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venerdì 29 marzo 2019

SPECIAL - L'arte di giocare di Toshiko Horiuchi


"A creative playground is only half a creative space; it's also a creative attitude."
Jay Beckwith


Toshiko Horiuchi nasce come artista tessile nella scena culturale Giapponese degli anni '60. In quel primo periodo le sue opere sono indubbiamente innovative, suggestive e d'impatto, ma la svolta nel suo lavoro arriva inaspettatamente quando dei bambini chiedono di poter usare una sua realizzazione esposta in una galleria. 

Toshiko cambia radicalmente prospettiva. La sua arte non é più solo concettuale e fine a sé stessa ma diventa fruibile, interattiva e giocabile; la palette dei colori utilizzati passa dai toni neutri, evanescenti, ad un'esplosione di colori che ricorda Gaudì e le moschee del Medio Oriente. 

Non espone più nelle gallerie, ma crea dei veri e propri mondi in cui i bambini possono muoversi liberamente, esplorare e azzardare scalate sorprendenti. 
I suoi playscapes, termine coniato proprio per definire il concetto di paesaggio in cui giocare, si presentano come gigantesche ragnatele multicolori da cui spesso pendono dei fili che terminano in una goccia da cavalcare, sui cui poter dondolare o arrampicarsi. 

L'arte diventa il metodo di realizzazione e non più lo scopo del lavoro. Il filo di nylon, rigorosamente lavorato ad uncinetto da Toshiko, é la materia con cui la creazione prende forme fantastiche dando vita ad ambienti tessili interattivi.

Quando l'arte esce dalle gallerie non puo' che moltiplicare la sua forza espressiva e i bambini, così sensibili al bello, riescono ad appropriarsene naturalmente.


 Scritto da Laura Ferloni
  

martedì 27 febbraio 2018

SPECIAL - Anticafé, Roma. Paghi solo il tempo, tutto il resto è gratis!

"A volte le cose, gli avvenimenti, sembrano accadere per caso, ma il caso non è mai casuale, è li che ti aspetta a modo suo". Alessandro Baricco

Le case sono sempre più piccole; le start up sempre più numerose, ma affittare un ufficio ha un costo proibitivo; la nostra risorsa più preziosa è il tempo; il comandamento dell'ultimo decennio é to share, condividere esperienze e spazi pero' spendendo il meno possibile data la crisi che ci accompagna ormai ovunque come una vecchia zia.

Sulla scia del successo delle due sedi parigine, è nato a Roma lo scorso giugno Anticafé, uno spazio ibrido un po' caffetteria, un po' co-working e un po' ludoteca dove invece di pagare le consumazioni si paga una tariffa oraria (a persona) per il tempo trascorso nel locale: 4 € per un'ora, 16 € la giornata e 220 € un mese intero senza limitazioni di orario.

Nato da un'idea del ventitreenne Leonid Goncharov, Anticafé è un concetto elementare ma estremamente innovativo che coniuga le esigenze di diversi target di pubblico in un unico luogo.

Il locale è arredato in modo eclettico con tavoli, sedie, divani, sgabelli per riprodurre l'atmosfera dell'open space di una casa; a disposizione degli utenti ci sono stampante, scanner e proiettore, bevande calde, snack, giochi di società, libri e riviste. 

Durante la mattinata il locale è utilizzato in prevalenza per colloqui di lavoro, meeting e come spazio di lavoro mentre nelle ore pomeridiane aumenta il numero di studenti e verso sera si popola di un pubblico eterogeneo per lunghi aperitivi, serate di home cinema e sfide a Risiko. 

Anticafé facilita il networking, agevola la socializzazione e permette di crearsi uno spazio di lavoro, ma anche ludico che ricrea la convivialità che si sta perdendo. 

Non è un caso che Anticafé sia già un luogo culto della capitale.

Scritto da Laura Ferloni,

venerdì 17 novembre 2017

Unicorni e carriole sulle note dream-pop

Il mondo oggi diventa un incanto. La luce eterea e l’aria dolcemente profumata sono tutte racchiuse in un profilo scintillante. Questo lo dobbiamo a Victoria Legrand, Alex Scally e alla loro storia chiamata "Beach House", iniziata ormai ben 17 anni fa nel lontano 2004. Dopo anni di studio e confronto finalmente nel 2006 l'album d’esordio, appoggiato con cura al suono ipnotico degli slide morbidi e degli organi dall'autentico sapore vintage.

functionalhome.wordpress.com
Gli elementi che suonano queste atmosfere sono solo tre anche se l’ambiente sembra saturo come se fossero davvero molti di più: una chitarra, una tastiera ed una batteria programmata in assetto fiabesco, danno origine ad una chimera per nulla convenzionale.

