martedì 28 ottobre 2014

Il Wasabi Dress di "For Now I Am Winter" di Ólafur Arnalds

Nato ventotto anni fa in terra islandese, Ólafur Arnalds é uno dei compositori più giovani e brillanti della scena modern-classic contemporanea. 
Polistrumentista eclettico vanta numerose collaborazioni nella sua fresca carriera già molto prima della pubblicazione del suo disco d'esordio nel 2007 "Eulogy for Evolution", stesso anno in cui registrò il tutto esaurito alla Barbarican Hall di Londra in tour con i Sigur Rós.


Un percorso intenso quello che lo conduce al 2013, l'anno di "For Now I Am Winter" scritto a quattromani con il cantante Arnór Dan Arnarson. 


Dense sezioni d'archi avvolte dalla voce di Arnór Dan Arnarson scivolano su un'elettronica sempre più presente. Loop e sintetizzatori prendono la scena dietro le quinte di questo paesaggio gelido e sterminato, dove ogni ritmo, sembra servire solo per ricordare lo scorrere inesorabile del tempo. La sua inarrivabile sensibilità è tangibile in quel filo conduttore presente tra tutte le tredici tracce.

Un tentativo, un compromesso o forse la prima di una serie di pagine per espandere i propri orizzonti creativi. Un abbraccio tra cantautorato e neoclassicismo, sempre malinconico e minimalista ma intriso di meravigliose sfumature degne del suo titolo.


Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer




Il Wasabi Dress di "For Now I Am Winter ":

Canada: tra natura e silenzio 

Vaste distese di praterie, sconfinate foreste, una natura infinita, un mondo quasi incontaminato. Queste le immagini che solitamente evoca il Canada, una terra bellissima e cosi vasta da racchiudere paesaggi e climi diversissimi tra loro. Programmare un viaggio da queste parti richiede un certo impegno poiché tante sono le meraviglie naturali da scoprire, ma tanta è anche la distanza da percorrere per spostarsi da un luogo all’altro. Meglio allora concentrarsi su una zona specifica per scoprirne i tesori e godere appieno di ciò che può offrire.

Una delle provincie più visitate è sicuramente l’Alberta sul cui territorio si ergono le Montagne Rocciose Canadesi il cuore della cui catena è formato dai parchi di Banff, Jasper, Yoho e Kootenay, considerati patrimonio mondiale dell’umanità. Banff, il più famoso di questi parchi ,è senza dubbio una tappa obbligatoria per chi vuole perdersi nell’immensità della natura canadese, specchiandosi in laghi quasi incantati incorniciati da vette innevate incontrando particolari compagni di viaggio come delle apparentemente innocue alci o simpatici grizzly. 

La Icefields Parway che con i suoi 230 km di lunghezza collega Banff con Jasper ed è una delle piu’ grandiose strade panoramiche a livello mondiale. Percorrendola i visitatori possono ammirare le vette piu’ elevate delle Montagne Rocciose Canadesi, i ghiacciai e i nevai, foreste, laghi e fiumi selvaggi. Piu’ o meno a metà del percorso si erge imponente l’Athabasca Glacier, il ghiacciaio piu’ ampio e accessibile delle Montagne Rocciose, solenne reliquia dell’Era Glaciale. Da metà aprile a metà ottobre è possibile visitare la base del ghiacciaio a bordo di un ice explore una sorta di pullman attrezzato per questo tipo di superficie. Si tratta di un’esperienza unica ed indelebile, soprattutto considerando che a causa del cambiamento climatico sul nostro pianeta, nell’ultimo secolo il ghiacciaio si è ritirato considerevolmente.

Il periodo maggiormente consigliato per visitare questi luoghi va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, ma certamente ogni stagione mette in risalto aspetti particolari e unici di questa straordinaria terra.


Scritto da Laura Baschirotto, NaiFer


Il Viaggio d'Inverno, Amélie Nothomb

"Innamorarsi d’inverno non è una buona idea. I sintomi sono più sublimi e più dolorosi. La luce perfetta del freddo incoraggia il cupo diletto dell’attesa. Il brivido esalta lo stato febbrile."

