domenica 22 ottobre 2017

SPECIAL - Manchester by the sea - Il parere di Wasabi Dress

In qualità di autore, sceneggiatore e regista; Kenneth Lonergan questa volta ha deciso di colpire forte, fortissimo. 
Per - Manchester by the sea - è quasi difficile trovare un aggettivo, perchè "bellissimo" in questo caso è fortemente fuori luogo.


Intenso, denso, complesso e profondamente doloroso. Un vortice prepotente che ti prende e ti scaraventa una volta a destra e una volta a sinistra; come in preda ad una barca troppo leggera su un mare troppo incazzato. Ma tutto nell'assoluto silenzio. 


Costruita su un meccanismo emotivo violentemente reale, questa pellicola trascina lo spettatore dentro ogni abisso, fino in fondo. Fuori da ogni previsione e dentro il susseguirsi tangibile dei giorni, delle ore, dei minuti che scorrono inesorabili.

Un Casey Affleck magistrale. Un uragano congelato; pieno di rabbia, malinconia, rassegnazione.

Quando un film merita ogni premio preso e previsto. 
10/10

Scritto da Federica Marta Puglisi

venerdì 10 febbraio 2017

Nuovo Storytelling al Millenote Club

Dopo il successo della prima serata, il Millenote Club propone un altro Storytelling.
Nuovi racconti tratti sempre dalla raccolta "Sala d'Attesa".

Quattro attrici, un attore, una scrittrice.
Dieci storie pazzesche.



mercoledì 21 dicembre 2016

SPECIAL - "Vale la pena vederlo" - 11 film per le vostre vacanze

Il tempo passa ed i buoni propositi restano. Per questo Natale, Wasabi Dress ha pensato di regalarvi un elenco di 11 film che potrete gustarvi durante le vostre vacanze.

È sicuramente un mix variopinto ma di grande spessore.

"Vale la pena vederlo" questa è la nostra sintesi.



- Biutiful
2010 - Regia di Alejandro González Iñárritu
Intenso, triste. Pieno d'amore e considerazione. Quando accettare le condizioni è il compromesso più estremo.


Captain Fantastic
2016 - Regia di Matt Ross
Una scommessa sulla vita, una mano sulla coscienza, una rivalutazione di tutti i valori reali ed imposti. 


The life of David Gale
2003 - Regia di Alan Parker
Coraggioso. Una scalata sociale verso l'importanza dei diritti dell'essere umano.


- Il treno per il Darjeeling
2007 - Regia di Was Anderson
Ironico, divertente e variopinto. Un viaggio sui binari della macchina da presa.


- Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza
2014 - Regia di Roy Andersson
Sarcastico e crudo. Da "morire" dal ridere. (Per pochi)


- Mystic River
2003 - Regia di Clint Eastwood
Violento, cupo ed indulgente. Un buco allo stomaco.


- Room
2016 - Regia di Lenny Abrahamson
Soffocante e delirante. Una costante sopravvivenza.


- Anomalisa
2015 - Regia di Charlie Kaufman e Duke Johnson
L'unico film d'animazione capace di sorpassare la realtà. Ordinario. Vero.


- Her
2013 - Regia di Spike Jonze
Inglobati nel sistema i nostri cuori battono a batterie. Riflessivo.


- Perfetti sconosciuti
2016 - Regia di Paolo Genovese
Un essere umano è troppo complesso per non essere tridimensionale. Tangibile il disagio.


- Storie pazzesche
2014 - Regia di Damián Szifrón
Geniale e divertente. Quando la vendetta non è solo immaginazione.




Buona Visione e Buone Feste.



Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer.

sabato 19 novembre 2016

Storytelling al Millenote Club



"SALA D'ATTESA" LIVE al MILLENOTE CLUB


Sono dialogi sussurrati, donne e uomini inventati,
scolpiti in situazioni reali, romanzati, raccontati fin dentro le loro pieghe.

Storie di persone normali dalle quali traiamo suggestioni
e con le quali continuiamo a dialogare lettura dopo lettura,
calando i personaggi in una quotidianità pettinata,

dalle sonorità milanesi ed europee,
traslando i testi in una fusione di musica
e storie che hanno il sapore del nostro tempo.