Queste sono le premesse che portano ad un susseguirsi di dischi sempre più convincenti raggiungendo l'apice con questo settimo album non-album: "B-Sides and Rarities"; a tutti gli effetti il sogno “nel cassetto” volutamente svelato al mondo dagli stessi artisti. 

B-Sides, tracce un tempo scartate, ghost-track e persino rivisitazioni di brani già editi, riprendono vita facendosi finalmente ascoltare. Questa scelta descrive ampiamente un duo che riesce a focalizzarsi seguendo senza indugi una direzione molto nitida, pianificata e metabolizzata. 

Dopo questa utopia, nuovamente raggiunta ed illuminata, possiamo definire i Beach House, la band ambasciatrice del Dream-Pop; la dimostrazione che illudersi può non essere un miraggio.

Scritto da Federica Marta Puglisi e Roberto Panighi


Köpstadsö, Sweden

straytravel.it
Bastano una ventina di minuti su un rumoroso battello anni '70 per essere trasportati in un mondo parallelo, oltre lo specchio come una contemporanea Alice. 

Dalla seducente Göteborg si passa in poche miglia marine ad una realtà onirica, irreale. Enormi massi di granito levigato dall'impietoso vento Scandinavo accolgono i viaggiatori nel minuscolo porto, una stradina sale sinuosa per poche centinaia di metri perché Köpstadsö non é nient'altro che un sassolino lanciato nel Mare del Nord.

Non ci sono macchine, né scooter. Solo carriole. L'unico mezzo di trasporto consentito é la classica carriola da giardiniere che ognuna delle famiglie residenti, cento anime in tutto, ha personalizzato con scritte e disegni.

Passeggiando tra casette rosse in legno, giardini che sembrano usciti da un racconto di Carver, scorci di un blu difficile da vedere altrove, sembra di essere sospesi in un tempo antico. 

E poi c'é il silenzio, disturbato solo dal rumore del vento tra gli alberi. 
Un silenzio raro, di quelli che si sentono solo dentro le fiabe.

Scritto da Laura Ferloni



La fine del mondo e il paese delle meraviglie, Haruki Murakami

Due storie solo apparentemente parallele e un Murakami particolarmente surreale rendono questo libro uno dei piú avvincenti di tutta la sua bibliografia.

Il confine tra realtà e sogno é talmente labile che non si riesce a percepire il momento in cui si passa dall'una all'altro; nessuno stupore per il lettore nel momento in cui i protagonisti discutono di teschi di unicorni davanti ad una tazza di caffé al centro commerciale. Sembra tutto assolutamente normale, ma nulla lo é. 

Un mondo racchiuso da un muro invalicabile nel quale chi entra perde la propria ombra, alias tutta la sua storia; frammenti di sogni da leggere all'interno di resti di creature mitiche catalogati con cura come volumi di un'onirica biblioteca. 

Un Giappone contemporaneo, una guerra tra clan, una ragazza grassa e un viaggio impossibile. Racconti che scorrono alternandosi e rimandando uno all'altro fino a raggiungersi e completarsi.

Molti i dubbi e gli interrogativi lungo la strada, tra tutte la domanda più importante: meglio una memoria imperfetta o una perfezione senza passato? 
Solo gli unicorni lo sanno.

Scritto da Laura Ferloni

“Questa è la percezione. 
La percezione è in grado di cambiare la realtà. 
Ma a livello fenomenologico, 
il mondo costituisce soltanto una 
fra illimitate possibilità.”



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venerdì 10 novembre 2017

SPECIAL - Astenersi romantici e sognatori

Piattaforma, nel centro del mondo*
Michel Houellebecq

"È nel rapporto con gli altri che si prende coscienza di sé: ed è proprio questo a rendere insopportabile il rapporto con gli altri."

Sgradevole, provocatore, irritante; Houellebecq indugia con compiacimento nella volgarità, nell'allusione razzista, nella pornografia più cruda. 

