giovedì 26 ottobre 2017

Il Wasabi Dress dei Belize - Intervista

Dopo il primo singolo "Pianosequenza", suonato durante le selezioni di X Factor, siamo rimasti estremamente stupiti da questi quattro ragazzi di Varese. 
Qualcosa in loro li rendeva elegantemente diversi dalla scena pop che li circondava; abbiamo quindi pensato di approfondire la nostra conoscenza intervistandoli per farvi vedere le sorprese che nasconde il panorama indie italiano.


Foto di Dalì Geralle

"Superman" il nuovo video
realizzato da Giacomo Fumagalli - Aloha Project
Chi sono i "Belize"?

I Belize sono Riccardo, Mattia, Federico e Yed.

Non siamo amici di una vita, ne tanto meno compagni di liceo o altro. Suoniamo insieme perché abbiamo voluto creare insieme i Belize, con un idea chiara in testa ma soprattutto con la voglia di “giocare” insieme con la musica.

Siamo persone molto diverse e stiamo imparando a convivere solo ora, dopo 4 anni di relazione.

Abbiamo deciso di iniziare questo progetto insieme anche grazie alle “skills” che vanno oltre lo strumento che suoniamo dal vivo: Mattia oltre che chitarrista è anche il produttore principale delle nostre basi, affiancato da Yed (basso) che è un informatico di giorno e Sound Engineer di notte, Federico (batteria) cura la parte video e io (Riccardo) mi occupo con Federico di seguire tutta la parte “creativa” e grafica. 

Come nasce questa band?

Io e Mattia suonavamo in una band di impronta più indie rock, un po' per caso abbiamo scoperto una passione comune per “Entroducing” di Dj Shadow e abbiamo deciso di provare a fare delle canzoni con basi prese dal mondo Hip Hop e unirle ad un cantato Italiano più melodico. Successivamente sono entrati nel progetto anche Federico e Yed con i quali siamo riusciti a concretizzare il tutto

Disponibili i pre-order iTunes dell'EP "Replica"
Etichetta: Ghost Records / Artwork: Aloha Project
Quali sono i vostri progetti?

Ci stiamo dedicando alla nostra musica con grande passione e dedizione (lavoriamo 5 giorni a settimana e il weekend lo passiamo chiusi in un garage a Varese) perchè ci viene naturale farlo. Ora pubblicheremo il nuovo EP, ci concentreremo sul live, continuiamo a cambiarlo e rimetterlo in discussione (una volta puoi trovarci sul palco tutti in piedi un'altra tutti seduti) e spero il prima possibile di registrare nuova musica.

Le vostre più grandi fonti di ispirazione?

Sicuramente Entroducing di Dj Shadow, ma anche tantissimo Damon Albarn, Tv on The Radio e il Trip Hop della scena di Bristol.

Tra le nostre influenze c'è anche tanta musica italiana, da Dalla a Sferaebbasta.

Cosa vi ha lasciato l'esperienza di X-Factor?

Forse la parte migliore, più che quella musicale, è stata quella umana. Tra concorrenti e professionisti che lavorano dietro le quinte si è creato da subito un ottimo rapporto ed è stato molto interessante vedere come funziona uno show televisivo.

Io ho sempre guardato il programma, ma mai pensato di parteciparci, quest'anno sto provando a vederlo, ma non ci riesco, non riesco più a viverlo come un intrattenimento televisivo. Questo non so se sia un bene o un male... Ah poi ci ha lasciato anche la mail di Manuel Agnelli :)


Come potreste descrivervi in una parola?

Notturni



Il Wasabi Dress dei Belize:


Partirei da "Milano" di Lucio Dalla, quando abbiamo iniziato non avevo mai scritto un testo dall'inizio alla fine di senso compiuto e Lucio mi ha dato una grandissima mano.

La canzone invece la lego a "Un Amore" di Dino Buzzati, un libro che nelle nostre canzoni c'è quasi in tutti i testi. Ormai da Varese ci siamo trasferiti tutti a Milano e questo libro VA LETTO per capire come vive e di cosa di nutre la città.


