travolgente. Il basso e il piano suonano le stesse note su tonalità differenti. I due sax e la tromba si sfogano in uno stile di gioia convulsa. Il clarinetto il trombone di Joost Buis sono come due amici che si spalleggiano. 

Arriviamo al momento denominato «big and fine». Veniamo trasportati nei “bassi fondi” di Chicago dove gli strumenti sono in armonia dentro a una ritmica delicata ma incalzante. Piedi e mani si muovono su queste note, impossibile tenerli fermi.


Scritto da Lorenzo Guarascio 
direttamente da Amsterdam

martedì 30 gennaio 2018

Un nome di 85 lettere? Possibile! Perchè non lo sapevi?

Partiamo oggi con la nuova rubrica di Wasabi Dress. 
"Perchè non lo sapevi?" Buona lettura.

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In Finlandia una regione paludosa del nord della Lapponia si chiama così: Äteritsiputeritsipuolilautatsijänkä.

Vi starete chiedendo se un nome di 35 lettere abbia un significato. Sembra non ne abbia anche se la sua origine è stata confermata. Forse la cosa più interessante a questo punto è un piccolo aneddoto. Il proprietario di un bar cercava di dare al proprio locale un nome e nonostante avesse passato notti in bianco trovando ben due nomi nessuno di questi erano liberi perché già utilizzati da altre attività commerciali. Quindi la logica, a voi la scelta tra Spock e Sherlock, farebbe arrivare a una sola conclusione: utilizzare l’originale nome della propria regione. Decise quindi di chiamarlo Äteritsiputeritsipuolilautatsi-baari. Sfortunatamente il destino decise altro per questo bar che venne chiuso più di dieci anni fa.