Come sempre però dipinge con genialità una realtà distopica, il declino morale della società postmoderna, l'impressione di non solidità della vita contemporanea.

Michel, classica icona della mediocrità contemporanea, perde improvvisamente il padre e decide di partire per la Thailandia, impero del sesso a pagamento, per concedersi una pausa di oblio consolatorio. Nel paradiso tropicale, dove l'antropizzazione ha raggiunto livelli inimmaginabili e il turismo é ormai l'unica risorsa, incontra Valérie e con lei ed un altro socio decide di aprire una catena di villaggi tematici, dove il tema é il turismo sessuale. 

Naturalmente, dopo un iniziale successo travolgente, nulla andrà come previsto.

Tra digressioni sulla macroeconomia, riflessioni corredate da statistiche reali sull'industria del turismo e incursioni di personaggi secondari, Houellebecq confonde, distrae, ipnotizza.

Il finale, di una banalità sconcertante, non fa che sottolineare quanto questo libro sia frutto di un'attento studio e non di una folgorazione creativa.

Un libro estremamente sottile, intellettuale. 
*Astenersi romantici e sognatori. 

Scritto da Laura Ferloni

venerdì 27 ottobre 2017

SPECIAL - Raccoglie le lacrime in una fiala



Cos'è una lacrima, se non la materializzazione di un ricordo? Ma le lacrime, come i ricordi, sono effimere. 


Tomoko Hayashi, artista multidisciplinare e designer Giapponese, attraverso il suo progetto Tear Mirror, raccoglie storie di gente comune, racconti che riportano alla memoria momenti dolorosi, attimi di felicità assoluta, rimpianti, istanti di tenerezza. Mentre le storie prendono vita e si dispiegano leggere come aeroplani di carta o talmente grevi da smorzare la luce, le lacrime fluiscono e Tomoko le imprigiona in una fiala. 


Dal 2011 la designer Giapponese colleziona le storie all'origine delle lacrime per creare un nuovo tipo di esperienza multisensoriale che possa essere condivisa; le lacrime, dopo essere state raccolte, vengono cristallizzate con zucchero e colori che rappresentano le emozioni raccolte per diventare le tradizionali caramelle giapponesi Kohaku, dei prismi che ricordano l'ambra, poi montate per creare collane, bracciali, orecchini.



Tutti i sensi sono sollecitati, la condivisione dell'esperienza è resa facile dalla fisicità che acquisisce il racconto. Il pianto esce dalla dimensione privata per essere accolto, abbracciato, ascoltato. 

Il liquido misterioso che scaturisce da memorie lontane non è più liquido, ma tangibile. Non è più personale, ma diventa collettivo; si può vedere, toccare, condividere, assaporare e indossare. 

Il ricordo non è più all'interno, ma non è nemmeno del tutto separato da chi l'ha formulato; la distanza può rendere le storie più brillanti o più opache, a seconda del senso che individualmente si conferisce al gioiello. 

Le lacrime evaporano, portando via le tracce. 
I gioielli rimangono, preziosi strumenti per opporsi all'oblio.


Scritto da Laura Ferloni

martedì 8 settembre 2015

SPECIAL - Una libreria di vestiti? Nasce ad Amsterdam il fashion sharing

http://www.lena-library.com
Dopo il car sharing, il coworking, il book crossing si prospetta l'ascesa straordinaria di un nuovo stile di condivisione: il fashion sharing. 

Una boutique come tante altre, in centro ad Amsterdam, ma con una collezione attentamente studiata di capi vintage, di stilisti emergenti, di designer attenti al lato green; i vestiti però non sono in vendita. Si prendono in prestito, come fossero libri in una biblioteca. Invece della carta di credito, una tessera a punti.

Ad ogni capo é attribuito un punteggio, dai 25 punti per un top ai 100 punti per un capo di design, e ogni tessera a seconda del tipo di abbonamento scelto dà la possibilità di prendere in prestito, per un periodo di tempo illimitato, capi per 100, 200, 300 punti. E la possibilità di cambiarli in qualsiasi momento; se poi proprio ci si innamora, il vestito si puo' anche decidere di comprarlo.

Un'armadio in continua evoluzione da cui attingere a seconda del mood del momento. 
Un sogno per molte donne.