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I Belize presenteranno il loro EP con due release party ufficiali:  

11. Novembre 2017 - Cantine Coopuf - VARESE - biglietti 
24 Novembre 2017 - Circolo Magnolia - MILANO   



Intervista a cura di Federica Marta Puglisi 
con l'importante e fondamentale aiuto di Francesco Italiano, SmcItalia

Un ringraziamento speciale a Riccardo, Mattia, Federico e Yed

martedì 24 ottobre 2017

SPECIAL - Sigur Rós irriverenti

C'è voluto un attimo di tempo per metabolizzare quanto accaduto al Mediolanum Forum lo scorso 17 Ottobre 2017. 

Giorno dell'unica data italiana dei Sigur Rós.

Le aspettative durante l'acquisto di un biglietto per artisti di questo calibro sono sempre molto alte. Ti senti quasi prescelto dal dono della comprensione universale; di saper capire e codificare prelibati messaggi subliminali.

Eccoti quindi seduto, tra gli spalti gremiti di persone che mai ti aspettavi, pronto ad essere accarezzato dalle delicatissime sonorità nordiche.

E poi... poi un irriverente uragano in sala a mettere alla prova anche il timpano più preparato.

Tra lo stupore collettivo, un muro sintetico iniziò a materializzarsi violento in un palco che sembrava persino troppo piccolo per questa "nuova" band. 
Immagini geometriche volteggiavano nello spazio completando perfettamente questo stravagante pacchetto. Una rivelazione certamente burrascosa ma molto sincera, questo è senz'altro da ammettere.

Nessun inganno, nessun perbenismo e nessuna misura di tutela. 

Sono certa che chi conosce bene questa band abbia provato un immenso orgoglio nonostante l'inevitabile inquietudine.

Scritto da Federica Marta Puglisi

domenica 22 ottobre 2017

SPECIAL - Manchester by the sea - Il parere di Wasabi Dress

In qualità di autore, sceneggiatore e regista; Kenneth Lonergan questa volta ha deciso di colpire forte, fortissimo. 
Per - Manchester by the sea - è quasi difficile trovare un aggettivo, perchè "bellissimo" in questo caso è fortemente fuori luogo.


Intenso, denso, complesso e profondamente doloroso. Un vortice prepotente che ti prende e ti scaraventa una volta a destra e una volta a sinistra; come in preda ad una barca troppo leggera su un mare troppo incazzato. Ma tutto nell'assoluto silenzio. 


Costruita su un meccanismo emotivo violentemente reale, questa pellicola trascina lo spettatore dentro ogni abisso, fino in fondo. Fuori da ogni previsione e dentro il susseguirsi tangibile dei giorni, delle ore, dei minuti che scorrono inesorabili.

Un Casey Affleck magistrale. Un uragano congelato; pieno di rabbia, malinconia, rassegnazione.

Quando un film merita ogni premio preso e previsto. 
10/10

Scritto da Federica Marta Puglisi

venerdì 10 febbraio 2017

Nuovo Storytelling al Millenote Club

Dopo il successo della prima serata, il Millenote Club propone un altro Storytelling.
Nuovi racconti tratti sempre dalla raccolta "Sala d'Attesa".

Quattro attrici, un attore, una scrittrice.
Dieci storie pazzesche.



mercoledì 21 dicembre 2016

SPECIAL - "Vale la pena vederlo" - 11 film per le vostre vacanze

Il tempo passa ed i buoni propositi restano. Per questo Natale, Wasabi Dress ha pensato di regalarvi un elenco di 11 film che potrete gustarvi durante le vostre vacanze.

È sicuramente un mix variopinto ma di grande spessore.

"Vale la pena vederlo" questa è la nostra sintesi.



- Biutiful
2010 - Regia di Alejandro González Iñárritu
Intenso, triste. Pieno d'amore e considerazione. Quando accettare le condizioni è il compromesso più estremo.


Captain Fantastic
2016 - Regia di Matt Ross
Una scommessa sulla vita, una mano sulla coscienza, una rivalutazione di tutti i valori reali ed imposti. 


The life of David Gale
2003 - Regia di Alan Parker
Coraggioso. Una scalata sociale verso l'importanza dei diritti dell'essere umano.


- Il treno per il Darjeeling
2007 - Regia di Was Anderson
Ironico, divertente e variopinto. Un viaggio sui binari della macchina da presa.


- Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza
2014 - Regia di Roy Andersson
Sarcastico e crudo. Da "morire" dal ridere. (Per pochi)


- Mystic River
2003 - Regia di Clint Eastwood
Violento, cupo ed indulgente. Un buco allo stomaco.


- Room
2016 - Regia di Lenny Abrahamson
Soffocante e delirante. Una costante sopravvivenza.


- Anomalisa
2015 - Regia di Charlie Kaufman e Duke Johnson
L'unico film d'animazione capace di sorpassare la realtà. Ordinario. Vero.


- Her
2013 - Regia di Spike Jonze
Inglobati nel sistema i nostri cuori battono a batterie. Riflessivo.


- Perfetti sconosciuti
2016 - Regia di Paolo Genovese
Un essere umano è troppo complesso per non essere tridimensionale. Tangibile il disagio.


- Storie pazzesche
2014 - Regia di Damián Szifrón
Geniale e divertente. Quando la vendetta non è solo immaginazione.




Buona Visione e Buone Feste.



Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer.

sabato 19 novembre 2016

Storytelling al Millenote Club



"SALA D'ATTESA" LIVE al MILLENOTE CLUB


Sono dialogi sussurrati, donne e uomini inventati,
scolpiti in situazioni reali, romanzati, raccontati fin dentro le loro pieghe.

Storie di persone normali dalle quali traiamo suggestioni
e con le quali continuiamo a dialogare lettura dopo lettura,
calando i personaggi in una quotidianità pettinata,

dalle sonorità milanesi ed europee,
traslando i testi in una fusione di musica
e storie che hanno il sapore del nostro tempo.

Dettagli di vite normali;
storie di nervi e sangue caldo; e di vita che ci scorre attorno;
come anime che riempiono una comune sala d'attesa,
densa di silenzio e di pensieri complicati dai toni ora scanzonati ora disperati.

Un fiume di parole, un cumulo di pensieri e ragionamenti,
raccontati ed interpretati in racconti brevi.

Puliti. Diritti.
Senza bisogno di aggiungere altro.







Per informazioni o per prenotare un tavolo scrivici su facebook.
Per suonare a Millenote Club scrivi a info.millenote@gmail.com

Puoi contattarci anche telefonicamente: Alessandro +39 334 9230 445

martedì 8 settembre 2015

SPECIAL - Una libreria di vestiti? Nasce ad Amsterdam il fashion sharing

http://www.lena-library.com
Dopo il car sharing, il coworking, il book crossing si prospetta l'ascesa straordinaria di un nuovo stile di condivisione: il fashion sharing. 

Una boutique come tante altre, in centro ad Amsterdam, ma con una collezione attentamente studiata di capi vintage, di stilisti emergenti, di designer attenti al lato green; i vestiti però non sono in vendita. Si prendono in prestito, come fossero libri in una biblioteca. Invece della carta di credito, una tessera a punti.

Ad ogni capo é attribuito un punteggio, dai 25 punti per un top ai 100 punti per un capo di design, e ogni tessera a seconda del tipo di abbonamento scelto dà la possibilità di prendere in prestito, per un periodo di tempo illimitato, capi per 100, 200, 300 punti. E la possibilità di cambiarli in qualsiasi momento; se poi proprio ci si innamora, il vestito si puo' anche decidere di comprarlo.

Un'armadio in continua evoluzione da cui attingere a seconda del mood del momento. 
Un sogno per molte donne.

La filosofia che sta dietro a quest'idea é quella di un consumo intelligente che va in controtendenza rispetto alla pratica corrente dell'usa e getta; le quattro imprenditrici che hanno creato questa biblioteca dedicata alle fashion victims lanciano un messaggio molto forte: la moda deve essere soprattutto qualità, i capi devono durare nel tempo, si deve riscoprire il lato artigianale dell'abbigliamento e il piacere di condividere.

Se l'idea dovesse prendere piede, sarebbe una vera rivoluzione.

Volete mettere la comodità di partire per un viaggio con il solo bagaglio a mano e una tessera della Fashion Library?


Scritto da Laura Ferloni, NaiFer

martedì 28 luglio 2015

INSIDE VERDENA, La prima intervista al nuovo "Verdena"

Foto originale di Luca Cameli
Intervista esclusiva a Giuseppe Chiara. 
Nuovo quarto Verdena.

