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venerdì 10 novembre 2017

SPECIAL - Astenersi romantici e sognatori

Piattaforma, nel centro del mondo*
Michel Houellebecq

"È nel rapporto con gli altri che si prende coscienza di sé: ed è proprio questo a rendere insopportabile il rapporto con gli altri."

Sgradevole, provocatore, irritante; Houellebecq indugia con compiacimento nella volgarità, nell'allusione razzista, nella pornografia più cruda. 

Come sempre però dipinge con genialità una realtà distopica, il declino morale della società postmoderna, l'impressione di non solidità della vita contemporanea.

Michel, classica icona della mediocrità contemporanea, perde improvvisamente il padre e decide di partire per la Thailandia, impero del sesso a pagamento, per concedersi una pausa di oblio consolatorio. Nel paradiso tropicale, dove l'antropizzazione ha raggiunto livelli inimmaginabili e il turismo é ormai l'unica risorsa, incontra Valérie e con lei ed un altro socio decide di aprire una catena di villaggi tematici, dove il tema é il turismo sessuale. 

Naturalmente, dopo un iniziale successo travolgente, nulla andrà come previsto.

Tra digressioni sulla macroeconomia, riflessioni corredate da statistiche reali sull'industria del turismo e incursioni di personaggi secondari, Houellebecq confonde, distrae, ipnotizza.

Il finale, di una banalità sconcertante, non fa che sottolineare quanto questo libro sia frutto di un'attento studio e non di una folgorazione creativa.

Un libro estremamente sottile, intellettuale. 
*Astenersi romantici e sognatori. 

Scritto da Laura Ferloni

martedì 2 settembre 2014

This Empty Northern Hemisphere di Gregory Alan Isakov

Nato in Sud Africa e cresciuto a Philadelphia, Gregory Alan Isakov ha viaggiato senza sosta per molti anni fino all'arrivo in Colorado. Solo la musica é sempre stata la sua unica costante, il suo sentirsi "a casa".

“I’ve always had this sense about music and writing, that I sort of have to do it. Like I’ll implode without it. I probably wouldn’t do it if I felt any other way.”


In un'intervista con Kim Ruehl, Isakov spiazza il suo pubblico dichiarando che per lui non servono più di due settimane per scrivere e realizzare un brano. 
Quello che d'impatto sembrò una presa di posizione superba si rivelò tutt'altro. 
Il discorso infatti virò sulla difesa di una lirica onesta, spontanea e pulita



E' proprio questo che colpisce in This Empty Northern Hemisphere; album autoprodotto nel 2009.


La copertina descrive perfettamente questo concetto. Un grottesco volto anni '60 ironicamente posto in quel buio malinconico del nostro pensiero notturno.


Un album introspettivo che nasconde il suo segreto soprattutto per i luoghi in cui é stato registrato. Una libreria chiusa, il suo piccolo appartamento, la casa di Brandi Carlile. 

Senza pretese, al solo ed unico contatto tra anima e cuore, nasce una collezione incandescente che scivola tra struttura e poesia, tra semplicità e armonia. Arrangiamenti che diffondono luci ed ombre, in quelle porte che lui stesso spalanca nelle sue proverbiali aperture, non possono fare a meno che essere apprezzate nella loro totalità.

Un cantautore con grande gusto per la lirica.

Il nuovo Tour é iniziato. Sarebbe meraviglioso vederlo il 21 Ottobre nel cuore di Londra se non il 1 Novembre sotto il cielo Berlino.



" This Empty Northern Hemisphere, Gregory Alan Isakov"
Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer



Il Wasabi Dress di 
"This Empty Northern Hemisphere":

Stone Town, Tanzania - Stone Town è una città dove l'Africa si fonde con l'oriente, dove donne velate camminano veloci nei vicoli stretti con ceste enormi di frutta sulla testa, dove i muezzin chiacchierano con i pastori anglicani mentre minareti e campanili si specchiano paralleli nell'oceano.

La capitale dell'isola di Zanzibar ha subito numerose dominazioni, dagli sceicchi Omaniti ai Portoghesi, ed è stata per secoli il fulcro di importanti scambi commerciali con l'India e con tutta la penisola Arabica; grazie a questa policromia culturale Stone Town è una città ricchissima di suggestioni, di odori, di storie.

Palazzi in stile arabo affiancano edifici coloniali, mentre i più bei portoni intarsiati in legno colorato si scoprono solo perdendosi nel labirinto della città vecchia che sa di cannella e di chiodi di garofano; uno sciame silenzioso di artigiani lavora in atelier talmente piccoli e vicini da sembrare un alveare in piena attività.