La filosofia che sta dietro a quest'idea é quella di un consumo intelligente che va in controtendenza rispetto alla pratica corrente dell'usa e getta; le quattro imprenditrici che hanno creato questa biblioteca dedicata alle fashion victims lanciano un messaggio molto forte: la moda deve essere soprattutto qualità, i capi devono durare nel tempo, si deve riscoprire il lato artigianale dell'abbigliamento e il piacere di condividere.

Se l'idea dovesse prendere piede, sarebbe una vera rivoluzione.

Volete mettere la comodità di partire per un viaggio con il solo bagaglio a mano e una tessera della Fashion Library?


Scritto da Laura Ferloni, NaiFer

martedì 24 febbraio 2015

SPECIAL - Link Dead Drop; una rete nel mondo reale

Un fenomeno mondiale, quello nato a New York, dell'artista tedesco Aram Bartholl. 
Si chiama Link Dead Drop, una nuova forma di street-art. 

Viveva a Manhattan il giorno che decise di cementare la prima chiavetta USB su un muro con la porta rivolta verso l'esterno. 

Un nuovo modo di condividere fuori dalla rete web, una condivisione privata su suolo pubblico, una forma di sharing anonima e offline. Basta collegarsi per inserire propri contenuti o scaricarne di nuovi ed il gioco è fatto.

Stravagante e surreale questa iniziativa ha invaso le città e il portale Flickr con le foto degli scenari di questa nuova forma di condivisione. Dopo 5 anni di progetto si contano 1200 sedi USB in tutto il mondo. 

Un'idea che a macchia d'olio si è espansa portando musica, testi, film, foto, fumetti di mano per mano senza l'irrinunciabile connessione internet.

Un progetto un po' nerd e un po' retrò; un ponte tra la socialità vera fatta d'incontri e di scambi tangibili, fatta di carta e di parole e quella totalmente virtuale dei social networks fatta di assenza e di voci riportate. 

Con Link Dead Drop non basta avere uno smartphone per comunicare, si deve uscire. Si deve attraversare la barriera tra l'universo "possibilistico" della rete e il mondo reale, si deve diventare parte del tessuto urbano per cercare la porta d'ingresso di un luogo nuovo di comunicazione che ha la forma di una banale USB.


Solo allora si può dare. 
E prendere.

Scritto da Federica Marta Puglisi e Laura Ferloni, NaiFer

martedì 17 febbraio 2015

Le formule fiabesche di Wasabi Dress

Nick Hemming e la sua band, padroni della scena pop-folk inglese, raggiungono un traguardo surreale con il loro terzo disco "Alone Aboard The Ark". 

Poco folgorante per la stampa, questo terzo album raccoglie invece la chiave del loro percorso, consacrando una soave e coerente formula fiabesca. Armonie levigate, costruzioni profondamente inglesi, completamente prive di eccessi. Una locomotiva trainante Nick Hemming, non si ferma davanti alle necessità commerciali e procede ininterrottamente verso la prossima stazione. 


In attesa quindi del prossimo album dei The Leisure Society, "The Fine Art Of Hanging On" in uscita il 13 aprile 2015, registrato ai Konk Studios di Londra e masterizzato presso gli storici Abbey Road Studios, possiamo continuare ad ascoltare in loop "The Sober Scent of Paper" scommettendo in una degna sostituta tra le future prossime 11 tracce.



Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer





 Il Wasabi Dress di "The Sober Scent of Paper":



Rosa Candida, Audur Ava Ólafsdóttir

"La vita non si accende e non si spegne cosi' per caso"
L'ennesima conferma di come la letteratura scandinava non meriti di essere confinata nell'onnipresente thriller alla Stieg Larsson.
Rosa Candida é un libro lieve, soffice; un'atmosfera fiabesca e ovattata lo avvolge fin dalle prime pagine nonstante i temi di fondo siano complessi e intensi. Si parla di lutto, si parla di paternità, di futuro, si scelte e di opportunità. 
Lobbi, poco piu' che ventenne, lascia Reykjavik dove vive con il padre anziano e il gemello autistico poco dopo la morte improvvisa della madre e la nascita di un figlio avuto da una ragazza incrociata per pochi minuti ad una festa.
La sua destinazione é un monastero in un paese del Nord Europa e il suo compito é quello di riportare in vita giardino medievale e il roseto; la passione per il giardinaggio, e in particolare per le rose, sono l'eredità della madre che nella serra del giardino di casa era in grado di far germogliare e crescere qualsiasi fiore.
In quella stessa serra é stata concepita per caso Flora Sol.
All'improvviso il ragazzo si trova di fronte alla paternità e alla convivenza con una donna che non conosce e con un intero universo femminile che ignora.
Rosa Candida é un libro molto lento, costruito impilando minuscole azioni quotidiane. Lento, ma non pesante. Lento per contrapporsi alla velocità insensata del passaggio dalla favola dell'infanzia all'età adulta.