Dettagli di vite normali;
storie di nervi e sangue caldo; e di vita che ci scorre attorno;
come anime che riempiono una comune sala d'attesa,
densa di silenzio e di pensieri complicati dai toni ora scanzonati ora disperati.

Un fiume di parole, un cumulo di pensieri e ragionamenti,
raccontati ed interpretati in racconti brevi.

Puliti. Diritti.
Senza bisogno di aggiungere altro.







Per informazioni o per prenotare un tavolo scrivici su facebook.
Per suonare a Millenote Club scrivi a info.millenote@gmail.com

Puoi contattarci anche telefonicamente: Alessandro +39 334 9230 445

martedì 8 settembre 2015

SPECIAL - Una libreria di vestiti? Nasce ad Amsterdam il fashion sharing

http://www.lena-library.com
Dopo il car sharing, il coworking, il book crossing si prospetta l'ascesa straordinaria di un nuovo stile di condivisione: il fashion sharing. 

Una boutique come tante altre, in centro ad Amsterdam, ma con una collezione attentamente studiata di capi vintage, di stilisti emergenti, di designer attenti al lato green; i vestiti però non sono in vendita. Si prendono in prestito, come fossero libri in una biblioteca. Invece della carta di credito, una tessera a punti.

Ad ogni capo é attribuito un punteggio, dai 25 punti per un top ai 100 punti per un capo di design, e ogni tessera a seconda del tipo di abbonamento scelto dà la possibilità di prendere in prestito, per un periodo di tempo illimitato, capi per 100, 200, 300 punti. E la possibilità di cambiarli in qualsiasi momento; se poi proprio ci si innamora, il vestito si puo' anche decidere di comprarlo.

Un'armadio in continua evoluzione da cui attingere a seconda del mood del momento. 
Un sogno per molte donne.

La filosofia che sta dietro a quest'idea é quella di un consumo intelligente che va in controtendenza rispetto alla pratica corrente dell'usa e getta; le quattro imprenditrici che hanno creato questa biblioteca dedicata alle fashion victims lanciano un messaggio molto forte: la moda deve essere soprattutto qualità, i capi devono durare nel tempo, si deve riscoprire il lato artigianale dell'abbigliamento e il piacere di condividere.

Se l'idea dovesse prendere piede, sarebbe una vera rivoluzione.

Volete mettere la comodità di partire per un viaggio con il solo bagaglio a mano e una tessera della Fashion Library?


Scritto da Laura Ferloni, NaiFer

martedì 28 luglio 2015

INSIDE VERDENA, La prima intervista al nuovo "Verdena"

Foto originale di Luca Cameli
Intervista esclusiva a Giuseppe Chiara. 
Nuovo quarto Verdena.

Intervista esclusiva Wasabi Dress. 
A cura di Roberto Panighi e  Federica Marta Puglisi. 
Foto di Luca Cameli, Elena Di Vincenzo e Daniele L. Bianchi. 

Chi era Giuseppe Chiara e chi è oggi?
È un po' complicato rispondere. Musicalmente parlando ho iniziato a suonare la chitarra da autodidatta quando avevo 14 anni. A 20 mi sono iscritto al Cpm di Milano per approfondire un po' il jazz e la teoria musicale. Lì ho conosciuto Ekat Bork, un'artista russa/svizzera con la quale ho suonato per circa due anni, in Italia e in Europa. Il resto mi sa che lo sapete già...

Ci racconti il giorno in cui hai messo a fuoco i proprietari della fantomatica inserzione? Come ti sei sentito? Anche se sembrerà una domanda scontata; conoscevi i Verdena anche prima di diventare uno di loro?

Ho scoperto i Verdena quando ero in terza media e da allora sono sempre stati uno dei miei gruppi di riferimento, quindi come puoi immaginare è stato abbastanza uno shock. Prima di ricevere l'email "rivelazione" non avevo neanche osato immaginare che potessero essere loro, ma subito dopo ho fatto 2+2 rileggendo l'annuncio e non ho avuto nessun dubbio. Ovviamente ero felicissimo e incredulo, cosa che dura tutt'ora; spesso durante i concerti ripenso a quanto sia assurdo quello che mi è successo.