Un viaggio nella Parigi irrigidita da un'inverno glaciale. Un viaggio che ne racchiude molteplici e differenti. Il viaggio dell'aereo che sta per decollare, fisico e tangibile anche se proiettato nel futuro prossimo; il trip psichedelico, viaggio mentale per esplorare mondi creati apposta per gli spettatori increduli; il viaggio letterario dall'Odissea fino agli straordinari romanzi di una scrittrice autistica. Un romanzo che parla d'amore e di odio, di bellezza e di frustrazione, di sottomissione e di dominazione. 

Zoile, all'apparenza banale impiegato di una compagnia elettrica, ripercorre attraverso un lungo flash back sotto forma di mémoire i fatti che l'hanno portato ad essere sul punto di imbarcarsi su un volo che dirotterà per abbattere la Tour Eiffel.

Durante un sopralluogo per conto della società per cui lavora, Zoile visita il gelido appartamento dove la bellissima ed eterea Astrolabe vive con Aliénor, una scrittrice geniale colpita da una particolare forma di autismo che la rende incapace di occuparsi di sé stessa.

Da questo incontro scaturisce una passione improvvisa e folgorante, inizialmente non ricambiata da Astrolabe che percepisce come missione e come dono la possibilità di accudire una persona del calibro intellettuale di Aliénor, rifiutando qualsiasi altra possibilità la vita le presenti. Inizia così per Zoile quasi una sfida con sè stesso, la conquista diventa un obiettivo di guerra e tra cene, letture e qualche caffé si insinua nella vita delle due donne e instaura una strana e ambigua relazione con l'algida Astrolabe. Aliénor è spettatrice curiosa e innocente della manovra di seduzione, testimone onnipresente delle esperienze che Zoile propone ad Astrolabe, come il memorabile viaggio sensoriale scatenato dal dejeuner sur l'herbe in soggiorno a base di funghi allucinogeni.

Astrolabe non si arrenderà alla promessa di felicità di una vera storia con Zoile fino al momento in cui lui prende la sua decisione e si prepara all'atto estremo.

Un viaggio tra l'amore e l'odio, dunque. Sul confine, sottilissimo, tra fuoco e ghiaccio, tra azione e intenzione. Frasi brevi, veloci, spezzate e un'intensità narrativa fuori dal comune. Una Nothomb strepitosa.

Scritto da Laura Ferloni, NaiFer



"Il ritmo ha qualcosa di magico; ci fa perfino credere che il sublime ci appartenga."
Johann Wolfgang Goethe




martedì 21 ottobre 2014

SPECIAL - A Bruges la birra passa sotto terra. Dove l'intuito unisce ecologia e risparmio.


Ci troviamo in Belgio, precisamente a Bruges, la soprannominata "Venezia del Nord".



Graziosissima cittadina con un centro storico nominato nel 2000 patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, accoglie ogni anno ventimila turisti per la festa della birra. Bruges dall'anno prossimo avrà una marcia in più.

Dopo aver ottenuto l'autorizzazione del comune, la De Malve Mann ha reso pubblica la sua innovativa iniziativa.

Per risparmiare nei trasporti e salvaguardare l'ambiente ha consegnato e ricevuto approvazione per un progetto davvero originale. Un vero e proprio "birradotto" sotterraneo di circa 3 km; dalla fabbrica fino allo stabile di imbottigliamento eliminando così dalla circolazione 500 camion ogni giorno.


A carico interamente della distilleria, questa idea renderà Bruges una cittadina unica al mondo, non solo per la sua bellezza.

Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer

martedì 14 ottobre 2014

Il Wasabi Dress di "Everyday Robots" - La reale solitudine nel favoloso progredire della scienza

Nato a Londra il 23 Marzo 1968, Damon Albarn è una delle figure più influenti della scena musicale degli ultimi 20 anni. 
Un cantante, un produttore, un compositore. 

Voce e leader di un gruppo capostipite del britpop inglese, i Blur; in compagnia di menti geniali come Graham Coxon, Alex James e Dave Rowntree scalò le classifiche mondiali, testa a testa con i fratelli Gallagher.