Scritto da Laura Ferloni, NaiFer


Mele Caramellate Nere

- 2 tazze di zucchero
- 3/4 tazza di acqua
- 1/2 tazza di sciroppo di glucosio
- qualche goccia di colorante alimentare in gel nero
- 6 mele Granny Smith (accertarsi che non ci siano tracce di cera)

1) Inserire uno spiedino in legno nelle mele e mettere da parte
2) In una casseruola unire lo zucchero, l'acqua, lo sciroppo di glucosio e il colorante. Mescolare a fuoco medio finché lo zucchero si é dissolto e la miscela é liscia.
3) Alzare la fiamma, pulire con una spatola i bordi della pentola e non mescolare piu'.
4) Lasciar bollire il caramello finché raggiunge i 150 °C (usare un termometro per dolci a immersione)
5) Immergere delicatamente le mele nel caramello ed appoggiarle su un foglio di carta da forno precedentemente unta con olio di semi.
6) Far raffreddare per almeno un'ora prima di servire



 Scritto da Laura Ferloni, NaiFer



"Quel che la favola ha inventato, 
la storia qualche volta lo riproduce."
Victor Hugo, 1843

martedì 20 gennaio 2015

Scordando le atmosfere ovattate del Nord

Nata a Copenaghen, Agnes Obel, austera e composta in apparenza, si rivela essere un animo fragile e suadente, con un'intensità espressiva sostenuta dalle costruzioni precise delle sue melodie e dai suoi testi essenziali.

Propone in una nuova veste un pop pianistico-cameristico che emerge dalla massa per il suo velo fortemente melodrammatico.

Il suo esordio "Philharmonics" uscito il 4 ottobre 2010, in Danimarca ha ottenuto cinque volte il disco di platino. "Riverside" uno dei maggiori successi di questo album, scalò le classifiche come colonna sonora del film Submarino di Thomas Vinterberg tratto dal libro di Jonas T. Bengtsson.

"Aventine" il suo secondo album è una forte conferma del precedente successo; un album coerente con il primo arricchito da nuovi strumenti, nuovi suoni. Pubblicato su Play It Again Sam, distribuzione Self, e registrato presso i Chalk Wood Studios di Berlino.

Più che l’ennesimo nuovo fenomeno musicale del nord Europa, Agnes Obel possiamo definirla esponente di quella scia di artisti che tenta di fondere la musica classica con le atmosfere dell’elettronica. Un Pop post-moderno, di grande impatto emotivo ed immensa atmosfera.

“Ho registrato tutti gli strumenti posizionati vicinissimi fra loro, e così i microfoni: tutto in una piccola stanza, con le voci qui, il pianoforte qui – tutto molto vicino. Sono riuscita ad ottenere qualcosa che sembra grande con questi pochi strumenti”. Forse è proprio qui il segreto che trasporta la musica cameristica in ambienti trasognanti.

“The Curse” è la dimostrazione tangibile di come le intenzioni siano di ottima fattura, di come questa magica voce femminile riesca a tenere a bada uno spettro inquietante nel recinto armonico delle sua formazione classica. 

Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer



Il Wasabi Dress di "The Course":


Submarino, Jonas T. Bengtsson

"Non gli ho mai parlato degli istituti. Di mia madre, che ci ha riuniti, ma che é scomparsa. Dei miei fratelli, di quello che ha un nome che non uso quasi mai, e di quello che un nome non l'ha mai avuto".

Duro, tagliente e cattivo. Il realismo quasi documentaristico spiazza chi si aspetta le atmosfere ovattate del nord.

Submarino é la storia della sconfitta e dell'immobilità di due fratelli, uno cocainomane e vedovo con un figlio piccolo e l'altro alcolista appena uscito di prigione.