Entrare in una band con uno storico così importante, una struttura equilibrata e una forte personalità non dev'essere facile. Come hai gestito emotivamente questo ingresso?

All'inizio ero abbastanza teso, sentivo di avere una grossa responsabilità ed ero anche incuriosito da come avrebbero reagito i fan al mio ingresso nella band. Il mini tour nelle Feltrinelli mi ha aiutato molto a rompere il ghiaccio, visto che spesso arrivavamo sul posto e la gente era già quasi tutta lì ed assisteva anche al soundcheck. Dopo la prima esibizione a Milano, in cui ero bianco come un cadavere, la tensione è sempre andata scemando per fortuna.



Foto originale di Daniele L. Bianchi
Come descriveresti Alberto, Roberta e Luca?
Sono tre personalità molto forti. Comunque sono molto alla mano, mi ci sono trovato subito bene.

Con quale brano ti identifichi di più dell'intera produzione Verdeniana?
Non riesco a identificarmi in un brano in particolare; sono molto affezionato a Spaceman perché è quello che me li ha fatti conoscere. Quando avevo 15 anni è uscito Il
Suicidio dei Samurai e brani come Glamodrama, Phantastica, Far Fisa e 17 Tir nel Cortile hanno contribuito a formare i miei gusti musicali e il mio suono come chitarrista. Comunque in generale Wow è il disco in cui mi ritrovo di più, lo ritengo un capolavoro (Per Sbaglio, Le Scarpe Volanti, Miglioramento, Castelli Per Aria, Nuova Luce sono i miei brani preferiti) e ci sono affezionato anche perché l'ho studiato da cima a fondo, mentre attendevo il responso, per capire se sarei stato in grado di eseguire tutte le parti. L'ultimo brano che mi ha colpito molto invece è stato Vivere di Conseguenza, uno dei più belli da suonare dal vivo.

Sei un musicista, dunque un creativo.. dunque di sicuro hai scritto e scrivi musica: Confermi?
Confermo. 

Cosa scrivi di solito? Che genere ti ispira? Hai proposto qualcosa di tuo su cui lavorare con Alberto, Roberta e Luca?
Quando sono da solo registro molte bozze, che mi piace poi sviluppare insieme ad altri, jammandoci su. Avevo un progetto iniziato da poco con altri due musicisti ("Demian Walrus"), che ovviamente per un po' dovrà rimanere fermo, ma ho intenzione di portarlo avanti. Come generi mi lascio influenzare un po' da tutto, Grunge, Psichedelia, Pop, Elettronica, Funk... Con i Verdena spesso facciamo delle belle jam alle prove ma per ora siamo comunque molto concentrati sul tour.



Foto originale di Elena Di Vincenzo

Passiamo a questo nuovo album. Il suono di Endkadenz è una cosa che fa impazzire gli impianti.

Come vi regolate dal vivo con una scaletta così articolata, con suoni così diversi e complessi?

Ci tenete ad essere fedeli al disco, ve ne fottete tanto avete dei gran tecnici al mixer oppure tirate giù i muri suonando su equilibri così labili da rischiare tracolli di "larsenn" sfonda timpani?
Insomma, per dirla bene.. Quanta attenzione prestate ai vari set-up e quanto margine di errore sui suoni vi concedete quando siete live?
I suoni sono ricreati nel modo più fedele possibile. La cosa più complicata è stata creare una scaletta con un giusto equilibrio fra i suoni dei brani vecchi e nuovi, e allo stesso tempo ridurre al minimo i tempi morti fra un pezzo e l'altro, dovuti ai molti cambi di strumentazione.

Vita da tour: come impiegate il cazzeggio time?
Nel dvd di "Wow" abbiamo visto scene da gita delle superiori, seguendovi un pò in questo tour ho visto Nora correre attorno al Velvet di Rimini, Luca fare lo zietto, insomma sempre un approccio molto morbido, molto umano...nessun albergo dato alle fiamme per intenderci...
Sì, diciamo che i day-off capitano raramente, quindi la normale routine sarebbe: viaggio - soundcheck - cena - concerto. Nei tempi morti si sta comunque intorno al palco e dopo aver suonato si beve qualcosa in camerino o in hotel, spesso tiriamo l'alba, ma è comunque tutto molto tranquillo, niente televisori lanciati dalle finestre! Nei giorni liberi quando si può si va in spiaggia, a visitare un po' le città o nei negozi di dischi.