Intervista esclusiva Wasabi Dress. 
A cura di Roberto Panighi e  Federica Marta Puglisi. 
Foto di Luca Cameli, Elena Di Vincenzo e Daniele L. Bianchi. 

Chi era Giuseppe Chiara e chi è oggi?
È un po' complicato rispondere. Musicalmente parlando ho iniziato a suonare la chitarra da autodidatta quando avevo 14 anni. A 20 mi sono iscritto al Cpm di Milano per approfondire un po' il jazz e la teoria musicale. Lì ho conosciuto Ekat Bork, un'artista russa/svizzera con la quale ho suonato per circa due anni, in Italia e in Europa. Il resto mi sa che lo sapete già...

Ci racconti il giorno in cui hai messo a fuoco i proprietari della fantomatica inserzione? Come ti sei sentito? Anche se sembrerà una domanda scontata; conoscevi i Verdena anche prima di diventare uno di loro?

Ho scoperto i Verdena quando ero in terza media e da allora sono sempre stati uno dei miei gruppi di riferimento, quindi come puoi immaginare è stato abbastanza uno shock. Prima di ricevere l'email "rivelazione" non avevo neanche osato immaginare che potessero essere loro, ma subito dopo ho fatto 2+2 rileggendo l'annuncio e non ho avuto nessun dubbio. Ovviamente ero felicissimo e incredulo, cosa che dura tutt'ora; spesso durante i concerti ripenso a quanto sia assurdo quello che mi è successo.



Entrare in una band con uno storico così importante, una struttura equilibrata e una forte personalità non dev'essere facile. Come hai gestito emotivamente questo ingresso?

All'inizio ero abbastanza teso, sentivo di avere una grossa responsabilità ed ero anche incuriosito da come avrebbero reagito i fan al mio ingresso nella band. Il mini tour nelle Feltrinelli mi ha aiutato molto a rompere il ghiaccio, visto che spesso arrivavamo sul posto e la gente era già quasi tutta lì ed assisteva anche al soundcheck. Dopo la prima esibizione a Milano, in cui ero bianco come un cadavere, la tensione è sempre andata scemando per fortuna.



Foto originale di Daniele L. Bianchi
Come descriveresti Alberto, Roberta e Luca?
Sono tre personalità molto forti. Comunque sono molto alla mano, mi ci sono trovato subito bene.

Con quale brano ti identifichi di più dell'intera produzione Verdeniana?
Non riesco a identificarmi in un brano in particolare; sono molto affezionato a Spaceman perché è quello che me li ha fatti conoscere. Quando avevo 15 anni è uscito Il
Suicidio dei Samurai e brani come Glamodrama, Phantastica, Far Fisa e 17 Tir nel Cortile hanno contribuito a formare i miei gusti musicali e il mio suono come chitarrista. Comunque in generale Wow è il disco in cui mi ritrovo di più, lo ritengo un capolavoro (Per Sbaglio, Le Scarpe Volanti, Miglioramento, Castelli Per Aria, Nuova Luce sono i miei brani preferiti) e ci sono affezionato anche perché l'ho studiato da cima a fondo, mentre attendevo il responso, per capire se sarei stato in grado di eseguire tutte le parti. L'ultimo brano che mi ha colpito molto invece è stato Vivere di Conseguenza, uno dei più belli da suonare dal vivo.

Sei un musicista, dunque un creativo.. dunque di sicuro hai scritto e scrivi musica: Confermi?
Confermo. 

Cosa scrivi di solito? Che genere ti ispira? Hai proposto qualcosa di tuo su cui lavorare con Alberto, Roberta e Luca?
Quando sono da solo registro molte bozze, che mi piace poi sviluppare insieme ad altri, jammandoci su. Avevo un progetto iniziato da poco con altri due musicisti ("Demian Walrus"), che ovviamente per un po' dovrà rimanere fermo, ma ho intenzione di portarlo avanti. Come generi mi lascio influenzare un po' da tutto, Grunge, Psichedelia, Pop, Elettronica, Funk... Con i Verdena spesso facciamo delle belle jam alle prove ma per ora siamo comunque molto concentrati sul tour.



Foto originale di Elena Di Vincenzo

Passiamo a questo nuovo album. Il suono di Endkadenz è una cosa che fa impazzire gli impianti.