Quello che lega i due personaggi é il ricordo sfuocato ma doloroso della morte del loro fratellino ancora neonato, accaduta per incuria in una situazione di degrado che ha caratterizzato la loro infanzia e messo le basi per il loro futuro. 

Nørrebro, uno dei quartieri periferici di Copenhagen, é il centro dell'azione; tra immigrati di origini balcaniche, pusher, prostitute ed edifici occupati, Nick e suo fratello si trovano e si perdono continuamente come se il loro legame fosse un vincolo e una zavorra in un mondo ostile che premia solo chi riesce con la violenza a sottomettere gli altri. 

I due sopravvivono, assuefatti alla loro condizione di precarietà senza avere mai la forza di cambiare prospettiva e di varcare il muro che separa la Danimarca da cartolina dall'inferno in cui sono cresciuti.

Jonas T. Bengtsson risparmia ogni giudizio morale; mette in sequenza fatti, persone, luoghi, senza identificare mai il responsabile della disfatta dei personaggi. 

La società? Il momento storico? 
La madre alcolizzata? 
Forse semplicemente il nichilismo dei due fratelli. 

Il ritratto freddo e spietato di una Copenaghen fatta di una disperazione che potrebbe essere quella di qualsiasi periferia, con Tivoli e la Sirenetta appena dietro l'angolo.

Scritto da Laura Ferloni, NaiFer



“Gammeldags æblekage”
Torta di mele danese all’antica: pronta in 8 minuti e senza forno.



Ingredienti (suddivisi per strati): 



- 2/3 mele grandi (300/400 gr al netto degli scarti)

- 2 cucchiai d’acqua

- 100 gr zucchero bianco o di canna
- 1 limone
- cannella
————
- 80 gr pangrattato
- 50 gr zucchero bianco
- 50 burro
- 80 gr biscotti secchi
————
- 200 ml panna
- 2 cucchiai zucchero
- cannella per guarnire 


Si tratta di un dolce povero, a basso costo e preparato con pochissimi ingredienti. È una torta non torta dato che non richiede l’uso del forno, non ha la forma di una torta ed è in pratica un dolce al cucchiaio.  La ricetta originale prevede di aggiungere come guarnizione dei Macaroon sbriciolati, biscotti molto simili ai nostri amaretti. In mancanza di questi, tuttavia, vanno benissimo anche i biscotti secchi. 

Procedimento: 
Cuocete per circa 10 minuti le mele tagliate a cubetti con il succo di 1 limone, la scorza, 100 gr di zucchero e 2 cucchiai d’acqua . Appena cotte aggiungere un pizzico di cannella, e lasciare raffreddare un attimo. Nel frattempo che le mele cuociono, in un pentolino sciogliere i 50 gr di burro con i 50 gr di zucchero del secondo dosaggio, quando sono sciolti aggiungere il pangrattato, mescolare bene, sempre sul fuoco, per circa 2-3 minuti, finchè il pangrattato non diventa leggermente dorato. Spengere e mettere da parte. Sbriciolare i biscotti con le mani, oppure pestarli con un batticarne, ma lasciarli grossolani. Montare la panna con i 2 cucchiai di zucchero a consistenza semimontata. 

Impiattamento: 
In una tazza mettere le mele, poi il crumble croccante di pangrattato, poi i biscotti sbriciolati, infine la panna semimontata e spolverizzare di cannella con le dita (come per mettere il sale) sopra per guarnire.

Scritto da Laura Baschirotto, NaiFer






"Non è mica la morte che importa, 
è la tristezza, è la malinconia. 
Lo stupore. 
Le poche buone persone che piangono nella notte. 
La poca buona gente."

Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia, 1972










martedì 6 gennaio 2015

Il Wasabi Dress di H-E-I-M-A


Heima, il film. Premiato al Reykjavík International Film Festival il 27 settembre 2007; è stato rilasciato il 5 novembre 2007 (il 4 dicembre in Nord America) in due edizioni.  
Dopo un lunghissimo tour internazionale, i Sigur Rós, accompagnati dal quartetto di archi femminili Amiina, organizzano una serie di concerti gratuiti localizzandoli in punti strategici e significativi della loro terra. 