Una passeggiata al mercato coperto Darajani Market è un'esperienza forte, diametralmente opposta all'asettico ordine dei supermercati occidentali; frutta dall'odore pungente, pesci ancora vivi, banchi di carne dalle condizioni igieniche discutibili, colori decisi di stoffe e vestiti, grida e risate si fissano nello sguardo di chi osserva da lontano. 

Prima di lasciare la città vecchia per spostarsi verso l'oceano è doveroso visitare l'ex mercato degli schiavi che oggi è un memoriale, essenziale e sobrio e forse per questo ancora più toccante. 

L'atmosfera sul lungomare è più rilassata, i bambini si tuffano dai moli del vecchio porto e gli uomini giocano a bao sotto il big tree, un enorme ficus piantato nel 1911 che oggi è il simbolo di questa zona della città.

Il momento migliore per passeggiare lungo l'oceano è il tardo pomeriggio, in modo da potersi fermare per un aperitivo all'Africa House, hotel dal fascino decadente con una spendida terrazza panoramica.

I tramonti, si sa, si assomigliano tutti pero' il rito dell'aspettare insieme a dei perfetti sconosciuti che il sole scenda fino a scomparire nell'oceano uniti solo da un gin tonic, è qualcosa di davvero emozionante.

*Voli a/r da Milano e Roma a partire da 600 €, Appartamenti su Airbnb a partire da 70 €



Selvaggi amori, Calixthe Beyala

"Ogni donna ha in sé un uomo che vuole uccidere" dissi accarezzandole i capelli. 
"Ne sono certa" aggiunsi fidandomi del mio istinto.
"Io ce l'ho nel sangue" piagnucolò.
"Strappatelo via" dissi cullandola tra le braccia.

Protagonista indiscussa di Selvaggi Amori è l'Africa; un'Africa vera, che pero' vive all'interno di Parigi nel quartiere di Belleville. Non si tratta di un'Africa ricostruita, ma semplicemente trasportata. 

Eve Marie, detta Bella Sorpresa, si è trasferita dal Cameroun a Belleville da molti anni e lavora come prostituta nel locale del signor Trenta per Cento.

Superata la quarantina, decide di cedere alla proposta di matrimonio di un poeta disoccupato e bianco.
La comunità africana si raccoglie intorno a questa strana coppia, tra litigi e tradimenti, tra omicidi e amori impossibili, nuove vocazioni letterarie e adozioni improbabili.

Tutto ruota intorno al ristorante Africano che Eve Marie apre clandestinamente all'interno dell'appartamento in cui vive e che fa da palco alle interpretazioni dei personaggi bizzarri che popolano il romanzo.

Callixthe Beyala ama parlare della sua terra e lo fa con uno stile incisivo, ironico, con uno sguardo canzonatorio nel raccontare il rapporto tra bianchi e neri. 

Selvaggi amori è un romanzo che fa sorridere, ma che lascia un retrogusto amaro come il cibo che Eve Marie piu' di ogni altra cosa ama condividere.



"Stone Town e Selvaggi amori"
Scritto da Laura Ferloni, NaiFer




"Il bello della musica è 
che quando ti colpisce non senti dolore."
Bob Dylan








martedì 19 agosto 2014

If a had a Boat di James Vincent McMorrow

*Link diretto YouTube

James Vincent McMorrow, nato a Dublino il 14 Gennaio 1983, debuttò con "Early in the morning" in Irlanda nel Febbraio 2010, e negli Stati Uniti un anno dopo, con grande successo.



Cantautore irlandese inizialmente associabile a personalità come Bon Iver e Keaton Henson, il 27 maggio 2011 fece parlare molto di lui al punto di essere paragonato all'inimitabile Jeff Buckley, nel suo esordio televisivo nel Regno Unito, su BBC Two Later con Jools Holland.



Il suo ingresso intimo ed introspettivo, tramite il primo album, descriveva un McMorrow pervaso di atmosfere visionarie cariche di quelle terre d'origine dove è nato e cresciuto. 

Un folk sentimentale quello di "Early in the morning" completamente stravolto due anni dopo con "Post Tropical"; album che "ribaltò" letteralmente il pubblico in un ambiente più Soul, R&B e pieno di quell'esotico sapore tropicale che fu una sorpresa.

Il suo filo conduttore però resta tangibile nel suo bucolico lirismo, sofisticato e delicato quanto potente, tra falsetti irraggiungibili ed inserti elettronici.