Come vi regolate dal vivo con una scaletta così articolata, con suoni così diversi e complessi?

Ci tenete ad essere fedeli al disco, ve ne fottete tanto avete dei gran tecnici al mixer oppure tirate giù i muri suonando su equilibri così labili da rischiare tracolli di "larsenn" sfonda timpani?
Insomma, per dirla bene.. Quanta attenzione prestate ai vari set-up e quanto margine di errore sui suoni vi concedete quando siete live?
I suoni sono ricreati nel modo più fedele possibile. La cosa più complicata è stata creare una scaletta con un giusto equilibrio fra i suoni dei brani vecchi e nuovi, e allo stesso tempo ridurre al minimo i tempi morti fra un pezzo e l'altro, dovuti ai molti cambi di strumentazione.

Vita da tour: come impiegate il cazzeggio time?
Nel dvd di "Wow" abbiamo visto scene da gita delle superiori, seguendovi un pò in questo tour ho visto Nora correre attorno al Velvet di Rimini, Luca fare lo zietto, insomma sempre un approccio molto morbido, molto umano...nessun albergo dato alle fiamme per intenderci...
Sì, diciamo che i day-off capitano raramente, quindi la normale routine sarebbe: viaggio - soundcheck - cena - concerto. Nei tempi morti si sta comunque intorno al palco e dopo aver suonato si beve qualcosa in camerino o in hotel, spesso tiriamo l'alba, ma è comunque tutto molto tranquillo, niente televisori lanciati dalle finestre! Nei giorni liberi quando si può si va in spiaggia, a visitare un po' le città o nei negozi di dischi.

Una domanda retorica che lasceremo senza risposta ma che ci teniamo a farti. Sei cosciente che sei stato uno dei musicisti più invidiati di questo inizio anno?
Eh sì mi rendo conto di essere stato fortunato. Comunque di pomodori marci non me ne hanno ancora tirati, è un buon segno!



Un ringraziamento speciale a Giuseppe Chiara per la disponibilità, ai fratelli Giussani per la preziosa collaborazione, a Sara Talarico per il supporto, a Luca Cameli, Elena Di Vincenzo e Daniele L. Bianchi per le fotografie.



@wasabidress2015

martedì 9 giugno 2015

Il Wasabi Dress Naïf

"Everything Fall" è l'album d'esordio dei "Come on live Long" scaricabile gratuitamente da Bandcamp.

Registrato con Gavin Glass su un progetto di Scott Halliday nei Orphan Studios di Dublino è stato definito poco allineato alle performance live della band. "Dal vivo è tutta un'altra cosa" dichiara tra le righe il produttore.

Una band che si muove in ambienti colmi di groove, tra atmosfere dinamiche e cariche di pathos elettronici. Un folk-elettrico si potrebbe definire, che acquisisce grande armonia grazie alle voci di Robert Ardiff e Louise Gaffney che brillano su due linee vocali continuamente sovrapposte.

Calcando palchi importanti come all'Electric Picnic hanno fatto parlare di loro.

“One of the best new live bands in Ireland” 
Nialler 9

“An impressive and accomplished beginning.” 
The Irish Times

“Outstanding. Intricate, painstakingly wrought music.” 
Release of the week - The Irish Independent

“Come On Live Long are pretty much untouchable. It’s hard to ask for anything else from a first effort” 
State.ie

“A stellar debut…” 
Hot Press

Non resta che ascoltarli.

Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer


Il WASABI DRESS dei "Come on Live Long":



Nato nel 2004 a Stradbally in Irlanda, contava già 10'000 persone alla sua prima edizione. Battezzato da subito come "The festival of good intentions", l'Electric Picnic diventò presto essenziale nel calendario degli eventi irlandesi arrivando a toccare le 41'000 persone con l'ultima edizione del 29 agosto del 2014.



Un festival che unisce la musica a diversi tipi di arte, estendendosi sul territorio tra palchi e varie attrazioni; dall'arena del Boby and Soul alla zona camping perfettamente organizzata in ogni dettaglio, vinse a 4 anni dalla sua apertura il premio come Miglior Festival Europeo 2010.