Due grandi session all'aperto a Miklatún e a Ásbyrgi ed altri piccoli live a Ólafsvík, Ísafjörður, Djúpavík, Háls, Öxnadalur e Seyðisfjörðu. Il più significativo fu il concerto di protesta a Snæfellsskála, contro la costruzione di una diga a scopo industriale, suonato tutto e volutamente unplugged per dimostrare "l'alternativa", quel rispetto che la nostra terra merita esattamente quanto noi stessi.

Il documentario, inoltre, comprende un concerto acustico, suonato per la famiglia e gli amici, al Gamla Borg, un piccolo café, nella piccola cittadina di Borg.

Un DVD difficile da descrivere, in cui il contenuto ha un valore profondo ed inestimabile. Una terra meravigliosa mossa dal vento, letteralmente folgorante con un valore sentimentale sincero e commovente dove i Sigur Rós si muovono tra spazi sconfinati lontano dalla definizione di luogo moderno. 

Aquiloni alti nel cielo, bambini che sorridono, anziani che camminano con i loro bastoni su sentieri deserti insieme a giovani donne, pescatori, ragazzi. 
Suonando spesso senza neanche un palco, accordando strumenti tra la gente, parlando con le loro persone, in mezzo agli spazi dove sono cresciuti.

Tutto il senso delle loro sonorità non potrebbe trovare migliore dimora se non "a casa". Un'esperienza da far fare ai nostri occhi saturi di tecnologie e velocità. 

Concedetevelo; davvero.

Il trailer


Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer




Islanda d'inverno, un'alba infinita.

Heima, casa. É proprio la sensazione di essere a casa che invade non appena gli scarponi toccano il terreno ghiacciato di Keflavik.

L'aria gelida dell'artico si insinua dolorosamente nei polmoni rievocando il giorno del pianto primordiale. Rinascita.

L'Islanda d'inverno è un mondo a sé; il giorno dura pochissimo, ma la qualità della luce è incredibile. Un'alba che sconfina nel tramonto, avvolgendo la terra in una coperta dai colori del fuoco.

Spostarsi non è semplice, serve un 4x4 con buone gomme invernali e parecchia prudenza; ogni mattina è indispensabile consultare il sito della rete stradale Islandese per verificare che sul percorso programmato non ci siano strade chiuse e che le condizioni generali delle altre siano buone. 

Una volta lasciata Reykjavik e la strada nr. 1, si aprono diverse possibilità. 

Andare a sud verso Vik comporta quasi tre ore di viaggio di cui gli ultimi km su strade secondarie quasi sempre ghiacciate e difficilmente percorribili, ma se si riesce a raggiungere il promontorio di Dyrolahey l’impatto è letteralmente da togliere il fiato. Neve a perdita d’occhio, una lingua di sabbia nera e l’oceano; scogliere e l’orizzonte con il sole bassissimo. 

Anche il classico giro tra Þingvellir, Geysir e Gulfoss ha un fascino irresistibile e i paesaggi vestiti di ghiaccio promettono ricordi indelebili. 

Un’altra alternativa meno conosciuta ma altrettanto emozionante è l’itinerario tra Hafnarfjörður e Þorlákshöfn lungo la 42 che costeggia lo splendido Lago Kleifarvatn tra campi di lava e le solfatare multicolori di Krysuvik.

Rimanere a Reykjavik non permette sicuramente di catturare l’energia dell’Islanda, però si tratta comunque di un’esperienza interessante. Lungo il Laugavegur, la strada dello shopping, si trovano negozi di marchi indipendenti e di giovani designer Islandesi, gallerie, negozi di musica, locali. Sulla collina appena ad est si staglia la modernissima e controversa Hallgrimskirkja dal cui campanile c’è la più bella visuale sui tetti colorati della città.

Reykjavik però si gira in un paio d’ore, poi ci si deve dedicare all’attività sociale più praticata dagli Islandesi, il rito della piscina. Ogni quartiere ha la sua splendida e nuovissima piscina, rigorosamente all’aperto e riscaldata grazie all’energia geotermica, dove tutti, ma proprio tutti, chiacchierano, discutono nuovi progetti di business, intrecciano relazioni passando da una vasca di acqua bollente all’altra.

Passare le feste di fine anno in Islanda è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita; la sera del 31 Dicembre gli Islandesi si riuniscono attorno a degli enormi falò con una birra in mano aspettando l’anno nuovo mentre migliaia di fuochi d’artificio illuminano il cielo di Reykjavik. Il rito del primo dell’anno invece prevede un bagno, rigorosamente vestiti da sera, nel mare artico sulla spiaggia di Ylströnd per poi tuffarsi nella hot pot con vista sulla baia.