Senza fretta e senza foga McMorrow entra nelle viscere, nello stomaco; sfiorando note incredibili nelle sue oniriche sonorità. La critica premia il suo essere perfezionista quanto diretto. Proprio per questo riceverà, nel Gennaio 2012, il premio europeo Border Breakers.

Per quanto "Post Tropical" possa aver stupito per la sua ardita ricerca tra orchestrazioni gospel e sintetizzazioni d'avanguardia, McMorrow resta orgoglioso del suo primo album.

“I’m so proud of that album, but I never longed to be a guy with a guitar. You play these songs live as best you can, and suddenly you’re a Folk musician. But the texture of this record is completely different. This is the kind of stuff I actually listen to.”

"If a had a Boat", la prima canzone del suo primo album; la sua anima e il suo cuore in un esplosivo ingresso nel territorio musicale.

Aveva con questo già fatto capire chi era e di cosa poteva essere capace. 
Un ingresso in scena con pochi precedenti.

"If a had a Boat di James Vincent McMorrow"
Scritto da Federica Marta Puglisi, Naifer


Il Wasabi Dress di "If a had a Boat":


"Marsiglia non è una città per turisti. Non c'è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, cio' che c'è da vedere si lascia vedere". 
Jean Claude Izzo

Marsiglia non è una città. Marsiglia è l'essenza del Mediterraneo, è l'insieme dei suoi odori, dei suoi colori, della sua gente.


Marsiglia, per poterla amare va capita. Bisogna inderogabilmente perdersi tra i vicoli del Panier, tra lenzuola stese e odore di cumino; é necessario bere un paio di pastis in un baretto sul Vieux Port. 



Il Vieux Port poi, va attraversato in traghetto, come ama fare Fabio Montale nella Trilogia Marsigliese, per vedere la città dal mare.



Marsiglia è una città di migranti, di gente di passaggio, di marinai, di disperati e di francesi duri, ruvidi; per capire Marsiglia ad un certo punto si devono voltare le spalle al mare e guardare verso le banlieues, città satellite dove la violenza è direttamente proporzionale alle tensioni sociali.


Poi, con la consapevolezza negli occhi, ci si può di nuovo girare verso il Mediterraneo e le sue calanques, con l'acqua cristallina, le barche colorate dei pescatori e alcuni dei sentieri più belli della Francia.

Marsiglia sorprende anche per la sua ricchezza artistica, dal nuovissimo MuCEM il Museo delle Civiltà dell'Europa e del Mediterraneo alla Cité Radieuse di Le Corbusier, visionario esperimento urbanistico dei primi anni '50 visitabile tramite l'Uffico del Turismo.

La Friche è un altra scomessa vinta, una vecchia fabbrica di tabacco nel quartiere Belle de Mai riconvertita negli ultimi due decenni in spazio culturale dedicato alla creazione e sperimentazione artistica contemporanea.

La cucina è un'altro degli aspetti di Marsiglia che unisce, accoglie, invita passando da un aperitivo al bar Des Maraichers nel quartiere di La Plaine a un cous cous e una tazza di chorba Algerina in una delle trattorie nel suk di Belsunce, a un ristorante stellato al porto.

*Volo a/r da Roma Fiumicino da  75 €, Appartamenti su Airbnb da 50 €




Marinai perduti - Jean Claude Izzo

“Vedi” disse indicando il largo. “Abbiamo navigato per tutta la vita, e allora? Non abbiamo trovato niente. Né da questa parte dell’orizzonte né dall’altra. Niente. E allora?”

“Non c’è niente da trovare Abdul. Questa è la verità. Niente da cercare. Niente da trovare. E niente da provare”

Marinai Perduti è la storia di tre marinai, di tre uomini archetipo della sconfitta. 

Il libanese Abdul, il greco Diamantis e il turco Nedim si trovano soli sulla Aldebaran, una nave cargo sequestrata per il fallimento dell'armatore nel porto di Marsiglia.

I tre uomini, raccontandosi l'un l'altro svelano principalmente a se stessi rimpianti sepolti in fondo alla memoria e sogni dimenticati e corrosi dalla salsedine che ha accompagnato le loro vite.

Tre vite, tre fallimenti diversi ma con il Mediterraneo come terreno comune. 




"Marsiglia e Marinai perduti"

Scritto da Laura Ferloni, Naifer






"La prima cosa per fare musica è non fare rumore."
José Bergamín, El cohete y la estrella; La cabeza a pájaros, 1981