Tra gli artisti incredibili esibiti in questi 10 anni figure come i Portishead, Blondie, Beck, Lily Allen, James Vincent McMorrow, Mogway, Hozier, Bjork, Arctic Monkeys, Fatboy Slim, Franz Ferdinand, Sigur Ros, Beirut, Nick Cave, The XX, The Killers e Paolo Nutini.

Eccezionale anche lo scopo del festival che ogni anno devolve in beneficienza i fondi ricavati.

“It’s a chance to escape your day-to-day life and share music and magic in a huge field with complete strangers, many of whom become your best friends for 72 hours.” 
IMAGE Magazine

“Electric Picnic once again served up one of the best festival experiences that you can have. Its winning formula is the sheer amount of side attractions at the festival, relaxed atmosphere and peerless organization”. 
Chasseur Magazine

Vorreste partecipare ai tre giorni previsti 4-5-6 Settembre 2015? 
Spiacenti è SOLD OUT.

Un enorme consolidato successo. Nient'altro da dire.


Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer


Volvo - Erlend Loe
"Fuck you I won't do what you tell me!" Rage Against The Machine 



Il sovversivo Andreas Doppler, che nel capitolo precedente della saga decide di lasciare la sua brillante carriera, la moglie, l'ordinatissima società Norvegese per vivere in una tenda con il figlio e un cucciolo di Alce in un bosco non lontano da Oslo, qui si spinge oltre e si incammina con la sua improbabile comitiva verso il confine con la Svezia. 

Non appena lasciata la Norvegia il gruppo incappa in Maj Britt, contemporanea Circe novantenne che con la musica reggae e massicce dosi di hashish incanta Doppler e lo rende strumento delle sue personali vendette nei confronti della Volvo Trucks e del bizzarro vicino Von Borring.

Tra festival musicali, camion, scout, vecchie passioni e altrettanto antichi rancori, disavventure assortite e situazioni imbarazzanti recitano la loro personalissima interpretazione della vita un branco di atipici e irriverenti esemplari umani. 

La trama si sviluppa tra personaggi surreali e prepotenti interventi dell'autore/narratore toccando temi universali con leggerezza e ironia. 

La scrittura lineare, più da sceneggiatura che da romanzo, tratteggia con sarcasmo il conflitto della condizione umana in bilico tra materialismo spinto e ricerca spasmodica del benessere spirituale. 

Un racconto apparentemente superficiale, a tratti naif, che però nasconde una sofisticata esplorazione del concetto di felicità.


Scritto da Laura Ferloni, NaiFer






“Grazie alla musica 
le passioni godono di se stesse” 
F. Nietzsche


martedì 5 maggio 2015

SPECIAL - Va bene, rinuncio a questa T-Shirt

Un esperimento che apre il sipario ad uno scenario non lontano dalla realtà di molte case di produzione low-cost.



Accade a Berlino. 



Una macchinetta, in centro ad una piazza, e un solo slogan. 
"T-Shirt only 2 €"

Molte le persone che, per curiosità e convenienza, si sono avvicinate.
Dopo aver inserito la moneta però tutto cambia. Un video che mostra le condizioni di lavoro per la produzione della fantomatica "T-Shirt" non   lascia nulla all'immaginazione.

Successivamente una sola e unica domanda sullo schermo: "Vuoi comprarla o vuoi donare?"

Istallata per commemorare il "Fashion Revolution Day", in memoria delle vittime del crollo della fabbrica di abbigliamento Rana Plaza in Bangladesh del 2013, questa iniziativa ha fatto riflettere. E donare.


Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer

martedì 7 aprile 2015

Il Wasabi Dress dei Good Morning Finch - Intervista


Chi sono i Good Morning Finch? 

I Good Morning Finch sono quattro anime erranti, abitano in giro per l’Europa e ogni tanto ritornano in patria per andare al mare e rifugiarsi in sala prove suonando a volumi insostenibili:

John, esperto di complotti della seconda guerra mondiale, dinosauri, Bizzarro Bazar e distorsori per basso.

Gregorio, pasticciere ufficiale della band oltre che chitarrista ed esperto di Sonic Youth.

Lillo, noto anche come Stachanov è quello che registra, registra sempre qualcosa, se non registra produce, se non produce prova riverberi nuovi al fine di registrarli nel prossimo disco. Quando ha tempo suona la chitarra e fa finta di cantare.