Una domanda retorica che lasceremo senza risposta ma che ci teniamo a farti. Sei cosciente che sei stato uno dei musicisti più invidiati di questo inizio anno?
Eh sì mi rendo conto di essere stato fortunato. Comunque di pomodori marci non me ne hanno ancora tirati, è un buon segno!



Un ringraziamento speciale a Giuseppe Chiara per la disponibilità, ai fratelli Giussani per la preziosa collaborazione, a Sara Talarico per il supporto, a Luca Cameli, Elena Di Vincenzo e Daniele L. Bianchi per le fotografie.



@wasabidress2015

martedì 9 giugno 2015

Il Wasabi Dress Naïf

"Everything Fall" è l'album d'esordio dei "Come on live Long" scaricabile gratuitamente da Bandcamp.

Registrato con Gavin Glass su un progetto di Scott Halliday nei Orphan Studios di Dublino è stato definito poco allineato alle performance live della band. "Dal vivo è tutta un'altra cosa" dichiara tra le righe il produttore.

Una band che si muove in ambienti colmi di groove, tra atmosfere dinamiche e cariche di pathos elettronici. Un folk-elettrico si potrebbe definire, che acquisisce grande armonia grazie alle voci di Robert Ardiff e Louise Gaffney che brillano su due linee vocali continuamente sovrapposte.

Calcando palchi importanti come all'Electric Picnic hanno fatto parlare di loro.

“One of the best new live bands in Ireland” 
Nialler 9

“An impressive and accomplished beginning.” 
The Irish Times

“Outstanding. Intricate, painstakingly wrought music.” 
Release of the week - The Irish Independent

“Come On Live Long are pretty much untouchable. It’s hard to ask for anything else from a first effort” 
State.ie

“A stellar debut…” 
Hot Press

Non resta che ascoltarli.

Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer


Il WASABI DRESS dei "Come on Live Long":



Nato nel 2004 a Stradbally in Irlanda, contava già 10'000 persone alla sua prima edizione. Battezzato da subito come "The festival of good intentions", l'Electric Picnic diventò presto essenziale nel calendario degli eventi irlandesi arrivando a toccare le 41'000 persone con l'ultima edizione del 29 agosto del 2014.



Un festival che unisce la musica a diversi tipi di arte, estendendosi sul territorio tra palchi e varie attrazioni; dall'arena del Boby and Soul alla zona camping perfettamente organizzata in ogni dettaglio, vinse a 4 anni dalla sua apertura il premio come Miglior Festival Europeo 2010.


Tra gli artisti incredibili esibiti in questi 10 anni figure come i Portishead, Blondie, Beck, Lily Allen, James Vincent McMorrow, Mogway, Hozier, Bjork, Arctic Monkeys, Fatboy Slim, Franz Ferdinand, Sigur Ros, Beirut, Nick Cave, The XX, The Killers e Paolo Nutini.

Eccezionale anche lo scopo del festival che ogni anno devolve in beneficienza i fondi ricavati.

“It’s a chance to escape your day-to-day life and share music and magic in a huge field with complete strangers, many of whom become your best friends for 72 hours.” 
IMAGE Magazine

“Electric Picnic once again served up one of the best festival experiences that you can have. Its winning formula is the sheer amount of side attractions at the festival, relaxed atmosphere and peerless organization”. 
Chasseur Magazine

Vorreste partecipare ai tre giorni previsti 4-5-6 Settembre 2015? 
Spiacenti è SOLD OUT.

Un enorme consolidato successo. Nient'altro da dire.


Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer


Volvo - Erlend Loe
"Fuck you I won't do what you tell me!" Rage Against The Machine 



Il sovversivo Andreas Doppler, che nel capitolo precedente della saga decide di lasciare la sua brillante carriera, la moglie, l'ordinatissima società Norvegese per vivere in una tenda con il figlio e un cucciolo di Alce in un bosco non lontano da Oslo, qui si spinge oltre e si incammina con la sua improbabile comitiva verso il confine con la Svezia. 