Come se il successo non fosse abbastanza, fondò in compagnia di Jamie Hewlett nel 2000 i Gorillaz, band virtuale che vantò oltre 5 milioni di copie vendute. 

Le collaborazioni di Albarn sono milioni. Dopo i Gorillaz, Mali Music, The Good The Bad & The Queen, Rocket Juice & the Moon innumerevoli altre produzioni. 

E poi, poi una pagina nuova. Il 20 Gennaio 2014 come "anticipazione" del suo nuovo disco solista pubblica su YouTube "Everyday Robots", produzione curata da Richard Russell con la collaborazione di Brian Eno.

È proprio così che a 46 anni sceglie di mettersi a nudo; senza pseudonimi, fictions, animazioni surreali; Damon Albarn si siede su quello sgabello e inchina la testa. Un album totale, una rappresentazione delle sue molteplici esperienze e capacità, un'unione di innovazione ed emozione.

A rendere tangibili le sue parole, una surreale rappresentazione pochi giorni fa al Miraikan (Museo nazionale della nuova scienza e dell'innovazione di Tokyo) dove Albarn si ritrovò a suonare davanti a due donne realmente androidi. Un messaggio forte verso questa società emotivamente costretta ad una reale solitudine con il favoloso progredire della scienza.


"Everyday Robots" di Damon Albarn
Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer


Il Wasabi Dress di "Everyday Robots":



Norwegian wood. Tokyo blues di Haruki Murakami
"‎If you only read the books that everyone else is reading, you can only think what everyone else is thinking."

Tokyo Blues é un prodotto atipico nella prolifica bibliografia di Murakami; non ci sono scenari onirici né realtà parallele a stordire il lettore e a risucchiarlo nel vortice di una lettura compulsiva.

Si tratta di un romanzo più convenzionale, per certi versi mainstream ma senza mai nemmeno sfiorare la banalità. Definirlo un romanzo di formazione é sicuramente riduttivo, ma aiuta a contestualizzarlo.

Siamo nella Tokyo del 1968; Watanabe è innamorato da sempre di Naoko, la ragazza del suo migliore amico morto suicida durante il periodo del liceo. Sono gli anni dell’università, che Watanabe frequenta con fatalismo, galleggiando nella mediocrità salvato solo dalla purezza della sua relazione con la fragile Naoko. I due ragazzi passano intere giornate a passeggiare in una Tokyo sonnolenta, spesso senza nemmeno parlarsi ma scaldandosi l’anima a vicenda grazie alla sola presenza fisica. L’amicizia tra Watanabe e Naoko diventa un legame fortissimo, ma non sufficiente per permettere a Naoko di affrancarsi dalla depressione. La ragazza decide di chiudersi in un isolamento spontaneo per cercare un palliativo al dolore che le procura la vita, ricoverandosi in una clinica lontana da qualsiasi forma di civiltà. Il distaccarsi anche fisicamente dal resto del mondo non la aiuterà a sopportare il peso schiacciante dell’esistenza e la sua estrema fragilità riuscirà alla fine a vincere sulla sua volontà.

Un romanzo sull’amicizia, ma anche sulla morte che é una presenza costante lungo tutto il racconto; Murakami riesce come sempre ad affrontare l’argomento, e a farlo essere quasi protagonista del libro, con una delicatezza e un pudore profondamente orientali.

Un’aura di sconfitta, di annientamento, permea entrambi i personaggi fotografandoli nella loro immobilità coatta, nella loro illusione di avanzare controvento. 

Un libro sulla paura di crescere, sulle aspettative e sui sogni. 
Un Murakami intensissimo e vero.

"Norwegian wood. Tokyo blues" di Haruki Murakami
Scritto da Laura Ferloni, NaiFer



Ricetta - Gnocchi Molecolari

Ingredienti:
30 gr di fecola di patate o amido di riso o amido di mais
Acqua
Sale

Mettete un po' d'acqua in un pentolino, aggiungete gli amidi con un cucchiaio e stemperateli in modo da formare una sospensione piuttosto torbida e densa. A questo punto, mettete il pentolino sul fornello. Noterete che il liquido diventa improvvisamente molto viscoso, fino a trasformarsi in pochi secondi in una massa gelatinosa, che ha catturato tutta l'acqua. Togliete il pentolino dal fuoco, lasciate raffreddare e poi lavorateli come gli gnocchi tradizionali, cioè tagliate il gel di amidi a piccoli tocchetti.