Gloria, amante degli esseri viventi, ci sgrida quando attraversiamo i semafori col rosso e picchia sulla batteria più forte di John Bonham, se non la vedete all’opera non ci si crede. 

Come descrivereste il suono di "Gemini"? 

Vibrante, onirico, stellare, extraterrestre, blu, ammaliante ma a volte anche estremamente terreno, viscerale, crudo e passionale. 

Com'è nato questo nuovo album? 

Gemini è nato in sala prove. Subito dopo il tour di Cosmonaut, il nostro precedente EP, avevamo già molto materiale per iniziare a pensare ad un album vero e proprio. Notte elettrica e Atomite erano praticamente già arrangiate e le suonavamo ai concerti. Le vacanze di Natale del 2013 le abbiamo trascorse interamente in sala prove a cercare di esplorare nuove strade alla ricerca di un suono che si discostasse dalle nostre origini puramente post-rock e che ampliasse un po’ l’orizzonte sonoro del nuovo materiale. Sono nate così tutte le altre canzoni. Poi ci siamo ritrovati fino alla fine con un giro di basso di John molto bello ma che non trovava la sua “strada”, così abbiamo rischiato fino all’ultimo di lasciare Amo quando cadi giù fuori dal disco. Poi un giorno a casa di Lillo, poco prima di concludere le registrazioni, è venuto fuori dal nulla l’arrangiamento del pezzo nel giro di due ore e alla fine l’abbiamo registrata. 

Qual è la vostra maggiore fonte di ispirazione?

Molte volte l’ispirazione per un pezzo arriva da un sogno o da uno stato d’animo. E’ difficile stabilire esattamente quale sia il punto di partenza, la scintilla dalla quale poi si sviluppa il fuoco. Sono gli avvenimenti, le esperienze della vita quotidiana che unite magari all’ascolto di un nuovo disco o alla lettura di un libro vanno poi a convergere in un insieme di emozioni e suggestioni che scaturiscono nella musica. A volte è veramente incredibile scoprire di essere esattamente nello stesso “mood” e scrivere ad esempio un testo perfetto per una composizione che aveva scritto un altro membro della band. 

Le date dei vostri prossimi live?

Molto presto organizzeremo una serie di concerti in Italia per la fine dell’estate. Ma contiamo anche di suonare all’estero nell’imminente futuro, ci stiamo lavorando. 

Avete mai recuperato i pianoforti perduti negli oceani? 

Stanno lì sepolti da tonnellate di acqua, ogni tanto andiamo a fargli visita, a portare dei fiori bianchi. Forse un giorno riemergeranno da soli, chissà.


Il Wasabi Dress dei Good Morning Finch:

Da quale brano partireste per creare il vostro personale Wasabi Dress?

Credo che più di un brano si tratti di un album. 

() dei Sigur Rós ha rappresentato una svolta nel nostro modo di ascoltare la musica, nel modo di pensarla e di comporla. 
Poi ovviamente ci sono un sacco di altri dischi e canzoni che hanno influenzato molto il nostro immaginario musicale. Però questo disco ha fatto lo stesso effetto a tutta la band, è così glaciale ma allo stesso tempo sprigiona un’energia pazzesca.





Ci siamo fatti miliardi di viaggi mentali con questo disco! Sarebbe bello prima o poi ascoltarlo in Islanda, lì dov’è nato.




Kafka sulla Spiaggia di Murakami. 
C’è stato un periodo in cui leggevamo contemporaneamente Murakami e ci succedevano un sacco di cose strane legate alle storie dei libri. E’ stato stranissimo.



Intervista a cura di Federica Marta Puglisi, NaiFer
Un ringraziamento speciale a John, Gregorio, Lillo e Gloria
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Per scaricare gratis l’album oppure ordinare una copia fisica:









martedì 10 marzo 2015

Il Wasabi Dress Rumoroso - Intervista ai My Invisible Friend

- Chi sono i "My Invisible Friend"?


I MYIF sono Anna, Cristian, Joe e Roland: non molto di più che tre ragazzi ed una macchina che hanno deciso di cercare nella musica un modo per allontanarsi da quello che è il mondo del quotidiano per rinchiudersi, o aprirsi, in una dimensione intima e condivisa dove è possibile gridare (e forte!) ciò che altrimenti non si potrebbe o vorrebbe. 