Il freddo pungente, il vento, la pioggia, il buio. L’inverno Islandese è anche questo, ma quando il sole dietro le nuvole sfilacciate avvolge la natura grezza, appuntita, tagliente con la sua carezza rosa tutto diventa relativo e quella terra forte, estrema, ti strappa la promessa di tornare. Presto. Perché l’Islanda è questo, heima.



Il circo dell’Arte e del Dolore – Guðrun Minervudottir

“Si mise seduta sul letto e sentì la rabbia montarle dentro, o forse non era rabbia ma solo paura. A volte era difficile distinguere le due cose. Spesso le veniva il batticuore per l’insicurezza quando dormiva fino a tardi; come se si fosse persa qualcosa di importante, se si fosse dormita la vita e fosse troppo tardi per tutto.”

Yosoy è un circo permanente alla periferia di Reykjavik dove vengono messi in scena due volte al mese dei numeri grotteschi e surreali il cui fine è di spingere al limite le possibilità del corpo umano. Al limite del dolore sopportabile, al limite del possibile. 

Madame partecipa ad una competizione che fa muovere l’ignaro Olafur come una pedina all’interno di Yosoy perché il suo scopo è quello di vincere la gara. Chi vince riceve un premio che cambia radicalmente la vita, ma i partecipanti giocano alla cieca, nessuno sa fino al momento della premiazione quale sia l’ambito premio.

Strani personaggi intrecciano le loro vite in questo romanzo, narratori diversi srotolano le loro storie senza mai arrivare alla certezza. Un libro profondo e scioccante, una riflessione lucida e cinica sul significato del dolore fisico e morale.

Un romanzo in cui la riflessione filosofica è preponderante sull’azione, dove la staticità fa da specchio ai lunghi inverni Islandesi e l’atmosfera intorpidita e onirica rimanda al chiarore ovattato delle corte giornate artiche.


Scritto da Laura Ferloni, NaiFer






"Nú er ég loks kominn heim"

- Adesso sono finalmente a casa -






lunedì 22 dicembre 2014

SPECIAL - "Highline Meeting" l'arte di dormire sospesi nel vuoto

Dal 2013, intorno alla metà di Settembre sul Monte Piana, Dolomiti, si svolge uno dei piu' importanti e scenografici raduni non competitivi di slackliners, l'Highline Meeting. 

Decine di amache colorate appese nel vuoto tra pareti di granito rosa, con il sole che scompare dietro alla vetta, rappresentano lo scatto perfetto per chi ama la montagna e l'adrenalina.

Quando camminare in equilibrio su una fettuccia tesa tra due alberi non basta piu', quando per superare i propri limiti si cerca di sfiorare l'infinito, la vertigine dell'orizzonte, dallo slaklining si passa naturalmente all'higline dove il nastro collega due punti a centinaia di metri d'altezza.

Sportivi professionisti, principianti, amanti della montagna, profeti dell'estremo si raccolgono al campo base a piu' di 2000 m di altezza, sopra il Lago di Misurina per un'esperienza di condivisione, di sfida e di spazi senza confini.

La settimana dell'Highline Meeting richiama sportivi da tutto il mondo; i nastri colorati tesi tra le rocce sopra l'abisso sono il palco di una rappresentazione surreale e magica. Persone che camminano, danzano, dormono sospese nel vuoto ci fanno riflettere sulla precarietà e sull'equilibrio simbolico della vita. 

La scelta di questi luoghi come ambientazione dell'Highline Meeting non é casuale: durante la Prima Guerra Mondiale tra queste cime piu' di 15.000 giovani soldati sono morti tra l'odio e l'eco delle granate; oggi per non dimenticare si celebrano la libertà, l'equilibrio, la passione per la vita; ogni sera all'ora del tramonto é previsto un momento di contemplazione del sole nel silenzio perfetto che solo l'alta montagna é capace di regalare.

La lezione é tanto semplice quanto spiazzante: essere sospesi nel vuoto insegna il rispetto per una prospettiva differente, per un punto di vista diverso dall'ordinario.


Scritto da Laura Ferloni, NaiFer