"La tecnologia non tiene lontano l'uomo dai grandi problemi della natura, ma lo costringe a studiarli più approfonditamente."

Antonie de Saint-Exupéry

martedì 7 ottobre 2014

SPECIAL - Gli arcobaleni tessili di Gabriel Dake

"I colori più intensi li tingono le emozioni."
Stephen Littleword


Un legame tra moda e architettura, tra colore e forma, tra fibra e spazio. 

Nato a Città del Messico nel 1973, Gabriel Dawe inizia la sua carriera come Graphic Designer circondato dai colori intensi che caratterizzano da sempre la cultura messicana. 

Nel 2000, per approfondire il suo desiderio di ricerca, si trasferisce a Montreal, dove si ritrova a fare i conti con un'esigenza creativa con pochi precedenti. 

La sua ricerca inizia, le sue istallazioni piano piano prendono vita. Da fili tesi, ganci, chiodi e una minuziosa attenzione, motivi optical si concretizzano nell'aria. 

Protagonista é la materia che sembra dissolversi da ogni punto di vista vestendosi di novità. Cambiando così, spessore, consistenza, sfumatura.

Un artista intenso, dallo spettro emotivo decisamente singolare, che ha saputo andare oltre, rivisitando l'utilizzo textil. 

Con grande gusto estetico le sue radici emergono dalla sua terra, solidificandosi nello spettro visivo e occupando il vasto spazio che certamente meritano.

Il suo lavoro è stato esposto negli Stati Uniti, in Canada, in Belgio e e nel Regno Unito. 


Represented by:
conduit gallery + dallas, texas + 214.939.0064 + http://www.conduitgallery.com/
galerie lot 10 + brussels, belgium + + 32 (0)2 647 74 59 + http://www.lot10.eu/

Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer

martedì 30 settembre 2014

Truth Begins di Fink

Era un produttore di musica affermato alla luce sole, con una solida carriera alla Ninja Tune Records, e un cantautore, già a metà degli anni '90, per una nicchia ben più ristretta. 
Nato a Brighton nel 1972 Fink (nome reale Fin Greenall) fu intervistato le prime volte per le celebri collaborazioni con Amy Winehouse, che lui stesso aiutò, appena sedicenne, a comporre i primi demo da consegnare alle case discografiche ancora ignare del suo potenziale.

Non si può parlare di un suo disco di esordio ma di un susseguirsi di rivelazioni che hanno reso possibile la registrazione di un album come Hard Believer, prodotto dalla R'COUP'D. 

Oltre dieci anni, a cavallo tra strategie di marketing e scene reali da vero songwriter, hanno permesso di rendere oggi, Fink, uno dei nomi più stimati e chiacchierati della scena neo-folk.

La coralità dei The National ed uno studio preciso, quasi maniacale, dell'accordo giusto al momento giusto che potremmo ritrovare nell'album "Piccoli fragilissimi film" di Paolo Benvegnù, in un solo ed ultimo album. Come se, la sua carta vincente, avesse avuto il coraggio di tenerla in mano fino all'ultimo giro.

Un musicista che ha saputo attendere, che forse non sarà mai conteso per il suo business ma invidiato per il suo vasto cielo cromatico.

La traccia numero sette, Truth Begins é la rappresentazione della sua evoluzione.

"Layers on layers, layers on layers
The journey unravels, and the truth begins, begins, begins.."

Buon ascolto.