Al di là di quelli che possono essere gli ascolti di ciascuno di noi, c'è molto delle nostre diverse personalità in quello che facciamo, proprio perchè lasciamo che sia innanzitutto l'istinto a guidarci. Joe ad esempio è quello “che nasconde”: essendo piuttosto introverso è raro che comunichi in maniera aperta e fa lo stesso anche quando suona. Quello che ha da dire lo seppellisce sotto strati di suono veramente massicci. 

Cristian è sicuramente il più istintivo dei tre ed è capace di passare da minuti interminabili di rumore a melodie pop senza grandi mediazioni. È raro infatti che ciò che suona nello stesso pezzo rimanga uguale, anche a distanza di pochi giorni. 
Anna è quella precisa, in tutto ciò che fa deve esserci una certa stabilità ed un ordine che non deve essere turbato e questo anche quando si suona: non è un caso che vada molto d'accordo con Roland infatti.


- Come nasce questa band?

I My Invisible Friend sono nati più o meno nel tardo 2013, il nucleo iniziale era formato da Cristian e Anna, entrambi reduci da vecchi progetti. L'intenzione è stata sin da subito quella di cercare sonorità che richiamassero quelle di shoegaze, neo-psichedelia e dream pop ed, in generale, di fare qualcosa che più che costruttivo potesse essere innanzitutto liberatorio. 
Dopo una serie di live seguiti da un lungo periodo di inattività, Joe si è aggiunto alla formazione. Da quel momento la fase creativa ha iniziato a prendere una sua forma e dopo mesi trascorsi ad improvvisare lunghe suite strumentali e dopo l'ingresso di Roland (una drum machine) nella band, sono nati i primi pezzi.


- Cosa volete proporre al mercato musicale?


Al mercato musicale vorremmo proporre esattamente quello che sta all'interno di questo EP; un tipo di shoegaze dalle forti influenze neopsichedeliche, che abbandona forse le arie più dreamy per infangarsi in lunghi muri di fuzz e distorsioni.




- Quali sono i vostri progetti?

Senza smettere di comporre, ci piacerebbe suonare quanto più possibile in Italia e in Europa.


- Le vostre più grandi fonti di ispirazione?

Avendo ciascuno di noi gusti piuttosto diversi sono molte le band che ci hanno influenzato. Si va da nomi più “tradizionali” come ad esempio My Bloody Valentine, Jesus and Mary Chain, Slowdive fino a Spacemen 3 e Dead Skeletons che ci hanno ispirati soprattutto a livello di atmosfera. Anche il krautrock di band come i Neu!, in particolare la sua rigidità ritmica nonché le strutture semplici e ripetitive, è un modello per noi. 

A completare il nostro “minestrone” c'è pure il fatto che un certo livello di melodia “sopravviva” ai nostri muri del suono...

Questo è possibile che sia dovuto ad una trascorsa passione per il britpop!


- Quale canzone meglio vi rappresenta?

The perfect needle - The telescopes

Appena ci siamo conosciuti, quando Joe ancora suonava con noi saltuariamente e aveva solo un big muff attaccato in diretto all'amplificatore, decidemmo di andare a vedere i Telescopes a Piacenza, al Tendenze, per vedere come sarebbero stati.
Incerti sulla reazione di Joe, che ancora era abbastanza acerbo da questo punto di vista musicale, speravamo non ci abbandonasse a Piacenza un po' arrabbiato.
Dopo 10 minuti dall'inizio del set, dopo averlo perso di vista, lo ritroviamo in mezzo alla folla assolutamente trasportato dalla violenza di quel gruppo, preso bene da dio. 
Da quella sera capimmo che forse, quella roba lì, poteva fare per noi. Non appena ci ritrovammo per provare, seguirono lunghissime jam di fuzz acidissimi di stampo Telescopes e da lì parte il nostro processo "evolutivo". 

Come andrà e dove andrà a finire, ancora, non lo sappiamo.


- Come potreste descrivervi in una parola?

Rumorosi.

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Contatti diretti con la band:

My Invisible Friend 




Intervista a cura di Federica Marta Puglisi, NaiFer
con la gentile collaborazione di Andrea, Chatty Chicken Press