Non appena lasciata la Norvegia il gruppo incappa in Maj Britt, contemporanea Circe novantenne che con la musica reggae e massicce dosi di hashish incanta Doppler e lo rende strumento delle sue personali vendette nei confronti della Volvo Trucks e del bizzarro vicino Von Borring.

Tra festival musicali, camion, scout, vecchie passioni e altrettanto antichi rancori, disavventure assortite e situazioni imbarazzanti recitano la loro personalissima interpretazione della vita un branco di atipici e irriverenti esemplari umani. 

La trama si sviluppa tra personaggi surreali e prepotenti interventi dell'autore/narratore toccando temi universali con leggerezza e ironia. 

La scrittura lineare, più da sceneggiatura che da romanzo, tratteggia con sarcasmo il conflitto della condizione umana in bilico tra materialismo spinto e ricerca spasmodica del benessere spirituale. 

Un racconto apparentemente superficiale, a tratti naif, che però nasconde una sofisticata esplorazione del concetto di felicità.


Scritto da Laura Ferloni, NaiFer






“Grazie alla musica 
le passioni godono di se stesse” 
F. Nietzsche


martedì 5 maggio 2015

SPECIAL - Va bene, rinuncio a questa T-Shirt

Un esperimento che apre il sipario ad uno scenario non lontano dalla realtà di molte case di produzione low-cost.



Accade a Berlino. 



Una macchinetta, in centro ad una piazza, e un solo slogan. 
"T-Shirt only 2 €"

Molte le persone che, per curiosità e convenienza, si sono avvicinate.
Dopo aver inserito la moneta però tutto cambia. Un video che mostra le condizioni di lavoro per la produzione della fantomatica "T-Shirt" non   lascia nulla all'immaginazione.

Successivamente una sola e unica domanda sullo schermo: "Vuoi comprarla o vuoi donare?"

Istallata per commemorare il "Fashion Revolution Day", in memoria delle vittime del crollo della fabbrica di abbigliamento Rana Plaza in Bangladesh del 2013, questa iniziativa ha fatto riflettere. E donare.


Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer

martedì 7 aprile 2015

Il Wasabi Dress dei Good Morning Finch - Intervista


Chi sono i Good Morning Finch? 

I Good Morning Finch sono quattro anime erranti, abitano in giro per l’Europa e ogni tanto ritornano in patria per andare al mare e rifugiarsi in sala prove suonando a volumi insostenibili:

John, esperto di complotti della seconda guerra mondiale, dinosauri, Bizzarro Bazar e distorsori per basso.

Gregorio, pasticciere ufficiale della band oltre che chitarrista ed esperto di Sonic Youth.

Lillo, noto anche come Stachanov è quello che registra, registra sempre qualcosa, se non registra produce, se non produce prova riverberi nuovi al fine di registrarli nel prossimo disco. Quando ha tempo suona la chitarra e fa finta di cantare.

Gloria, amante degli esseri viventi, ci sgrida quando attraversiamo i semafori col rosso e picchia sulla batteria più forte di John Bonham, se non la vedete all’opera non ci si crede. 

Come descrivereste il suono di "Gemini"? 

Vibrante, onirico, stellare, extraterrestre, blu, ammaliante ma a volte anche estremamente terreno, viscerale, crudo e passionale. 

Com'è nato questo nuovo album? 

Gemini è nato in sala prove. Subito dopo il tour di Cosmonaut, il nostro precedente EP, avevamo già molto materiale per iniziare a pensare ad un album vero e proprio. Notte elettrica e Atomite erano praticamente già arrangiate e le suonavamo ai concerti. Le vacanze di Natale del 2013 le abbiamo trascorse interamente in sala prove a cercare di esplorare nuove strade alla ricerca di un suono che si discostasse dalle nostre origini puramente post-rock e che ampliasse un po’ l’orizzonte sonoro del nuovo materiale. Sono nate così tutte le altre canzoni. Poi ci siamo ritrovati fino alla fine con un giro di basso di John molto bello ma che non trovava la sua “strada”, così abbiamo rischiato fino all’ultimo di lasciare Amo quando cadi giù fuori dal disco. Poi un giorno a casa di Lillo, poco prima di concludere le registrazioni, è venuto fuori dal nulla l’arrangiamento del pezzo nel giro di due ore e alla fine l’abbiamo registrata. 