"Truth Begins di Fink"
Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer



Il Wasabi Dress di "Truth Begins":


Dublino è una città dalle mille sorprese, un misto di tradizione antica e di cosmopolita modernità.
Amata soprattutto dai giovani, ma sicuramente adatta anche alle famiglie, è una delle capitali europee piu’ visitate grazie ai pregevoli edifici in stile georgiano, alla viva cultura letteraria e ai caratteristici pub. 
Ideale per soggiorni low cost o per lunghi weekend alternativi, offre al turista un’ampia scelta di itinerari ricchi e interessanti.
Uno dei luoghi piu’ visitati è sicuramente la famosa fabbrica della Guinness che offre ai visitatori l’opportunità di conoscere la storia di questa birra scura, le modalità di produzione, ma anche le varie campagne pubblicitarie che negli anni hanno fatto si che questa delizia fosse conosciuta in tutto il mondo. Dal Gravity Bar, posto all’ultimo piano di questo edificio si puo’ gustare un’ottima birra godendo di una splendida vista sull’intera città e sulle colline circostanti. Altra tappa immancabile è il famoso Temple Bar, l’antico quartiere affacciato sulle rive del fiume Liffey, sede di artisti e musicisti, epicentro della vita notturna della città. I suoi innumerevoli pub sono sempre pieni di gente, offrono musica dal vivo e trasmettono un’ aria di festa e di allegria.

Città ricca di storia e di cultura, patria di celebri scrittori e poeti, Dublino è ricca di edifici storici, monumenti e musei. È d'obbligo una visita alla Cattedrale di St. Patrick e al Trinity college, università tra le piu’ prestigiose al mondo, fondata nel 1592 da Elisabetta I e che tra i suoi allievi piu famosi vanta personaggi come Oscar Wilde e Jonathan Swift. In alcuni periodi dell’anno sono proprio gli studenti a guidare i turisti alla scoperta di questo maestoso edificio , regalando loro aneddoti e curiosità introvabili sulle normali guide.

Identificata come una città di bevitori, patrioti e scrittori, Dublino è uscita dalle sue tragedie in maniera vittoriosa ed è oggi apprezzata per essere un città a misura d’uomo, ricca e stravagante e che ha saputo mantenere vive le sue piu’ antiche tradizioni.

"Dublino"
Scritto da Laura Baschirotto, NaiFer

Sky Art, Thomas Lamadieu - Il cielo blu. Sconfinato, ma momentaneamente racchiuso tra tetti e cortili oppure riflesso in un'effimera pozzanghera. Uno spazio talmente denso che quasi non lo si percepisce come vuoto.



Un vuoto che Thomas Lamadieu sente la necessità di riempire con un'immaginazione senza limiti. L'architettura urbana viene percepita non più solamente come elemento funzionale, ma anche come atelier privilegiato per ridimensionare il rapporto tra rigore metropolitano e grafismi dall'eco infantile.

Ritagli di cielo diventano la tela su cui Lamadieu riversa i suoi mondi e i suoi fiabeschi personaggi, su cui racconta con un'incredibile ricchezza di dettagli le sue storie.

L'illustratore e graphic designer francese fotografa porzioni di cielo dall'interno di claustrofobici cortili di anonime periferie e poi li riempie con tratti e soggetti rubati alla street art.

Uomini barbuti, graziose ragazze dai ricci disordinati, pirati, gatti e perfino un pescatore con tanto di barca animano le opere del giovane artista francese.

Il risultato è qualcosa di davvero insolito: strane creature dall'aspetto buffo, spesso ironico, strizzate tra squallidi edifici ricordano con forza che l'immaginazione può trasformare qualsiasi cosa una mente creativa decida di reinventare.


"Sky Art, Thomas Lamadieu"
Scritto da Laura Ferloni, NaiFer




"Ti accorgi che il cielo è vuoto

perché la nostra immaginazione

ha bisogno di spazio, ha bisogno di spazio."

Cristiano De André

martedì 23 settembre 2014

SPECIAL - Carré Rouge di Gloria Friedmann. Esperienza all'interno di un'opera d'arte

Le Carré Rouge, Route de Santenoge 52160 Villars Montroyer, Francia

Un cubo in cemento con una faccia rossa e una in vetro, posato ai margini di un bosco nel profondo della campagna francese.

È così che Gloria Friedmann ha immaginato la sua scultura intitolata Carré Rouge che lei stessa definisce "quadro-rifugio".

La poetica dell'artista plastica tedesca è centrata sul rapporto tra l'uomo e l'ambiente naturale; la Friedmann inserisce spesso nelle sue sculture elementi vegetali e minerali presi in prestito proprio da quell'ambiente sui cui si interroga.

Con Carré Rouge si spinge oltre e inverte il gioco delle parti, ribalta le prospettive introducendo all'interno del quadro naturale la sua scultura e non vice versa.

Gloria Friedmann non intende soltanto ridimensionare la proporzione tra opera e spazio naturale, ma con questa sua installazione si propone di rendere tangibile il rapporto tra natura e cultura.

Carré Rouge non è una scultura statica, ma un'opera che deve essere vissuta: l'arte diventa lo strumento per sperimentare direttamente il contatto con il paesaggio.

Il cubo rosso è infatti un rifugio in cui si può trascorrere un weekend di pura contemplazione.

Al piano terra si trova lo spazio dedicato alla convivialità con la cucina, la stufa a legna e l'immensa parete in vetro, mentre al piano superiore ci sono futon che accolgono un massimo di sei persone. Non c'è elettricità, né acqua corrente e nemmeno copertura GSM; i mobili sono in legno, il pavimento in terra battuta e le pareti in mattoni rossi.

Carré rouge permette di vivere un'esperienza di immersione radicale e di regressione ad una dimensione istintiva. Tutto quello che quotidianamente viene dato per scontato riacquista la sua giusta dimensione, il suo valore reale.

Accendere il fuoco nella stufa, prendersi il tempo di ascoltare il proprio ritmo, essere parte integrante del paesaggio: questo è il lusso che promette e che permette un soggiorno all'interno di Carré Rouge.



Le Carré Rouge, Route de Santenoge 52160 Villars Montroyer, Francia
GPS: 47.75906,4.977064
Tariffa Weekend 150 Euro



Carré Rouge di Gloria Friedmann. Esperienza all'interno di un'opera d'arte
Scritto da Laura Ferloni, NaiFer

martedì 16 settembre 2014

Il Wasabi Dress di Robin Kick


Solo 319 persone al mondo possono vantare il titolo di “Master of Wine” e fra loro Robin Kick. Grazie al suo impegno e alla sua tenacia è arrivata ai vertici di un mondo solitamente dominato da uomini. Questa intervista vuole essere un omaggio ad una donna che, come il vino, ha dimostrato che il tempo può essere un essenziale alleato di una sconfinata passione.



Robin Kick, Master of Wine

Born: 25 September in Lake Forest, IL, USA
Based: Lugano, Switzerland

Date made Master of Wine: September 2014
Chi è Robin Kick?

Sono nata in una famiglia in cui si beveva vino, ma soprattutto vino da tavola di scarsa qualità. Perciò quand'ero giovane pensavo che il vino fosse orribile. Vedevo spesso mia madre cucinare e infornare dolci; probabilmente è stato questo ad innescare la mia passione per i sapori, le consistenze, per la degustazione. Questo mio interesse ha avuto una grande influenza sulla mia carriera nel mondo del vino perché grazie a questo modo di affrontare il gusto ho cercato di capire più profondamente quali caratteristiche sono associate ad ogni vino. 

Il primo vino che ho apprezzato è stato un Pinot Grigio poco costoso perché era fresco, secco e non aggressivo; questo mi ha incoraggiata a pensare che il mondo del vino avesse da dire molto più di quello che avevo sperimentato fino ad allora. Mi sono trasferita a Parigi nel 1988 per i miei studi universitari ed è stato lì che ho iniziato a bere più vino e ad apprezzarlo; all'epoca si trattava ancora principalmente di rossi Bordolesi di scarso valore e facili da bere.

Who is Robin Kick?

"I was born into a family who drank wine, but mostly jug wine. So, when I was young, I thought wine was terrible. My mother used to cook and bake a lot and this is what triggered my fascination with tasting, flavours and textures. This interest eventually had a big influence on my wine career as I sought out more understanding of what characteristics are associated with which wine.

The first wine that I liked was an inexpensive Pinot Grigio because it was fresh, dry and non-offensive. This encouraged me to think that there was more to wine than what I had experienced up to then. I moved to Paris in 1988 for university studies and it was here where I began drinking more wine and enjoying it – mostly inexpensive red Bordeaux that were made for easy drinking."