Qual è la vostra maggiore fonte di ispirazione?

Molte volte l’ispirazione per un pezzo arriva da un sogno o da uno stato d’animo. E’ difficile stabilire esattamente quale sia il punto di partenza, la scintilla dalla quale poi si sviluppa il fuoco. Sono gli avvenimenti, le esperienze della vita quotidiana che unite magari all’ascolto di un nuovo disco o alla lettura di un libro vanno poi a convergere in un insieme di emozioni e suggestioni che scaturiscono nella musica. A volte è veramente incredibile scoprire di essere esattamente nello stesso “mood” e scrivere ad esempio un testo perfetto per una composizione che aveva scritto un altro membro della band. 

Le date dei vostri prossimi live?

Molto presto organizzeremo una serie di concerti in Italia per la fine dell’estate. Ma contiamo anche di suonare all’estero nell’imminente futuro, ci stiamo lavorando. 

Avete mai recuperato i pianoforti perduti negli oceani? 

Stanno lì sepolti da tonnellate di acqua, ogni tanto andiamo a fargli visita, a portare dei fiori bianchi. Forse un giorno riemergeranno da soli, chissà.


Il Wasabi Dress dei Good Morning Finch:

Da quale brano partireste per creare il vostro personale Wasabi Dress?

Credo che più di un brano si tratti di un album. 

() dei Sigur Rós ha rappresentato una svolta nel nostro modo di ascoltare la musica, nel modo di pensarla e di comporla. 
Poi ovviamente ci sono un sacco di altri dischi e canzoni che hanno influenzato molto il nostro immaginario musicale. Però questo disco ha fatto lo stesso effetto a tutta la band, è così glaciale ma allo stesso tempo sprigiona un’energia pazzesca.





Ci siamo fatti miliardi di viaggi mentali con questo disco! Sarebbe bello prima o poi ascoltarlo in Islanda, lì dov’è nato.




Kafka sulla Spiaggia di Murakami. 
C’è stato un periodo in cui leggevamo contemporaneamente Murakami e ci succedevano un sacco di cose strane legate alle storie dei libri. E’ stato stranissimo.



Intervista a cura di Federica Marta Puglisi, NaiFer
Un ringraziamento speciale a John, Gregorio, Lillo e Gloria
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Per scaricare gratis l’album oppure ordinare una copia fisica:









martedì 10 marzo 2015

Il Wasabi Dress Rumoroso - Intervista ai My Invisible Friend

- Chi sono i "My Invisible Friend"?


I MYIF sono Anna, Cristian, Joe e Roland: non molto di più che tre ragazzi ed una macchina che hanno deciso di cercare nella musica un modo per allontanarsi da quello che è il mondo del quotidiano per rinchiudersi, o aprirsi, in una dimensione intima e condivisa dove è possibile gridare (e forte!) ciò che altrimenti non si potrebbe o vorrebbe. 


Al di là di quelli che possono essere gli ascolti di ciascuno di noi, c'è molto delle nostre diverse personalità in quello che facciamo, proprio perchè lasciamo che sia innanzitutto l'istinto a guidarci. Joe ad esempio è quello “che nasconde”: essendo piuttosto introverso è raro che comunichi in maniera aperta e fa lo stesso anche quando suona. Quello che ha da dire lo seppellisce sotto strati di suono veramente massicci. 

Cristian è sicuramente il più istintivo dei tre ed è capace di passare da minuti interminabili di rumore a melodie pop senza grandi mediazioni. È raro infatti che ciò che suona nello stesso pezzo rimanga uguale, anche a distanza di pochi giorni. 
Anna è quella precisa, in tutto ciò che fa deve esserci una certa stabilità ed un ordine che non deve essere turbato e questo anche quando si suona: non è un caso che vada molto d'accordo con Roland infatti.


- Come nasce questa band?