Che relazione c'è secondo te tra vino e musica, viaggi, letteratura?

Il vino è un qualcosa di vivo che nel tempo cambia, si evolve e puo' mutare la sua personalità in base alle condizioni meteorologiche, alla pressione atmosferica , ma anche a molti altri fattori non determinabili come lo stato d’animo di chi beve. Penso ci sia una ragione per cui gli amanti del vino hanno cosi tanta passione: non sai mai quello che ti aspetta perché anche un vino che conosci bene puo’ rivelarsi diverso ogni volta che stappi una nuova bottiglia. Cosi come l’arte, la letteratura o la musica, ogni bottiglia di vino svela la sua storia, il proprio luogo d’origine, il marchio di chi l’ha prodotto, ed entra in connessione con i suoi fruitori in modo diverso in base all’esperienza personale e alle preferenze di ognuno.

Which is in your opinion the relationship between wine and music, travel, literature?

"Wine is a living thing that evolves and changes with time and can change its personality depending on the weather, atmospheric pressure and many other undeterminable influences such as the mood of the drinker. I think this is one reason why wine lovers are so passionate about it. You never really know what you are going to get and even a wine that you know well can be different each time you open up a bottle. Like art, literature or music, it not only reveals its story, sense of place and the “mark” of its maker in each bottle, but it also connects with its audience in different ways depending on the personal experiences and preferences of each. "



Secondo te che ruolo ha il vino nella vita della gente?

Il vino ha significati diversi perché le persone sono diverse. Alcuni semplicemente lo bevono, come fosse un succo o una bibita, altri bevono solo per ubriacarsi, per altri ancora si tratta di un’esperienza mistica, la ricerca di una connessione piu’ profonda con l’universo. Solitamente tanto piu’ costoso e complesso è il vino, tanto piu’ ricca è la storia che ha da raccontare.


Which is in your opinion the role of wine in people’s life?

"Wine means different things to different people. Some just drink it as they would a soda or juice. But some people drink wine just to get drunk, while for others, it is a spiritual experience, a search for a deeper connection to the universe. Usually the more expensive the wine, the more complex it is and the more layers of its “story” it has to reveal."



Cosa significa essere Master of Wine? E cosa significa essere Master of Wine per Robin Kick?

Nel mondo del vino il “master of Wine” è il maggior encomio che si possa ottenere. Per ottenere questo riconoscimento occorre superare un esame della durata di circa una settimana che include degustazioni alla cieca e prove riguardanti tutti gli aspetti della maturazione dell’uva, la vinificazione, il mercato del vino cosi come avvenimenti attuali. Una volta passato questo esame, il candidato deve fare una ricerca e scrivere una tesi. Si stima che solo il 10% dei candidati ottenga questo titolo, proprio per questo da considerare ancora di piu’ di grande rispetto. Per quanto mi riguarda questo titolo ha due significati. È innanzitutto una porta che conduce a qualcosa di piu’ grande. Non posso negare che ora avro’ piu’ possibilità di ottenere, creare e ispirare qualcosa nel mondo del vino notoriamente dominato da uomini. Si tratta in secondo luogo di un importante traguardo personale, per cui ho lavorato come mai nella mia vita. In molte occasioni avrei voluto arrendermi a causa del troppo stress, ma allora mi chiedevo a cosa fossero valsi tutti i sacrifici compiuti fino a quel momento. Questo mi ha spinto a imparare di piu’ su me stessa e a svelare le mie abilità. Il percorso è stato notevole, ma l’arrivare finalmente a destinazione è spettacolare!

What does being a Master of Wine mean? And what does it mean to Robin Kick?

"To the general wine world, A Master of Wine is the greatest accolade a person can have. In order to be called an “MW”, one must first pass an exam that lasts almost a week and includes blind tastings and essays about all aspects of grape growing, winemaking, the business of wine as well as current events. Once a candidate has passed the exam, they must write a dissertation based on original research. I am not sure what the exact pass rate is exactly, but it is reputed to be around 10% or less, and as a result, the title itself is very respected. For me, the Master of Wine title is two things. It is first a gateway to achieving greater things. It cannot be denied that I will be given more opportunities to achieve, create and inspire, especially in the male-dominated wine world. However, it is also a mark of personal achievement. I have never worked so hard in my life for anything. There were many many times that I wanted to quit because the stress was too great. But during those times, I wondered how to view all my previous sacrifice. Sure, the journey was important, but if I actually arrived at the destination, wouldn’t that be even more spectacular? It forced me to learn more about myself and also revealed my capabilities."




IL WASABI DRESS DI ROBIN KICK

Da quale canzone partiresti per creare il tuo personale Wasabi Dress?
"Les Cactus di Jacques Dutronc"

A Beaune i giovani viticoltori si incontrano al wine bar Bar du Square. Oltre all'ottima carta dei vini si suona musica leggendaria, cogliendo perfettamente lo spirito del Rock'n'Roll. Jacques Dutronc è spesso presente nella loro playlist. E' un'icona della Francia, cosi' come la Borgogna. Entrambi incarnano perfettamente lo spirito Francese. 

"There is a fun wine bar in Beaune where young winemakers go (Bar du Square). Besides their great wine list, they play legendary music, capturing the Rock ‘n Roll spirit. Jacques Dutronc has featured on their playlist. He is a French icon, and so is Burgundy. They both embody the French spirit so beautifully."




Qual é il viaggio che vuoi suggerire per procedere con il tuo "outfit"?
"Beaune e la campagna della Cote d'Or"

La prima regione vinicola che ho visitato è poi diventata quella che amo di più; nel 1990, durante un viaggio verso la Germania con il mio ragazzo dell'epoca ci siamo fermati per una notte a Beaune. Non avevo mai visto un posto così bello, con i suoi tetti dai colori autunnali e le sue strade lastricate. E' una vista incredibile. È stata anche la prima volta che ho mangiato il Coq au Vin accompagnato da un Rosso morbido, delizioso, etereo. In quel momento ho capito di essere stata stregata. Sono tornata a Beaune nel 1996 e nel 1997 per due corsi di degustazione e in seguito molte altre volte come buyer di vini della Borgogna. Sono stati quei due corsi ad ispirare la mia carriera nel mondo del vino; i vini della Borgogna hanno questo tipo di impatto sulla gente. È impossibile incontrare qualcuno con più passione di un amante dei vini della Borgogna.


"The first wine region that I visited would also become the region that I love the most. With my boyfriend at the time, we spent a night in Beaune in 1990 en route to Germany. I had never seen such a beautiful place before with all of its autumnal coloured roofs and cobbled streets. It is an incredible sight to behold. It was also the first time that I had Coq au Vin accompanied by a smooth, delicious, ethereal red Burgundy, and I knew I was hooked. I eventually came back to Beaune in 1996 and 1997 for two wine tasting courses, and many times after as a Burgundy wine buyer. But it was these two courses that inspired my career in wine. Burgundy wine has that kind of impact on people. You will never meet anyone more passionate than a Burgundy lover."
    


Per concludere questo tuo personalissimo "dress" non resta che aggiungere un ottimo vino. Cosa proporresti?

Nuits St. Georges 1er Cru Les Saint Georges 2007, Thibault Liger Belair


Nuits St. Georges è il capoluogo della regione vinicola Cote de Nuits e il vigneto Les Saint Georges è considerato il migliore di questo territorio. Il Thibault del 2007 mi fa ricordare perché amo così tanto il Pinot Noir di questa regione dalle caratteristiche ideali per far nascere grandi vini. Si apre al palato con i suoi ampi aromi succosi e flirta con un'affascinante personalità agrodolce. Un vino di cui non si può più fare a meno, non ci si può accontentare di una bottiglia!


"Nuits St. Georges is the capital of the Cote de Nuits. Their Les Saint Georges vineyard is viewed as their greatest. Thibault’s 2007 reminds me why I love Pinot Noir from this Midas-touched region so much. It opens onto the palate with its ample sappy flavours and flirts with a charming, sweet and sour personality. Incredibly moreish, one bottle is just not enough!"

*Bottiglia da 75 cl. da 60 Euro



Intervista originale by NaiFer
Un grazie infinito a Robin Kick