I My Invisible Friend sono nati più o meno nel tardo 2013, il nucleo iniziale era formato da Cristian e Anna, entrambi reduci da vecchi progetti. L'intenzione è stata sin da subito quella di cercare sonorità che richiamassero quelle di shoegaze, neo-psichedelia e dream pop ed, in generale, di fare qualcosa che più che costruttivo potesse essere innanzitutto liberatorio. 
Dopo una serie di live seguiti da un lungo periodo di inattività, Joe si è aggiunto alla formazione. Da quel momento la fase creativa ha iniziato a prendere una sua forma e dopo mesi trascorsi ad improvvisare lunghe suite strumentali e dopo l'ingresso di Roland (una drum machine) nella band, sono nati i primi pezzi.


- Cosa volete proporre al mercato musicale?


Al mercato musicale vorremmo proporre esattamente quello che sta all'interno di questo EP; un tipo di shoegaze dalle forti influenze neopsichedeliche, che abbandona forse le arie più dreamy per infangarsi in lunghi muri di fuzz e distorsioni.




- Quali sono i vostri progetti?

Senza smettere di comporre, ci piacerebbe suonare quanto più possibile in Italia e in Europa.


- Le vostre più grandi fonti di ispirazione?

Avendo ciascuno di noi gusti piuttosto diversi sono molte le band che ci hanno influenzato. Si va da nomi più “tradizionali” come ad esempio My Bloody Valentine, Jesus and Mary Chain, Slowdive fino a Spacemen 3 e Dead Skeletons che ci hanno ispirati soprattutto a livello di atmosfera. Anche il krautrock di band come i Neu!, in particolare la sua rigidità ritmica nonché le strutture semplici e ripetitive, è un modello per noi. 

A completare il nostro “minestrone” c'è pure il fatto che un certo livello di melodia “sopravviva” ai nostri muri del suono...

Questo è possibile che sia dovuto ad una trascorsa passione per il britpop!


- Quale canzone meglio vi rappresenta?

The perfect needle - The telescopes

Appena ci siamo conosciuti, quando Joe ancora suonava con noi saltuariamente e aveva solo un big muff attaccato in diretto all'amplificatore, decidemmo di andare a vedere i Telescopes a Piacenza, al Tendenze, per vedere come sarebbero stati.
Incerti sulla reazione di Joe, che ancora era abbastanza acerbo da questo punto di vista musicale, speravamo non ci abbandonasse a Piacenza un po' arrabbiato.
Dopo 10 minuti dall'inizio del set, dopo averlo perso di vista, lo ritroviamo in mezzo alla folla assolutamente trasportato dalla violenza di quel gruppo, preso bene da dio. 
Da quella sera capimmo che forse, quella roba lì, poteva fare per noi. Non appena ci ritrovammo per provare, seguirono lunghissime jam di fuzz acidissimi di stampo Telescopes e da lì parte il nostro processo "evolutivo". 

Come andrà e dove andrà a finire, ancora, non lo sappiamo.


- Come potreste descrivervi in una parola?

Rumorosi.

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Contatti diretti con la band:

My Invisible Friend 




Intervista a cura di Federica Marta Puglisi, NaiFer
con la gentile collaborazione di Andrea, Chatty Chicken Press 




martedì 24 febbraio 2015

SPECIAL - Link Dead Drop; una rete nel mondo reale

Un fenomeno mondiale, quello nato a New York, dell'artista tedesco Aram Bartholl
Si chiama Link Dead Drop, una nuova forma di street-art. 

Viveva a Manhattan il giorno che decise di cementare la prima chiavetta USB su un muro con la porta rivolta verso l'esterno. 

Un nuovo modo di condividere fuori dalla rete web, una condivisione privata su suolo pubblico, una forma di sharing anonima e offline. Basta collegarsi per inserire propri contenuti o scaricarne di nuovi ed il gioco è fatto.

Stravagante e surreale questa iniziativa ha invaso le città e il portale Flickr con le foto degli scenari di questa nuova forma di condivisione. Dopo 5 anni di progetto si contano 1200 sedi USB in tutto il mondo. 

Un'idea che a macchia d'olio si è espansa portando musica, testi, film, foto, fumetti di mano per mano senza l'irrinunciabile connessione internet.

Un progetto un po' nerd e un po' retrò; un ponte tra la socialità vera fatta d'incontri e di scambi tangibili, fatta di carta e di parole e quella totalmente virtuale dei social networks fatta di assenza e di voci riportate. 

Con Link Dead Drop non basta avere uno smartphone per comunicare, si deve uscireSi deve attraversare la barriera tra l'universo "possibilistico" della rete e il mondo reale, si deve diventare parte del tessuto urbano per cercare la porta d'ingresso di un luogo nuovo di comunicazione che ha la forma di una banale USB.


Solo allora si può dare. 
E prendere.

Scritto da Federica Marta Puglisi e Laura Ferloni, NaiFer

martedì 17 febbraio 2015

Le formule fiabesche di Wasabi Dress

Nick Hemming e la sua band, padroni della scena pop-folk inglese, raggiungono un traguardo surreale con il loro terzo disco "Alone Aboard The Ark". 

Poco folgorante per la stampa, questo terzo album raccoglie invece la chiave del loro percorso, consacrando una soave e coerente formula fiabesca. Armonie levigate, costruzioni profondamente inglesi, completamente prive di eccessi. Una locomotiva trainante Nick Hemming, non si ferma davanti alle necessità commerciali e procede ininterrottamente verso la prossima stazione. 


In attesa quindi del prossimo album dei The Leisure Society"The Fine Art Of Hanging On" in uscita il 13 aprile 2015, registrato ai Konk Studios di Londra e masterizzato presso gli storici Abbey Road Studios, possiamo continuare ad ascoltare in loop "The Sober Scent of Paper" scommettendo in una degna sostituta tra le future prossime 11 tracce.



Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer





 Il Wasabi Dress di "The Sober Scent of Paper":



Rosa Candida, Audur Ava Ólafsdóttir

"La vita non si accende e non si spegne cosi' per caso"
L'ennesima conferma di come la letteratura scandinava non meriti di essere confinata nell'onnipresente thriller alla Stieg Larsson.
Rosa Candida é un libro lieve, soffice; un'atmosfera fiabesca e ovattata lo avvolge fin dalle prime pagine nonstante i temi di fondo siano complessi e intensi. Si parla di lutto, si parla di paternità, di futuro, si scelte e di opportunità. 
Lobbi, poco piu' che ventenne, lascia Reykjavik dove vive con il padre anziano e il gemello autistico poco dopo la morte improvvisa della madre e la nascita di un figlio avuto da una ragazza incrociata per pochi minuti ad una festa.
La sua destinazione é un monastero in un paese del Nord Europa e il suo compito é quello di riportare in vita giardino medievale e il roseto; la passione per il giardinaggio, e in particolare per le rose, sono l'eredità della madre che nella serra del giardino di casa era in grado di far germogliare e crescere qualsiasi fiore.
In quella stessa serra é stata concepita per caso Flora Sol.
All'improvviso il ragazzo si trova di fronte alla paternità e alla convivenza con una donna che non conosce e con un intero universo femminile che ignora.
Rosa Candida é un libro molto lento, costruito impilando minuscole azioni quotidiane. Lento, ma non pesante. Lento per contrapporsi alla velocità insensata del passaggio dalla favola dell'infanzia all'età adulta.

Scritto da Laura Ferloni, NaiFer


Mele Caramellate Nere

- 2 tazze di zucchero
- 3/4 tazza di acqua
- 1/2 tazza di sciroppo di glucosio
- qualche goccia di colorante alimentare in gel nero
- 6 mele Granny Smith (accertarsi che non ci siano tracce di cera)

1) Inserire uno spiedino in legno nelle mele e mettere da parte
2) In una casseruola unire lo zucchero, l'acqua, lo sciroppo di glucosio e il colorante. Mescolare a fuoco medio finché lo zucchero si é dissolto e la miscela é liscia.
3) Alzare la fiamma, pulire con una spatola i bordi della pentola e non mescolare piu'.
4) Lasciar bollire il caramello finché raggiunge i 150 °C (usare un termometro per dolci a immersione)
5) Immergere delicatamente le mele nel caramello ed appoggiarle su un foglio di carta da forno precedentemente unta con olio di semi.
6) Far raffreddare per almeno un'ora prima di servire



 Scritto da Laura Ferloni, NaiFer



"Quel che la favola ha inventato, 
la storia qualche volta lo riproduce."
Victor Hugo, 1843